Una parte delle proposte della trasformazione costituzionale che vogliono modificare l’assetto di Camera e Senato (chissà quanti di voi, anche fra quelli che sono per il No, avranno pensato che il sistema bicamerale è obsoleto, lento e spesso inconcludente, rimpallando leggi di qua e di là e tardando a prendere decisioni anche importanti) tenta di andare nella direzione della così detta “governabilità”. È chiaro che la lotta avviene nel campo semantico, perché in realtà noi possiamo usare termini diversi ma la realtà non cambia. Quando si dice: “in questo modo si dà al governo una leva decisionista per forzare le proprie scelte”, si intende dire esattamente ciò che significa “governabilità”, la governabilità significa nella lettera stabilire “chi comanda”, inutile girarci attorno, se vi sembra antidemocratico val la pena notare che la democrazia non è, non è mai stata, il governo del popolo, leviamoci dalla testa questa favola; in democrazia il popolo, attraverso una votazione stabilisce chi deve prendere le decisioni. Se il popolo dovesse prendere le decisioni, il popolo dovrebbe votare 24 ore su 24! Nel nostro sistema, una serie di contrappesi che dànno l’illusione della “democraticità” fa sì che il parlamento non prenda mai una decisione chiara, ma questo non significa che non ci sia alla fin fine qualcuno che vada in una direzione. Semplicemente non è il popolo a decidere. E, diciamocelo pure, sarebbe comunque impossibile perché non esiste un popolo che la pensa in maniera uniforme, le maggioranze cambiano su tutto, siamo noi che diamo unicità al pensiero mettendo la stessa maglia di quelli della nostra squadra. Talvolta però il popolo si esprime con chiarezza: tempo fa ricorderete che c’è stato un referendum nel quale il popolo ha dichiarato nella stragrande maggioranza di volere l’acqua pubblica. In quel referendum che doveva sancire il volere del popolo, è risultato chiaro che il volere del popolo era che l’acqua che arriva nelle nostre case attraverso gli acquedotti, assieme ad altri “beni comuni”, non dovesse essere gestita da società private. Il messaggio era inequivocabile. Vi risulta che le cose siano andate così? Vi risulta che gli amministratori abbiano tenuto nel minimo conto il volere del popolo? Vi risulta insomma che il popolo abbia “governato” questa decisione? Non è andata così, perché il nostro sistema è “oligarchico”, cioè sono pochi a prendere le decisioni e spesso quei pochi sono mossi da motivazioni legate al potere economico di piccoli e poderosi gruppi che se ne possono strafottere dei desideri del popolo.
Quello che c’è da chiedersi è se decidere che si facciano leggi più in fretta debba significare che queste leggi siano “frettolose”, ma anche qui siamo nei dubbi della semantica: “più velocemente” può significare anche “meno lentamente”, e non è detto che al momento attuale si facciano le cose meglio solo perché ci dilunghiamo in chiacchiere tra camera e senato. Dare al governo un maggior “potere decisionale” significa creare i presupposti per una dittatura? Io non credo, ma la cosa strana è che nel fronte del No, ci sono realtà che vorrebbero un maggior potere decisionale al governo, ad esempio i 5 stelle. Questa formazione da sempre è contraria a qualsiasi apparentamento e a qualsiasi alleanza con altre forze politiche, insomma da sempre i 5 stelle vogliono “governare da soli” e questo in teoria va contro l’idea di un dibattito parlamentare e di condivisione delle decisioni, questo si chiama “decisionismo”: non giungo a nessun compromesso perché i compromessi snaturano l’idea originaria delle mie proposte. Immaginiamo dunque i 5 stelle al governo della nazione, immaginiamo che ci sia da prendere una decisione delicata, ad esempio sull’esercito, per quale motivo dovremmo pensare che questa formazione, una volta al governo, cambi qualche aspetto della legge che vuol fare in seguito a una discussione parlamentare? Ogni cambiamento sarebbe un compromesso, ogni riassestamento della legge in direzione di altre proposte snaturerebbe l’idea originaria della legge. Al massimo metterebbero ai voti le proposte ma solo agli iscritti al movimento su regole web decise solo dagli iscritti, cioè da una minoranza della popolazione; In questo caso, un maggior “potere decisionale” a chi governa andrebbe nella direzione dell’idea di governo del Movimento 5 stelle. Su questo punto i 5 stelle dovrebbero essere per il Si. Per il Si dovrebbe essere anche la Lega, visto che il nuovo senato diventerebbe un parlamento delle regioni e si occuperebbe di decisioni legate al territorio, togliendo questo argomento al parlamento nazionale e rendendolo quindi cruciale perché su questo tema il senato può intervenire sulla creazione delle leggi.
Ma perché il fronte del No odia tanto Renzi quando fa questa proposta? Beh, la ragione che io intravvedo potrebbe sembrare secondaria ma non lo è: lui non dice affatto di volere questo cambiamento per ottenere una maggiore “governabilità”, cosa che distrarrebbe ancor più elettori del Pd dal suo intento, ma dice di farlo per una questione molto più digeribile dal popolo, insomma una questione dal sapore populista: facciamo questo cambiamento per risparmiare soldi e perché lo Stato costi meno. Ma senza eliminare del tutto il senato il risparmio non sarebbe eclatante. Insomma è una furba bugia per indorare la pillola e per pescare in altre acque, perché risparmiare soldi è quello che predicano i 5 stelle, che lo Stato sia meno presente è quello che predicano Lega e liberisti sciolti, e in quei bacini elettorali sembra voler pescare Renzi quando dice queste cose.
Ciò che è bizzarro è perché mai nel caso di un referendum i partiti si schierino con posizioni corporative: perché Renzi trova così strano che nel Pd molti siano per il No? Un referendum è una consultazione popolare, la gente dovrebbe poter votare quel che più trova giusto, a prescindere da chi ha fatto la proposta, è per questo che si fa un referendum. Ovviamente, allo stesso modo, non ha senso che anche gli altri partiti impongano ai propri elettori una decisione che dovrebbe spettare solo al popolo. Come profetizzava Calamandrei, il parlamento è diventato la vetrina dei partiti.
Il problema è che la suscettibilità che dimostra questa nazione in ogni sua discussione, mette spesso i politici nella condizione di chiedersi “come gliela racconto?”. Questo lo ha dimostrato in maniera chiara la vicenda sulle Olimpiadi a Roma: la Raggi era stata chiara, lei era contraria e avrebbe detto no, è stata eletta e ha detto no. Che c’è di così strano? Non è quello che vogliono tutti, che un politico mantenga le promesse? E non era nel suo diritto prendere una decisione che era già palesata prima che lei venisse eletta?
Il dibattito consiste in due posizioni e come in tutte le lotte, se un contendente occupa uno spazio a sinistra, l’altro contendente si sposta a destra, tutto questo è danza. E nell’ormai realizzata società dello spettacolo, ogni dibattito è danza senza contenuti veri.”

(via limaotto)