Bologna e il 2 agosto: le storie delle 85 vittime della strage in stazione

Vi furono svariati episodi di depistaggio, organizzati per far terminare le indagini, dei quali il più grave è quello ordito da parte di alcuni vertici dei servizi segreti del SISMI, tra i quali Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte (il primo era affiliato alla loggia P2 di Licio Gelli), che fecero porre in un treno a Bologna, da un sottufficiale dei carabinieri, una valigia piena di esplosivo, dello stesso tipo che fece esplodere la stazione, contenente oggetti personali di due estremisti di destra, un francese e un tedesco, legati a Stefano Delle Chiaie.

Musumeci produsse anche un dossier fasullo, denominato “Terrore sui treni”, in cui riportava gli intenti stragisti dei due terroristi internazionali in relazione con altri esponenti dell’eversione neofascista, tutti legati allo spontaneismo armato, senza legami politici, quindi autori e allo stesso tempo mandanti della strage.

Wikipedia – I depistaggi e la disinformazione

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Processato e riconosciuto colpevole di diversi reati e dell’omicidio di 93 persone (85 nella strage di Bologna, da lui negata, più altri 8, di cui 4 come esecutore materiale con altri, di cui si assunse la piena responsabilità e colpevolezza, affermando di aver praticato la lotta armata di destra), venne condannato, complessivamente, a 8 ergastoli, 134 anni e 8 mesi di reclusione. Dopo 26 anni scontati dietro le sbarre, nell’aprile del 2009, è tornato ad essere un uomo libero.[3]

Wikipedia – Valerio Fioravanti
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