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11 GIUGNO 1984 A PADOVA MUORE ENRICO BERLINGUER
“Lo porto via con me a Roma. Lo porto via, come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta”. Erano le 10,30 di ieri mattina. Sandro Pertini entrava in ospedale per la seconda volta in poche ore. Viso stravolto, occhi lucidi, il presidente della Repubblica si avviava con un passo fermo verso il letto di Berlinguer. La folla l’ aveva salutato con un lungo applauso, qualcuno lo aveva chiamato papà. Un lungo abbraccio a Pietro Ingrao in lacrime. Poi l’ ultimo saluto al suo amico Enrico, legato alla vita soltanto da un battito cardiaco sempre più debole. “Lo porto con me, lo porto con me”, continuava a ripetere a mezza voce. Mancavano poco più di due ore alla fine. E alle 12,45 era proprio finita. Dopo 86 ore di agonia, si era consumata la tragedia umana di Enrico Berlinguer.

(da “La Repubblica” del 12 Giugno 1984)

Enrico, se tu ci fossi ancora
ci basterebbe un sorriso
per un’abbraccio di un’ora.
Il mondo cambia, ha scelto la bandiera
l’unica cosa che resta è un’ingiustizia più vera.

Qui tutti gridano,
qui tutti noi siamo diversi
ma se li senti parlare sono da sempre gli stessi.
E quante bugie, quanti segreti in fondo al mare
pensi davvero che un giorno noi li vedremo affiorare?

Oh no, non dirmi no
dimmi che quel giorno ci sarò.
Chiudo gli occhi e penso a te, dolce Enrico
nel mio cuore accanto a me, tu sei vivo.
Chiudo gli occhi e tu ci sei, dolce Enrico
tu sorridi accanto a me.

A S. Giovanni stanotte la piazza è vuota
ma quanta gente che c’era sotto la grande bandiera.
E quante bugie, quanti segreti in fondo al mare
dimmi che un giorno, davvero, noi li vedremo affiorare?

Oh no, non dirmi no
dimmi che quel giorno ci sarò.
Chiudo gli occhi e penso a te, dolce Enrico
nel mio cuore accanto a me, tu sei vivo.
Chiudo gli occhi e tu ci sei, dolce Enrico
tu cammini insieme a me.

Antonello Venditti: Dolce Enrico