Alone in my dream world Hossein Zare

Alone in my dream world

Agli albori della civilizzazione, quando non esisteva ancora la ceretta inguinale e si viveva in media 31 anni, i medici greci e romani erano già d’accordo su una cosa: non ne sappiamo un cazzo di genetica e concepimento, ma se vuoi fare un figlio ti servono un uomo e una donna. Padre e madre, allora, partecipavano entrambi alla generazione del figlio, dove l’uomo era quello che secerneva un seme particolare.

Scontato? Niente è scontato nelle scienze. Per Aristotele, infatti, il seme proveniva dal sangue, ritenendo i testicoli maschili un organo completamente inutile. Le palle, per Aristotele, non servivano ad una ceppa. Una roba puranemente ornamentale.
Aristotele: “Tiè, guarda che palle che mi ritrovo.”
Anassimandro: “Belle, a che ti servono?”
Aristotele: “A niente. Puramente ornamentali. Come girare con il SUV nuovo per il Peloponneso.”

Poi vennero i medici ippocratici e Galeno, convinti che pure la donna secernesse liquido seminale. La mescolanza dei due semi dava vita all’embrione. È la teoria del “doppio seme”. Alla fine del IV sec. a.C., Erofilo scoprirà le ovaie femminili e per l’appunto, le chiamerà testicoli.

Così, in Grecia erano convinti che i coglioni maschili non servissero a una ceppa e che le donne, invece c’avessero le palle.

Le teoria di Galeno e di Ippocrate, come tutte le stronzate che si raccontavano in quel periodo, divennero ben presto famose, al punto da essere tradotte in tutte le lingue. Dato che il livello delle traduzioni fa schifo oggi, figuriamoci al tempo, la teoria del “doppio seme” venne prima tradotta in arabo, poi, dal x sec, ritradotta in latino e infine in volgare e codice HTML. Dato che i medici del tempo non ci capivano un cazzo di niente, presero per buono tutto quello che trovarono, facendo diventare Ippocrate il medico-guru che tutti noi conosciamo.

Ora, sta teoria del doppio seme proliferò fino al Rinascimento e sarebbe continuata fino ai giorni nostri se non fosse che nel XVII secolo qualcuno invento il microscopio. Così, nel 1670, l’olandese De Graaf vide per la prima volta le “uova” nelle donne. Miracolo: le femmine producono uova. Meritava un Nobel, ma Alfred non era ancora nato. Nel 1677 il signor Leeuwenhoek scoprì che nello sperma, poi, esistono “animalculi spermatici”, i nostri cari spermatozoi.

Ora, questo era più che sufficiente a dimostrare come la teoria del “doppio seme” fosse una cagata pazzesca, ma gli scienziati son peggio dei bambini e così molti di loro continuarono a voler credere a questa cazzata. Il peggio però, fu che a nessuno venne in mente di fare 1 + 1 e cioè, uovo + sperma = embrione. No, troppo facile.

Le nuove teorie, allora, risultarono essere un disastro su tutti i fronti. La prima fu quella dell’“Ovismo”. Le uova delle femmine contengono già degli individui preformati e fanno tutto da sole. Lo sperma non serve a niente altro che ad attivarle. Lo sperma arriva, accende l’uovo e quello si sviluppa in essere umano.
La seconda era peggio della prima e fu definita “l’animalculismo”. L’essere umano è già preformato e sta dentro la testa dello spermatozoo. Qua sotto un disegno esplicativo dell’uomo preformato dentro lo spermatozoo. Teoria affascinante, niente da dire. Per GIOVANARDI è tutt’ora valida..

L’omino preformato finisce dentro la donna che ha un mero ruolo da incubatrice, ad eccezione del fatto che è lei a stabilire il sesso del nascituro: se lo accudirà bene, nutrendolo a dovere, sarà maschio, altrimenti femmina.

Per motivi tecnici e filosofici, fu però la teoria dell’Ovismo a riscuotere un successone della madonna. Alla fine del Seicento era un principio stabilito e accettato da tutti. Malpighi, Ray, Malebranche, van Horne, la giovane Montalcini, erano tutti grandi scienziati del tempo, nonché dei convinti ovisti, al punto che a partire dal 1700, i “preformisti ovisti” ritenevano che le ovaie della prima donna, Eva, contenessero uova che racchiudevano in miniatura, non solo tutti i figli nati da lei, ma anche dell’intera umanità.

Asimov, a confronto, era un dilettante.

In questo delirio totale, anziché cercare nuove prove per confermare sta cazzata, ci si iniziò a chiedere se il numero di ovuli di Eva fosse o meno infinito.

A questo punto nacque la teoria dell’atomismo, o meglio del “neo-atomismo”, ma si è fatto tardi e ne parleremo la prossima volta