needforcolor: “ Nanni Moretti - “Bianca” 1984 ”

 

Siamo un gregge di pecore sempre più mansuete, che si recano al macello fischiettando. Le donne continuano a morire come cavallette, ammazzate da maschi sempre più viziati dall’indifferenza alla vita umana, trogloditi, sentimentalmente analfabeti. Ci basta un drappo rosso o un fiocchetto colorato per dimostrare agli altri, a questo mondo che appare sempre più un non luogo immenso e aperto, e che in realtà sempre più ci chiude al centro delle nostre quattro mura, impedendoci ogni azione e ogni reazione. Un fiocchetto per dire al mondo tutta la nostra beltà, tutto il nostro candore dell’animo, mentre tutto continua a marcire, infettato dall’ignoranza. Francamente, che la presidente della Camera abbia esposto al balcone del suo ufficio un drappo rosso, mi offende. Non è l’estetica insulsa di un gesto modaiolo che potrà salvare le donne ammazzate per nulla, che potrà far cessare la strage. Ci vuole impegno e fatica, ci vogliono soldi – quei soldi che pare non ci debbano essere mai per le cose importanti, ma che continuano ad essere razziati dall’avidità di pochi eletti malfattori. Come tutto, come la storia ci avrebbe dovuto insegnare, per farci tornare a un minimo accettabile di civiltà serve solo la cultura. Il sapere. La conoscenza e la coscienza. Bisognerebbe insegnare i sentimenti ai bambini, la sensibilità, l’uguaglianza, il rispetto per la vita che è già viva. Ma da troppo tempo, ormai, ci si occupa più tangibilmente di un embrione, che di un bambino che resterà orfano per mano del padre, o che diventerà anche lui cadavere, pianto e applaudito quando sarà chiuso dentro la cassettina di legno bianco che lo conserverà per sempre. E laddove i danni son fatti, là dove ancora esistono gli analfabeti non c’è bisogno di drappi rossi, ma di finanziamenti alle case protette, alle strutture d’ascolto, ai consultori che chiudono per mancanza di fondi ed energie, alle varie associazioni che si reggono sul volontariato e sulle donazioni, sempre meno cospicue in un paese che arranca e che inizia a dare del tu alla fame e alla povertà. C’è bisogno di sostenere finanziariamente le donne prigioniere che dalle loro prigioni non possono evadere, schiave della povertà che sempre più si radicalizza nel paese. Bisognerebbe finanziare le scuole pubbliche e non quelle che insegnano ancora alla donna che bisogna essere vergini e pie, e al massimo sopportare in nome del Signore. Non sarà certo l’esposizione di un drappo rosso a farci smettere di essere agnelli che nemmeno avranno il tempo di diventare pecore.  Rita Pani (APOLIDE)

 

 

 

Ma gli uomini vengono trattati come “proprietà” dalle rispettive compagne? Visto ciò che si legge in giro parrebbe avvenga solo il contrario. Eppure tutti conoscete Lionel Richie, no? Ecco, sua moglie, Brenda Harvey, quando scoprì che lui le era infedele, lo seguì fino all’albergo dove si incontrava con l’amante e lo pestò selvaggiamente. Venne arrestata per violenze coniugali, aggressione, violazione di domicilio e atti di vandalismo. E la bellissima Kelly Brook? Lei di fidanzati ne ha picchiati due, uno dei quali (Danny Cipriani) per aver dato il suo numero di telefono ad un’altra donna. Saprete poi benissimo chi è Tiger Woods, il celeberrimo campione di golf, la sua ex moglie -sempre per gelosia- lo ha pestato addirittura con una delle sue mazze, distruggendogli anche la macchina. Casi isolati? Capricci da VIP? Il Centers for Disease Control riporta che negli USA in un anno circa 3 milioni di uomini sono vittime di violenze domestiche e sottolinea come i dati siano certamente stimati per difetto perché i maschi generalmente hanno vergogna a confessare questo tipo di abusi.

Se avete sorriso all’immagine della moglie di Woods che lo insegue con la sua mazza da golf, provate per un secondo a immaginare il contrario e capirete quanto siete schiavi degli stereotipi sessisti.

Sono dunque le donne il problema? No, esattamente come non lo sono gli uomini. Ci sono più vittime donne che uomini? Innegabilmente sì, tuttavia di fronte ad un crimine la responsabilità è sempre individuale e categorizzare non è mai argomento valido, altrimenti dovremmo dare ragione a Salvini quando afferma che fra i Rom ci sono più casi di furto, o che da parte degli immigrati avvengono più crimini. Perché, e sarebbe stupido negarlo, è “statisticamente” vero. Ma non è essere nero il punto, così come non lo è essere uomo, il reato risiede sempre in ciò che fai, mai in ciò che sei.

Guai a perderlo di vista.

Guai.

Qual è, dunque, il vero cancro da asportare? La gelosia.
Bisogna mettersi in testa che le persone NON si possono possedere, né le donne, né gli uomini e (udite udite) neanche i bambini.
Indipendentemente dalla sua intensità e dalla frequenza (non è raro sentir dire: “sì però un po’ di gelosia ci vuole”), i motivi che inducono una persona ad essere gelosa sono: sfiducia nell’altro e insicurezza di se stessi. Non mi pare ci sia alcunché di positivo in nessuna delle due cose. Se dunque vogliamo combattere queste sempre più frequenti violenze domestiche, bisogna farlo abbattendo le differenze (nessuno è “padrone” di nessuno) e non sottolineandole.

Bei tempi quando “Mio” era solo un formaggino.

— Ettore Ferrini

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