Ci furono tempeste e clamori
fra i venti di maestrale
che sollevarono polvere e sabbia
schizzi e spuma
allorquando vogando controcorrente
ogni direzione nella marea confusa
portava alla follia
che deterge il cuore
e rasserena l’anima,
entrando morbidamente nel paradiso
di un sogno mai sognato
che tangibile più del sole
e del suo calore
e dei suoi raggi
compariva proprio davanti allo sguardo
attonito per la sorpresa infinita
di un incontro mai cessato
che sorvolava i venti
cavalcando le correnti ascensionali
al di la di qualunque immaginazione
spaziando nel futuro di due cuori
fusi in un unico sentire
ammaliante prova di quanto
si può essere uno dentro l’altro
senza remore e con il desiderio
di non andar più via
se non per posare le mani
nelle dolcissime fresche pianure
di una pelle
e delle sue valli e delle sue alture
dove l’aria è tersa e frizzante
e nulla più conta.
Nulla più esiste.