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Centinaia di uccelli si muovono come fossero un solo corpo: lo scopo di queste evoluzioni è quello di intimidire e disorientare i loro predatori, puntando sulla forza del numero e sul gioco di luci e ombre dei continui cambi di movimento.

Come racconta Borges:

Il remoto re degli uccelli, il Simurg, lascia cadere nel centro della Cina una piuma splendida. Gli uccelli, stanchi della loro antica anarchia, decidono di intraprenderne la ricerca. Sanno che il nome del loro re vuol dire trenta uccelli; sanno che la sua reggia è nel Kaf, la montagna circolare che circonda la terra. Si lanciano nella quasi infinita avventura; superano sette valli, o mari; il nome del penultimo è Vertigine; l’ultimo si chiama Annichilamento. Molti dei pellegrini disertano; altri periscono. Trenta, purificati dalle fatiche durate, giungono alla montagna del Simurg. La contemplano alfine: s’accorgono che essi stessi sono il Simurg, e che il Simurg è ciascuno di loro.

“Tutto, nel cielo intellegibile, è in ogni parte. Ogni cosa è tutte le cose.

Il sole è tutte le stelle, e ogni stella è tutte le stelle e il sole”.

Alla fine tutti ci siamo uno.

Essere tutto e parte del tutto sta al diventare scoprendo di essere ciò che desidereresti vedere in altri. Straordinaria esistenza e principale attività di approfondimento per trovare l’ultimo ed il vero oltre il quale nulla è permesso perché non è reperibile, oltre il quale non c’è spazio di esistenza.
L’immagine del Simurg che è uno e composto da più di uno verrebbe da dire che è uno solo perché è composto da tanti, questa è una delle ipotesi possibili ma di base è davvero profonda la scoperta di sé in qualcosa che mai avresti creduto essere possibile che fosse.