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“- Assistenza Tim, mi dica.
– Non mi va il modem.
– Quali luci sono accese?
– Quella del soggiorno e del bagno.
– Okay, mandiamo un tecnico.”

Sono in questa sala d’aspetto da ieri.
No, da anni. Sono entrato alla posa della prima pietra della Salerno Reggio, sto qui da quando Ruggeri era punk, da prima che Guglielmo da Baskerville pensasse di prendersi un cane.
Aspetto da tanto di quel tempo da aver visto crescere l’albero dietro i due tizi che mi stanno davanti.
Guardo nervosamente l’orologio.
Sette minuti. Il tempo che il maschio medio fa passare da TI Farò Impazzire all’accendersi una sigaretta.
Almeno, così ho sentito.
Le sedie sono tutte occupate, nonostante sia pieno agosto, una quantità inaspettata di gente ha bisogno di cure mediche.
Mi piace definirmi un osservatore. Non sono alto quanto un palazzo, calvo e pronto per un toga party, ma vado bene lo stesso.
Gli altri attorno a me.
1. Due signori di una certa età.
Uno guarda fisso avanti ed ha un occhio bendato ed un livido nero sulla guancia, quel poco che le bende lasciano scoperto è la rappresentazione grafica dell’immobilità. L’altro, vestito più o meno come lui, invece è ciarliero. Ogni tanto indica il bendato e chiarisce che sono fratelli chiacchierando con chiunque si avvicini.
Lui ha la mano destra avvolta nelle bende.
Polifemo non ha la fede.
Marciano invece sì, almeno prima. Ora ha solo un solco bianco reso ancora più evidente dall’abbronzatura.
2.
Signora anzianissima vestita nerissima di lana pesantissima con sorriso felicissimo. Lei è nel suo nirvana, si trova esattamente dove vorrebbe essere, venuta come le pare. Apparisse ora il Genio Della Lampada gli chiederebbe un’orzata, uno scialle, che il suo l’ha dimenticato a casa e qualche altra ora da passare lì dentro.
Non ha nemmeno preso il numeretto.
Annuisce spesso, a volte, non in risposta ad una domanda.
Un bambino fa cadere un espositore di volantini.
E’ l’unica a non sobbalzare.
3.
Due ragazzine.
Ascoltano musica dallo stesso telefono dividendosi l’auricolare, di tanto in tanto, vocalizzano.
Devono farlo spesso, tanto da aver unito le parti vocali con delle minuscole coreografie di coppia: sembrano i disoccupati di Full Monty in fila. Lo fanno in silenzio finchè, sorprendentemente, non lasciano esplodere Battisti.
Ma veniamo all’oggetto del tema.
Una mamma quarantasfiorante con occhiali considerabili più accessorio che prescrizione medica e le sue due bambine.
La piccola, sette anni circa, strizza leggermente gli occhi mentre legge un libro di Artemis Fowl. Ogni tanto si guarda in giro furtivamente controllando di non essere osservata, specialmente dalla madre, mette un dito sulla pagina e legge muovendo le labbra. Non smette un attimo di dondolare le gambe dalla sedia variando spesso il senso di rotazione, quando quello che legge la fa sorridere, si mette la mano davanti alla bocca per non farsi vedere. Di tanto in tanto fa ciao ciao con la manina alla vecchietta di prima, ricevendo in cambio un bacetto soffiato e dei complimenti su quanto sia carina ed educata. La mamma sorride di rimando e la pettina con la mano pur non essendocene minimamente bisogno. L’imbarazzato orgoglio lo riconosci al volo.
La sorella deve ringraziare non ci sia Will Smith in una delle altre sedie.
Zoccoli neri, jeans lunghi, maglietta verde senza nessuna scritta o disegno, capelli a caschetto come da ordinanza estiva familiare.
Anche lei ha un libro in mano, lo legge e lo richiude, lo riapre, ne legge qualche pagina e si ferma, riprende, si ferma ancora, va avanti per quello che mi sembra un capitolo, quindi fa cenno alla mamma di avvicinare l’orecchio, si scherma la bocca come fosse un allenatore di serie A ed aspetta una risposta. A volte è un cenno affermativo, altre no. Solo una volta la mamma le parla ad alta voce e dice
“All’epoca era normale, brutale ma normale”
La ragazzina pare soddisfatta, riprende la lettura de I MISERABILI, suscitando in me, contemporaneamente, ammirazione, speranza, dolcezza ed il più grande senso di inadeguatezza mai provato finora.
Dieci anni esagerando e tiene appoggiato sulle ginocchia un libro pesante quanto metà di lei.
Alla sua età, dovevo farmi spiegare le trame di Topolino da mio padre (“ma sei sicuro che Manetta sia uno dei buoni? A me pare un cojone in combutta co er ciccione cattivo”, “Ma Ciccio de Nonna Papera, nun era morto?”, “Me spieghi perchè nel Manuale Delle Giovani Marmotte che mi avete comprato te e mamma NUN C’E’ SCRITTO UN CAZZO de quello che sti tre dicono tutte le volte? Avete voluto fa i tirchi o m’avete comprato la versione pe cojoni?”) invece lei legge I MISERABILI.
La segretaria chiama un numero, sfortunatamente il loro, ed entrano, non prima la piccola abbia salutato la vecchietta e la grande aver finito il paragrafo chiedendo tempo con l’alzare di un dito, grazie a questo posso notare una concessione alla sua età che la fa diventare ancora più adorabile: un segnalibro di Pucca.
Due signore sedute al mio fianco, evidentemente non aspettavano altro, sbottano.
“Pòre regazzine… costrette daa madre a legge I LIBBRI…”.
“Zitta, le guardavo e me piagneva er còre, hai visto la grande che faccia faceva? Co quer librone poi, pòra fija, me faceva na pena… joo stavo quasi pè dì, ma nun se VERGOGNA a costringe quee du belle regazzine a quaa tortura?”
Le guardo allibito.
Si accorgono di me e, contemporaneamente, fanno la faccia che trovi su Google immagini se cerchi “che cazzo vòi, a stronzo”.
Una delle due sta anche per dirlo ma è preceduta dalla seconda che le mette una mano sulla sua e, con gli occhi, indica il libro che ho in mano.
E non posso resistere.
“Lo vedete? E’ una malattia contagiosa, io ho finito le pasticche e per questo sono venuto qui” – alzo la mano libromunita verso di loro e le indico – “attente, siamo stati vicini fino ad ora, magari stasera tornate a casa e ne prendete uno anche voi” – pausa – “ammesso ne abbiate oltre alle barzellette sui carabinieri ed una copia scolastica dei Promessi Sposi”.
Mi rimetto seduto.
E succede.
Scalano di un posto.
Se fanno un referendum sull’apocalisse, io voto sì.

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