A child blows a kiss as migrants disembark from the Italian Navy frigate Bersagliere, at the Reggio Calabria harbor in Italy, Adriana Sapone

 

Vecchia ninna nanna che mi cantava la mia mamma: il mare, nel suo canto, era il lupo che mangiava la pecorella. Il lupo di questi anni di dolore è il mare, la pecorella è un’innocente bambina di quattro anni, strappata dalle braccia della mamma e divorata dalle onde. Che di fronte a questo scempio i vari Salvini tacciano per sempre. E si vergognino se qualcosa (troppo) hanno già detto in passato. Questa immagine li perseguiti per il resto dei loro giorni.
Margot Galante Garrone, Regista e cantautrice.

I BAMBINI
… «In tutto abbiamo recuperato 155 superstiti e 45 vittime di cui prevalentemente donne, 36 donne, 6 uomini e tre neonati».

Una scena a cui nessun genitore vorrebbe mai assistere. Lo sa bene anche il tenente di vascello Martino, 33 anni, moglie e due figli piccoli. Sa bene che il buio della notte in mezzo al mare e alla paura, si illumina con lo sguardo dei bambini. Quegli stessi bambini che fino a pochi minuti prima erano dei flash, per effetto del rilevatore ad infrarossi che individua i naufraghi in base alla differenza termica.

«Da lontano sembrano piccoli fantasmi, mentre da vicino i loro occhi dicono più di mille parole – prosegue il comandante -. E ogni volta che tiriamo su un bimbo, il mio pensiero corre ai miei due figli che hanno un anno e mezzo e quattro. Ma è un attimo, poi bisogna procedere a mettere tutti in salvo». (La Stampa)

“… Quando ti trovi nel mare e hai davanti a te un gommone strapieno o una barca di legno carica all’inverosimile, è indispensabile capire il prima possibile lo stato in cui si trovano le persone a bordo e la situazione dell’imbarcazione. È un momento...

“… Quando ti trovi nel mare e hai davanti a te un gommone strapieno o una barca di legno carica all’inverosimile, è indispensabile capire il prima possibile lo stato in cui si trovano le persone a bordo e la situazione dell’imbarcazione. È un momento molto delicato, ma tutto deve essere fatto con la massima tranquillità. Utilizzo dei messaggi molto semplici. Cerco di trasmettere sicurezza, ma soprattutto spiego alle persone perché siamo nel mare. Utilizzo messaggi chiari: ‘vi porteremo tutti in Italia, state calmi’. È importante ripetere che nessuno verrà riportato in Libia. Quando ci avviciniamo, cerco subito di capire che lingua si parla a bordo. È importante trasmettere sicurezza per riuscire a stabilizzare l’imbarcazione. Ripeto che devono restare stare calmi, tranquilli, rimanere distribuiti bene a bordo. Tutto questo avviene mentre il motoscafo fa un giro di 360 gradi intorno all’imbarcazione. Io cerco di incrociare il loro sguardo e di guardare le persone negli occhi. Le persone ci osservano. Sono schiacciati sul gommone, terrorizzati. Non riesco a togliermi dalla testa le immagini dei bambini, ti guardano senza parole, i loro occhi ti chiedono di soccorrerli. Ricordo l’ultimo salvataggio, dopo aver detto che non dovevano preoccuparsi, tante persone hanno guardato il cielo per ringraziare dio del nostro arrivo. In arabo ho detto: Grazie a dio siete salvi. Mi hanno risposto in coro”.
(Il Fatto Quotidiano)