Italian State Secretary to the Prime Minister Graziano Delrio, center, arrives at the site. Reuters

Quando avvengono queste tragedie, simile forse a Viareggio, alla Thyssen Krupp, è’ solo una questione politica.
La politica decide se vendere ai privati la manutenzione delle ferrovie e delle autostrade. E al di là dei continui aumenti di canone, fa rabbrividire quando questi saprofiti vestiti di grigio scuro si lanciano alla ricerca dei responsabili.
Siete voi i responsabili. Maledetti voi e chi vi vota con leggerezza. Voi decidete se investire nella tav qualche decina di miliardi, falsificando i risultati di studi scientifici. Voi decidete di dare soldi per gli f35, sottraendoli alla scuola pubblica e ai malati di sla per fare un esempio. Lo studente morto a Rivoli o le decine di bimbi morti per il crollo della scuola al sud.
Di chi cazzo è’ la responsabilità? Vostra. Solo ed esclusivamente vostra. Che mettete figli e fratelli, raccomandandoli in posti chiave, quando dovrebbero solo andare in miniera, perché sono idioti, avidi, mafiosi. Sono merde come voi che li avete messi lì.
Quanti morti ancora servono per capire che la politica, nazionale e locale, deve occuparsi della collettività? Quanti arrestati per aver protestato in difesa di una valle? Per un treno che non serve a nulla, quando tutt’a la rete meridionale è un colabrodo su cui voi dividete i denari.
Quanti posti di lavoro avete creato voi politici negli ultimi 20 anni? Il nulla. Avete precarizzato il lavoro. Avete reso le leggi per la tutela delle persone normali semplicemente farraginose.
Avete reso questo paese terra di mafie.
Avete appaltato tutto. Anche la Nostra dignità.
E non al migliore offerente.
Quindi la Vostra passerella di questa sera con aereo blu da 10 milioni al mese o auto blu che un idiota voleva vendere su ebay evitatela.
Voi siete bestie che si cibano di cadaveri.
Voi siete merda.
Voi siete i colpevoli!
E le vostre strette di mano lasciano scie di sangue che spero vengano punite presto con la galera.

(di Cristiano Ragab)

Come schegge impazzite girano vorticosamente di casa in casa di piazza in piazza blandendo animi incupiti da promesse fatue e inconsistenti. Volti sorridenti ammiccano quasi irridenti da manifesti tenuti su con sputi di passanti indifferenti. Parole,...

Come schegge impazzite
girano vorticosamente
di casa in casa
di piazza in piazza
blandendo animi
incupiti da promesse
fatue e inconsistenti.

Volti sorridenti
ammiccano
quasi irridenti
da manifesti
tenuti su con sputi
di passanti indifferenti.

Parole, parole,
soltanto parole,
come sempre,
per riscaldare
corpi irrigiditi
da troppi anni
di soprusi e ruberie.

Io vi darò la luce,
io vi darò le strade,
io vi darò il lavoro,
io vi darò le scuole,
io vi darò giardini
per i giochi dei bambini
e panchine per le stanche
ossa degli anziani.

Ma quando verrà
quel giorno in cui
spezzeremo le catene
che ci tengono legati?

Quando verrà
quel giorno in cui
impareremo
a volare liberi
nei cieli azzurri?

Quando i diritti non
saranno concessioni
dei potenti ma un bene
prezioso da custodire
come il sangue
che scorre nelle vene?

Non vi stancate di lottare,
uomini e donne vilipesi,
non vi stancate di gridare
rabbia e indignazione,
non vi stancate di combattere
chi calpesta la vostra dignità.
Diamoci la mano e alziamo
l’altro pugno verso il cielo,
perché i nostri pugni
sono più forti dell’egoismo,
dell’ingiustizia e dell’ipocrisia.

Vincenzo Rocciolo

Quando morrò voglio le tue mani sui miei occhi: voglio che la luce e il frumento delle tue mani amate passino una volta ancora su di me la loro freschezza: sentire la soavità che cambiò il mio destino. Voglio che tu viva mentr’ io, addormentato,...

Quando morrò voglio le tue mani sui miei occhi:
voglio che la luce e il frumento delle tue mani amate
passino una volta ancora su di me la loro freschezza:
sentire la soavità che cambiò il mio destino.

Voglio che tu viva mentr’ io, addormentato, t’attendo,
voglio che le tue orecchie continuino a udire il vento,
che fiuti l’aroma del mare che amammo uniti
e che continui a calpestare l’arena che calpestammo.

Voglio che ciò che amo continui a esser vivo
e te amai e cantai sopra tutte le cose,
per questo continua a fiorire, fiorita,

perchè raggiunga tutto ciò che il mio amore ti ordina,
perchè la mia ombra passeggi per la tua chioma,
perchè così conoscano la ragione del mio canto.

Pablo Neruda

(foto Игорь Бурбаd)