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Ero dall’estetista nella sala d’attesa, passa la ragazza che solitamente si occupa della manutenzione del mio pratino, ci salutiamo e mi dice che fra 10 minuti sarà da me. Seduta al mio fianco c’è una tipa di massimo quarant’anni, si gira e mi fa: prima andavo anch’io da lei, ma da quando ho saputo ho cambiato e ora vado dall’altra ragazza! Allora le chiedo: saputo cosa? E questa: ah non lo sai? È lesbica! La guardo con faccia perplessa e lei: ah io queste cose le trovo orrende, devo andare lì mezza nuda a farmi toccare da lei? Secondo me le lesbiche non dovrebbero fare certi lavori! Io mi sono lamentata per questa cosa e l’ho detto anche a tutte le mie amiche che hanno fatto il cambio anche loro. Se vai a lamentarti anche tu magari capiscono e la licenziano! Pensa a tutte quelle povere donne che non lo sanno…
Io volevo tipo tirarle una testata e invece le ho solo detto: ha ragione, è proprio vergognoso! Si figuri che quando ho scoperto che il mio ginecologo è eterosessuale sono inorridita! Cioè quello mi guarda la vagina e magari gli piace pure, che schifo! Certi lavori li dovrebbero fare solo gli uomini gay o le donne etero. Ma tanto siamo nel 2016, presto lo capiranno tutti, soprattutto grazie alle persone dalla mentalità aperta come lei, siete il futuro! 🙂

 

Questa potrebbe diventare una campagna da sottoporre a Gasparri. Si dice che i ginecologi ne vedano talmente tante da non averne più voglia. Se a tutte le lesbiche facciamo fare le estetiste…
Qualcuno gliela suggerisca, così domani fa una proposta di legge.

A proposito di buffonate… Quando sento la parola ginecologo mi torna sempre in mente il film Patch Adams e lo striscione GIN-ECOLOGI PROTEGGETE LA SEL-VAGINA!

Pensare che ho cambiato e scelto un ginecologo maschio perché le donne sono mediamente poco delicate, ma l’unica cosa che mi fa cambiare gine anche senza averlo provato è la risposta a “Lei è fa obiezione di coscienza?”. L’ultimo, circa 60 anni, in ambulatorio di ospedale pubblico, mi ha guardata come se gli avessi chiesto se era un romulano. L’infermiera ha sorriso, ho ripetuto la domanda e quando ha detto mi sono alzata. Mentre stavo per ringraziare uscendo, lui mi fa “ma a lei, scusi, cosa cambia, deve abortire?”

L’infermiera sta ancora ridendo: “Cambia che non mi faccio curare da uno che antepone i suoi problemi religiosi alla mia salute, buona giornata”.

Ah, all’accettazione per la prenotazione (visita standard di controllo con medico random) mi hanno detto che non sapevano se era obiettore. Come se fosse normale, non saperlo.

 

Questo non è un Paese per donne