L'ultimo amaro tweet sull'Italia immobile e in mano ai dinosauri. Fabrizia Di Lorenzo, la ragazza vittima dell'attentato ai mercati di Natale di Berlino, affida a una celebre scena di La meglio gioventù il suo commento sull'esito referendario....

L’ultimo amaro tweet sull’Italia immobile e in mano ai dinosauri. Fabrizia Di Lorenzo, la ragazza vittima dell’attentato ai mercati di Natale di Berlino, affida a una celebre scena di La meglio gioventù il suo commento sull’esito referendario. “”Invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri!” @matteorenzi peccato presidente!“, scriveva la 31enne di Sulmona.

Per condividere il suo stato d’animo Fabrizia ha scelto la sequenza del film di Marco Tullio Giordana in cui un professore (interpretato da Mario Schiano) incita il protagonista (Luigi Lo Cascio) a lasciare l’Italia: “Qualsiasi cosa decida, vada a studiare a Londra, a Parigi, vada in America, se ha le possibilità, ma lasci questo Paese”. Quello che, in sostanza, è stato il destino di Fabrizia Di Lorenzo.

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di Andrea Casadi

“Se centomila giovani se ne sono andati dall’Italia, non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Quando ho letto queste parole pronunciate dall’improvvido ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ho provato una rabbia e una delusione profonda. Per tre motivi: perché sono un ex-cervello in fuga (ho lavorato per anni alla Columbia University di New York come neuroscienziato, scappando dall’Università italiana), perché ora sono un giornalista e in quanto tale mi occupo di dati e delle storie delle persone, e perché sono uno di sinistra, un progressista.
Poletti, compagno Poletti, ma come si fa a dire una boiata del genere? E non me ne frega nulla delle sue precisazioni tardive. Provi solo un secondo ad immaginare di avere di fronte un ragazzo che è dovuto scappare a Londra a fare il cameriere o il pizzaiolo per trovare un lavoro decente, o uno come me che è fuggito a fare ricerca alla Columbia University di New York perché di lavorare come ricercatore a 1000 euro al mese fino ai cinquant’anni non ne avevo nessuna voglia. Preferisce non averci tra i piedi? Forse ha ragione, perché se l’avessi davanti, io le vorrei porre alcune domande, il pizzaiolo forse le darebbe una randellata in testa con la pala per le margherite.

Caro ministro, ma lei conosce l’Italia, studia, si applica? Credo di no. Guardi questa tabella.

In Italia si laurea solo il 20 per cento della popolazione, meno della metà dei Paesi civili. Oltretutto, chi ha una laurea in Italia è costretto spesso a fare un lavoro che non c’entra niente coi suoi studi. Conosco una marea di giovani che sono laureati in Lettere e lavorano in un call center a 300 euro al mese, o in Legge che fanno i camerieri. Tra i miei amici statunitensi, tutti hanno un lavoro adeguato al loro corso di studi: chi ha la laurea in Ingegneria fa l’ingegnere, chi ha la laurea in Cinema lavora nel cinema, ecc.

…Lo sa, caro ministro, che negli Usa il 50 per cento dei ragazzi si laurea e la disoccupazione giovanile è al 4 per cento, mentre da noi si laurea il 20 per cento, ma la disoccupazione giovanile è al 36 per cento?
…In Italia, caro ministro, la scuola è fallita e il sistema lavoro fa ancora più schifo, lo sa? No, forse non lo sa. Perché ho come l’impressione che lei il mercato del lavoro non lo ha mai dovuto affrontare davvero. Guardi, questo è il suo scarno curriculum.
Niente laurea, lei è un perito agrario, ma mica è un problema, siamo abituati ai ministri non laureati. Ehi, non fraintenda: è perfino superfluo dire che io apprezzo e ammiro chiunque, laureato e non laureato. Don’t judge a book from its cover, direbbero all’estero. Capisce cosa vuol dire? Lo sa l’inglese? Credo di no. Mi pare di capire dal suo curriculum che il suo cursus honorum si è svolto tutto tra le protettive e accoglienti braccia del partitone emiliano, quello di sinistra, quello che pensava ai giovani e ai lavoratori. Forse lei non ha mai dovuto emigrare per trovare lavoro, non ha mai dovuto imparare in fretta una lingua straniera perché se non capiva le ordinazioni la licenziavano, non ha mai dovuto sottoporsi all’esame di una decina di spietati professori anglosassoni che valutavano i tuoi lavori scientifici con il crivello e poi ti dicevano di preparare una lezione in inglese in due ore.
lei ha detto che: “E’ bene che stiano dove sono andati, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Che rispetto per i lavoratori, proprio da illuminato uomo di sinistra.

Sa cosa penso? Che uno come lei, per dire, alla Columbia University di New York (Usa) dove ho lavorato io, non l’avrebbero mai preso, e neanche al Ristorante Ribalta di New York, guarda caso. Caro compagno Poletti, ma non è che le brucia perché col suo curriculum le è già andata grassa che l’hanno preso alla Legacoop di Budrio (Italy) e poi è persino diventato ministro?

 

furono gli Usa a partire dalla fine degli anni ’70, a finanziare il radicalismo islamico in Afghanistan per volontà di Zbigniew Brzezinski consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza di Jimmy Carter. Finanziando Bin Laden e compagni, volutamente si fece cadere nella trappola l’Urss che invase l’Afghanistan subendo una dolorosa sconfitta. “L’Afghanistan diventerà il loro Vietnam”, auspicò Brzezinski. Furono le armi statunitensi e i fiumi di dollari a far vincere i jihadisti, quelli che poi Ronald Reagan equiparò ai padri fondatori Usa. Quei “combattenti per la libertà” che invitò persino alla casa Bianca.
Gianluca Ferrara

 

Attentato Berlino, ecco cosa i mass media non diranno

di Gianluca Ferrara

Il terrorismo è tornato e, insieme alla doverosa indignazione per le vittime, è partito all’unisono il medesimo coro mediatico. Una sorta di zecchino d’oro dell’orrore ove si cantano le lodi dell’occidente democratico e le malefatte degli islamici. Ma cosa non ci dicono i mass media?

Il terrorismo e le morti che esso causa non sono mai terminati. Il fatto è che le bombe che cadono sui bambini siriani, afghani, pakistani o irakeni non sono piene di cioccolato ma di esplosivi devastanti. Sovente anche di fosforo bianco, una sostanza che brucia lentamente come un acido fino a corrodere le ossa. Come definire in maniera alternativa da “terrorismo” quei crimini, ordinati per procura, che ha dovuto subire il popolo siriano negli ultimi anni? Chi ha appoggiato i ribelli anti Bashar al Assad? Buona parte dell’Europa, Qatar, Arabia Saudita e ovviamente gli Stati Uniti. Chi era la frangia più incisiva dei ribelli? Al Nursa e l’Isis cioè i famigerati terroristi finanziati dai Paesi occidentali per eliminare un presidente eletto.

Un presidente che si era permesso nel 2009, di rigettare (ed è probabilmente questa la vera ragione della guerra) la proposta di un gasdotto (Qatar-Turkey pipeline) voluto da Qatar, Arabia, Turchia e dai manovratori Usa le cui multinazionali svolgono sempre il ruolo predominante. Al Assad non ha voluto tradire gli interessi dell’alleato russo che per questa ragione lo difende; Putin infatti, aiutandolo, tutela il tornaconto del proprio Paese.

I mass media ci stanno ripetendo del gesto di un bambino di 12 anni colpevole di aver portato un pacchetto bomba con all’interno dei chiodi in un mercato tedesco. Un pacchetto che verosimilmente non sarebbe potuto esplodere. Ci rendiamo conto? Un bambino di 12 anni salito agli altari della cronaca mondiale per la sua “radicalizzazione”, mentre per anni è calato un imbarazzante silenzio, per esempio, sulle terribili cluster bomb made in Usa che stanno devastando Paesi non allineati come Libia, Siria, Iraq, Afghanistan. I morti e i feriti negli ultimi anni sono stati milioni.
Sono 20 anni che le élite dominanti nei Paesi occidentali adoperano in larga scala il terrorismo contro i Paesi arabi. La religione è una scusa. Il fine è accaparrarsi fonti energetiche e accontentare la brama di guadagno della potentissima industria degli armamenti. La medesima lobby che ha imposto al nostro Paese l’acquisto dei difettosi F-35, capitali spesi per strumenti di morte che invece potrebbero essere usati per istruzione, trasporti e sanità.

Ma se un giorno il nostro Paese dovesse avere un governo che davvero fa gli interessi dei cittadini e non delle lobby che governano la politica, allora sul serio dovremmo temere il terrorismo. E non mi riferisco al terrorismo di qualche deviante o folle islamico non integrato in occidente, ma un terrorismo ben più pericoloso, come già lo abbiamo avuto in Italia (si pensi Bologna), che subito spingerebbe l’opinione pubblica a dichiarare guerra ai fantasmi del terrore.
…E’ come se, dinanzi a una grande cartina geografica della sfera terrestre, ci si posizionasse sempre a pochi centimetri e tutto il mondo fosse solo quel piccolo punto di mare o di Terra che da quella vicinanza si può osservare. Per avere una visione d’insieme va fatto qualche passo indietro. E’ fondamentale compiere questo passo se vogliamo essere cittadini liberi e sovrani e non marionette inconsapevoli.

Save Aleppo, today! Tomorrow will be too late for them. – Change.org

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