[…]L’enormità della vittoria di Trump non risiede tanto – o soltanto – nell’incredibile profilo del personaggio, quanto nel suo significato più intrinseco. Asfaltando Hillary Clinton, Trump non ha soltanto sconfitto un avversario politico ma ha distrutto il primo livello dei sistemi di contrappeso della più grande democrazia del mondo, quelli, appunto, d’ingresso. Quali siano è presto detto: prima di tutto il suo genos, la sua unità politica di riferimento, e cioè il Partito Repubblicano, che è il vero responsabile dell’accaduto. I partiti non sono tornelli da supermarket con l’insegna “ingresso libero” appesa sopra, sono libere associazioni di persone con comuni finalità politiche. Ripeto: “comuni finalità politiche”. Quale funzione rivesta un progetto politico buttato a gambe all’aria da un outsider estraneo a qualsiasi progetto comune non è una domanda a cui sia molto complicato rispondere.

In secondo luogo la quasi totalità dei media mainstream che hanno scherzato col fuoco creando il mostro prima e pensando di poterlo mettere a tacere a piacimento una volta che il gioco si fosse fatto serio. Non è andata così, perché Trump si è spinto ben oltre sradicando alla base anche il terzo contrappeso d’ingresso al gioco democratico, quello del senso comune, dell’accettabilità sociale, infine della ragione.[…]

Il tempo di Trump – Come e perché Trump ha vinto e in che modo è una perfetta espressione della nostra epoca. (via superfuji)

Il primo presidente che, anche nell’eventualità di scandali sessuali o di altro tipo, non si dimetterà.

(via scarligamerluss)

Déjà vu.

 

 

 

yoghiorso: “ e per ora può bastare ”

vento ribelle

Un grazie infinito a donne come Susan Sarandon e Jill Stein che si sono battute contro la nazi-femminista di destra Hillary Clinton. Hanno capito che le bombe non sono meno assassine se mascherate dietro una cortina fumogena di politically correct....

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alberto Sordi, “Il tassinaro” (1983).