Avete mai pensato alla parola “profugo”? Deriva dal latino profugĕre, cercare scampo. E vi siete mai chiesti da dove generalmente provengano? Quasi sempre da ex colonie italiane: Somalia, Etiopia, Eritrea. L’Eritrea ha un PIL pro capite inferiore ai 500 dollari, l’Italia di 35.000. Un bambino eritreo, alla nascita, ha un’aspettativa di vita sotto i 60 anni, un bambino somalo non arriverà a compierne 50, un bambino italiano 83. Il tasso di alfabetizzazione in Etiopia è del 40%, in Italia del 99,2%.
Per darvi un’idea del genocidio africano di cui l’Italia coloniale e fascista è responsabile, le perdite etiopi nel 1935 e 1936 furono 760.000. Forse non avete capito bene. Fate così: prendete Bologna e Firenze e cancellatele dalla cartina. Ora vi è più chiaro? Lo scopo dei fascisti era quello di migliorare le condizioni dei quartieri per gli italiani e di confinare gli eritrei nella zona industriale, costringendoli a vendere (o svendere) la propria terra e ad andarsene. La segregazione razziale proseguì per anni, il paese ne uscì distrutto, gli italiani seminarono il terrore attraverso migrazioni forzate di migliaia di persone che morivano di fame e di sete o per esecuzioni sommarie, istituirono campi di prigionia, ce n’erano 16 in Libia, uno in Eritrea e uno in Somalia: distruggevano le loro abitazioni, poi li impiccavano, li fucilavano e li accatastavano in fosse comuni. Adesso, in questi paesi martoriati dalle guerre imperialiste e poi da quelle indipendentiste, ogni bene di prima necessità è in mano al mercato nero dei militari, si addestrano i ragazzini ad uccidere, manca l’acqua, il cibo, le medicine, il latte per i bambini di donne sieropositive.
Giusto per dire che ci siamo già andati ad “aiutarli a casa loro”.

Ettore Ferrini

Agorà” è un film a dir poco stupendo, la cui proiezione andrebbe proposta in tutti gli ordini di scuola tranne, per ovvie ragioni di età, l’infanzia e i primi anni della primaria. Giusto per far comprendere ai ragazzi che il fondamentalismo religioso non è un fenomeno che appartiene solo al mondo islamico, ma è trasversale a tutte le esperienze di culto ed alle confessioni di qualsiasi origine e latitudine. Quando, all’alba del V secolo dopo Cristo, i talebani erano soprattutto i cristiani, in un impero (quello romano) ormai diventato “cristiano”. Nel 392 d. C. l’imperatore Teodosio emanò una legge speciale contro i culti pagani nel tollerante Egitto. Da quel momento in poi, i quadri dirigenti del Cristianesimo, assorto ormai a religione di Stato, intrapresero una mobilitazione punitiva proprio nella capitale della cultura ellenica dov’era nata e dove insegnava Ipazia. All’origine dell’ostilità di Cirillo, il vescovo di Alessandria d’Egitto, più che la misoginia o l’astio confessionale, era l’invidia – secondo il bizantino Suidas – per la sua influenza politica. Era una partita a tre quella che si giocava per il potere ad Alessandria tra l’antica élite pagana, stretta alla rappresentanza del governo imperiale, i dirigenti cristiani che aspiravano a soppiantarla e la comunità giudaica, la prima lobby dominante, gruppo di pressione rivale. Il primo atto tragico dell’episcopato di Cirillo fu il pogrom anti-ebraico, che anticiperà l’assalto verso l’establishment pagano, incarnato nella figura di Ipazia. Se la ragione e la fede costituiscono i due binari paralleli lungo i quali si è mossa la storia dell’Occidente nel corso degli ultimi duemila anni, i testi che meglio ne rappresentano l’immutabile distanza sono senza dubbio gli Elementi di Euclide e la Bibbia, cioè le due summe del pensiero matematico greco e della mitologia religiosa giudaico-cristiana, la cui efficacia ispirativa è testimoniata proprio dall’incredibile numero di edizioni raggiunte da entrambi (duemila, una media di una all’anno dalla prima “pubblicazione”). L’episodio più emblematico dell’irriducibile contrasto fra le due ideologie, accadde nel marzo del 415 d. C., quando un assassinio impresse, come disse Gibbon in Declino e caduta dell’impero romano, “una macchia indelebile” sul cristianesimo. La vittima fu una donna: Ipazia, detta “la musa” o “la filosofa”. Il mandante fu un vescovo: Cirillo, il patriarca di Alessandria d’Egitto. Ipazia fu massacrata da un gruppo di monaci cristiani, i parabolani, una sorta di talebani dell’epoca, che costituivano la milizia personale del vescovo. Ipazia divenne così una martire del paganesimo, ma soprattutto un’eroica paladina della libertà di pensiero. È assai improbabile che con il battage pubblicitario e la serie di dibattiti promossi attorno al film “Agorà” di Alejandro Amenabar, qualcuno non abbia mai sentito nominare Ipazia. In una Alessandria dove si scontrarono l’ultima aristocrazia legata al paganesimo, il nuovo potere religioso rappresentato dal vescovo Cirillo ed una vasta comunità ebraica, visse ed insegnò questa straordinaria filosofa neoplatonica, matematica ed astronoma, che si diceva fosse bellissima ed idolatrata dai suoi allievi. Una banda di parabolani, talebani ante litteram al servizio del vescovo Cirillo, si scagliò sul corpo di Ipazia e lo fece letteralmente a pezzi.

Lucio Garofal

guardatevi il film se ancora non l’avete visto

Matteo Renzi : “Dire che con la riforma costituzionale si danno troppi poteri al presidente del Consiglio, non è vero. Per gli archeologi travestiti da costituzionalisti segnaliamo che questa parte della Costituzione non è stata cambiata: forse stanno difendendo il codice di Hammurabi, non la nostra Costituzione”.
Caro Bullo di Rignano, il Codice di Hammurabi venne stilato durante il regno del re babilonese Hammurabi (o Hammu-Rapi), che regnò dal 1792 al 1750 a.C., quindi all’ incirca 3.760 anni fa; oltre a citarlo, ti consigliamo di leggerlo, ti citiamo uno degli articoli del Codice :
« I poveri, le vedove e gli orfani sono posti sotto la tutela dello Stato. Le donne sono protette contro i maltrattamenti del marito. In favore dei lavoratori viene alzato il salario e sono stabiliti i giorni di riposo annuali »
HAI CAPITO MATTEO ?? (invece questa è la realtà purtroppo)

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