“Trova qualcuno che ti rovini il rossetto, non il mascara”
(Marilyn Monroe)

Trova qualcuno che ti rovini il rossetto, non il mascara”
(Marilyn Monroe)

 

 

SIAMO a due giorni dalla lunga marcia per dire Stop alla violenza sulle donne. I dati sono una fotografia spietata e fredda. Alla voce stupri perpetrati da estranei sulle donne, siamo meno sensibili, se poi si tratta di donne straniere il dato arriva come tristemente ineluttabile, perché spesso soggiogate alla prostituzione e contesti degradati. Dovremmo nominarle una per una, invece, queste donne violentate che non hanno vicino padri e madri a stringerle per tanto freddo immeritato. Chiaramente la cronaca è altrove. E passa gli inverni sui casi di, il termine non lo abbiamo ancora digerito, femminicidio tra italiani. Il diritto di cronaca passa gli inverni e le primavere a raccontare di storie d’amore e di matrimonio finite in un’auto incendiata. Il dettaglio diventa il caso. E invece il caso è la violenza minima, media e massima, fisica e psicologica, il graffio o il coltello, le urla e i capelli tirati, la minaccia sui figli e la porta di casa forzata.

QUESTI sono tutti casi di egual peso. Non attardiamoci sul sangue versato o sul fiume nel quale il cadavere è stato ritrovato. Il caso al quale dire basta è il livello di intolleranza e d’ incapacità dell’uomo di accettare che la sua fidanzata, moglie, amante possa andare via. Si consuma oggi un paradosso: da un lato la liquidità dei rapporti virtuali, dall’altro la schizofrenia d’incontri fisici spietati, indesiderati, drogati. L’aggressività infantile di chi non è in grado di governare se stesso. Questo spiega anche i 3,8 milioni di uomini che hanno subito violenze dalle donne, da una stima adnnkronos. Non reagiscono gli uomini perché potrebbero arrecare più danni, non denunciano perché si vergognano, non ne parlano con i propri amici perché sarebbero derisi, e sono ricattati perché spesso padri di figli avuti da quella stessa donna. Subiscono stalking, comportamenti ossessivi, esasperanti, e sono costretti a rapporti fisici. Un dato come questo cammina parallelo e timido alla vasta geografia di dolore delle donne che nonostante le lotte sociali, la letteratura, la cultura, il cinema ancora vivono il sentimento di amore, di speranza, di perdono con un tratto di debolezza e sottomissione. Ma la strada della salvezza è un gesto piccolo piccolo. Fare di uno schiaffo un caso, di un urlo un avvertimento, di un amore malato solo una malattia senza amore. E parlarne.

Secondo l’Istat 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri. Inoltre l’Istat stima che il 21,5% delle donne fra i 16 e i 70 anni (pari a 2 milioni 151 mila) abbia subito comportamenti persecutori da parte di un ex partner nell’arco della propria vita. Se si considerano le donne che hanno subito più volte gli atti persecutori queste sono il 15,3%, mentre quelle che hanno subito lo stalking nelle sue forme più gravi sono il 9,9%. … Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Gli autori di molestie sessuali sono invece degli sconosciuti nella maggior parte dei casi (76,8%).
Il Fatto Quotidiano

 

– Centosedici donne uccise nei primi dieci mesi del 2016, più di una ogni tre giorni, appena il 3,3% in meno rispetto alle 120 dello stesso periodo dell’anno scorso. Al Nord spetta la maglia nera. L’età media delle vittime è di 50,8 anni, l’arma da taglio è quella più usata (in un caso su 3), gli uomini sono il 92,5% dei killer. Tra il 2000 – anno record con 199 donne uccise – e il 2016, sempre secondo l’Eures, le donne vittime di omicidio in Italia sono state oltre 2.800, un numero tale da connotare il fenomeno “come un fenomeno di carattere sociale“. Anche nei primi dieci mesi del 2016 è il nord a confermarsi l’area geografica a più alto rischio di femminicidio, con ben 62 donne uccise (il 53,4% del totale), davanti al sud con 31 (26,7%) e al centro con 23 (19,8%). Rispetto all’analogo periodo del 2015, crescono i femminicidi consumati al nord (+26,5%, da 49 a 62) e al centro (+53,3%, da 15 a 23), calano quelli commessi al sud (-44,6%, da 56 a 31). A livello regionale la Lombardia detiene il triste primato di regione con il più elevato numero di donne uccise (20 nei primi 10 mesi del 2016, una ogni due settimane) davanti a Veneto (13), Campania (12, ma erano state 30 l’anno prima), Emilia Romagna (12), Toscana (11), Lazio (10) e Piemonte (10).

Il Fatto Quotidiano