vento ribelle

“Non puoi andare in bagno”. Così alla Sevel (Fiat Chrysler) un operaio si urina addosso

Un lavoratore della Sevel di Atessa, in provincia di Chieti, è stato costretto a urinarsi addosso perché gli è stato impedito di andare in bagno. L’episodio, che sembra uscito da una cronaca giornalistica della prima metà dell’ottocento, o da un romanzo di Dickens, è stato denunciato dal sindacato Usb, che ha poi proclamato un’ora di sciopero. Anche le altre sigle sindacali hanno chiesto chiarimenti all’azienda, il gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles), di cui lo stabilimento abruzzese è il più grande d’Italia e tra i primi in Europa per dimensioni. L’azienda sta svolgendo verifiche interne ma l’accaduto è stato confermato da diverse tute blu.

L’operaio aveva a più riprese richiesto di poter andare in bagno, invano. E a quel punto ha dovuto farsela addosso: “inascoltato, non gli è rimasto che urinarsi dentro i pantaloni. L’episodio varca ogni limite della decenza. Un fatto gravissimo che lede la dignità del lavoratore vittima dell’episodio e quella di tutti i lavoratori in generale.

limaotto:
“ © Michele Lapini
www.michelelapini.net
”

limaotto:

© Michele Lapini
www.michelelapini.net

Barbari armati e a volto coperto, senza numeri identificativi, irrompono nella biblioteca universitaria manganellando studenti e devastando libri banchi e suppellettili #bologna

Barbari armati e a volto coperto, senza numeri identificativi, irrompono nella biblioteca universitaria manganellando studenti e devastando libri banchi e suppellettili #bologna

 

 corallorosso:
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“Bisogna restaurare l’odio di classe. Perché loro ci odiano, dobbiamo ricambiare.”
(E. Sanguineti, Genova, gennaio 2007)
…In questo momento tutti noi siamo una generazione sconfitta, non certo dai nostri genitori che si sono fatti...

corallorosso:

9

“Bisogna restaurare l’odio di classe. Perché loro ci odiano, dobbiamo ricambiare.”
(E. Sanguineti, Genova, gennaio 2007)

…In questo momento tutti noi siamo una generazione sconfitta, non certo dai nostri genitori che si sono fatti il mazzo per farci studiare sognando per noi una vita degna, ma sconfitti da un sistema che ingoia le persone soltanto quando gli è utile sfruttarle, per sputarle fuori quando non ne ha più bisogno.

Siamo una generazione cuscinetto, una generazione sacrificata alle riforme strutturali, ai vincoli di bilancio, alla flessibilità del lavoro e agli altri marchingegni studiati con perizia scientifica dagli architetti di questa gabbia, dai potenti banchieri centrali fino ai Poletti piccoli piccoli.

Una generazione abbandonata nel nome del profitto, perché se possiamo essere licenziati da un giorno all’altro è per salvare le aziende, se dobbiamo lavorare per campare a meno di mille euro al mese è per salvare i profitti delle aziende, se dobbiamo morire sui luoghi di lavoro è per salvare la produzione delle aziende.
…Siamo una generazione che vive con l’ansia e gli attacchi di panico. Avrò un lavoro domani? Riuscirò a pagare le bollette? Dovrò tornare a casa dei miei genitori e sembrare un fallito? Cosa farò fra 10 anni, fra un anno, fra un mese? Non c’è nessuna risposta a questo, almeno nessuna risposta solitaria, individuale, perché chiunque non accetti questo sistema e provi da solo a resistere è destinato alla sconfitta.

È questo stesso sistema che produce quel meccanismo contorto che permea la società, in ogni suo ambito, dell’ideologia della “realizzazione” come un processo individuale. Il fallimento di questo traguardo produce una disillusione cosi esasperata da arrivare all’ipotesi più estrema. Per uscire da questa narrazione distruttiva va quindi compreso che, per fronteggiare l’attacco della classe dominante nei confronti delle classi subalterne, la risposta non può e non deve essere individuale ma collettiva.
…Episodi come questi non possono che aumentare se non saremo in grado in maniera organizzata di imporre un’inversione di rotta, un’alternativa ad un sistema che ci vuole o schiavi o morti. Forse uno su mille ce la fa, e ce lo sbandiereranno su tutte le prime pagine come l’esempio da seguire, con l’implicita conseguenza che se non ce la fai la colpa è solo tua, ma siamo altre 999 bocche braccia cuori che non vogliono più essere carne da macello.

In molti siamo nella stessa condizione, ora bisogna restaurare l’odio di classe, perché loro ci odiano. E non si fanno problemi ad ucciderci.
CONTROPIANO