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Lo Stato era complice ed era in Via D’Amelio quel giorno ad assicurarsi che Borsellino ormai non era più un problema. Lo Stato era complice perché aveva ignorato la richiesta di disporre la rimozione dei veicoli nella zona antistante l’abitazione...


Lo Stato era complice ed era in Via D’Amelio quel giorno ad assicurarsi che Borsellino ormai non era più un problema. Lo Stato era complice perché aveva ignorato la richiesta di disporre la rimozione dei veicoli nella zona antistante l’abitazione della madre di Borsellino, via D’Amelio appunto. Lo Stato era complice perché quel traditore occulto che tramava nel palazzo di giustizia di Palermo non era la mafia con coppola e lupara. Lo Stato era complice perché mentre i giudici decretavano condanne per i mafiosi, rassicurava sul fallimento di quelle condanne e chiedeva fiducia e tempo a quei mafiosi. Lo Stato era complice perché sorvegliava a vista Borsellino ma non per proteggerlo, bensì per spiarlo. Lo Stato era complice perché dovendo scegliere se fermare gli accordi in corso di trattativa con la mafia dei sanguinari corleonesi e l’ostilità di Borsellino verso quegli accordi, scelse di eliminare l’ostilità.
Lo Stato “è” complice oggi perché lo è stato ieri. E’ il frutto di una scelta irreversibile che a pioggia genera sempre nuovi accordi, tornando di tanto in tanto sui vecchi.
La peggiore forma di commemorazione a quest’uomo, la stiamo vivendo proprio oggi. Il Parlamento, ostile al processo sulla trattativa Stato-mafia e al suo titolare Nino Di Matteo, si preoccupa di come possano stare stragisti e terroristi al regime del 41 bis.
… Commemorare non basta e nella presentazione odierna, non serve. Onorare memoria serve, onorare le idee e il coraggio, onorare il nome, onorarne la vita e la dedizione, onorare gli occhi di chi consapevole andava incontro a morte certa pur di donare pezzi di verità storica e giudiziaria al proprio Paese, a quegli ingrati che accettano oggi di sottostare al governo più corrotto d’Europa, dimenticando che Borsellino chiedeva istituzioni sgombere da imbarazzi e compromessi. Paolo Borsellino vive solo nell’onorata memoria che ridà vigore alla voglia di contrastare la cultura mafiosa e di ripulire le istituzioni. Solo in questo.
Francesca Scoleri per THEMISEMETIS.COM

“Mio marito non credeva al cento per cento che la scorta lo potesse salvare da un attentato, non perché dubitava della loro attenzione o professionalità, ma quando avrebbero deciso di ucciderlo lo avrebbero fatto, come del resto è stato, con tecniche...

“Mio marito non credeva al cento per cento che la scorta lo potesse salvare da un attentato, non perché dubitava della loro attenzione o professionalità, ma quando avrebbero deciso di ucciderlo lo avrebbero fatto, come del resto è stato, con tecniche ultramoderne. Infatti mi diceva “quando decideranno di uccidermi i primi a morire saranno loro”. Per evitare che ciò accadesse, spesso e alle stesse ore usciva da solo per comprare il giornale, le sigarette, quasi a mandare un messaggio per i suoi carnefici perché lo uccidessero quando lui era solo per la strada e non quando si trovava con i suoi angeli custodi.
Mio marito non si poteva rifiutare di farsi proteggere o di farsi accompagnare, le sue capacità finivano qui, non poteva fare altro per salvarli”.

Agnese Borsellino
(Saverio Masi, il coraggio per la libertà)