Pimonte, fu violentata a 15 anni Il sindaco in tv: «Una bambinata»

“Sono inquietanti le parole del sindaco di Pimonte, Michele Palummo, che nella puntata de ‘L’aria che tira’ del 3 luglio ha liquidato lo stupro di gruppo su una ragazzina di 15…

 

Bè, magari qualcuno, una sera ti mette un sacco in testa e comincia a far “bambinate” a te…

Gli zombie invadono la Amburgo del G20: “Non solo i potenti, anche l’individuo conta”

Selene Gagliardi x Huffinghton Post

Erano quasi in 10000 a muoversi per le strade di Amburgo, trasformando la città che ospita il G20 in un set degno dei migliori film sugli zombie. È stata questa, infatti, la protesta ideata da un migliaio di attivisti e artisti del gruppo 1000 Gestalten, che poche ore prima dell’inizio del meeting tra i venti grandi della Terra ha messo in scena un’opera di performance art con un obiettivo preciso: sensibilizzare al tema dell’impotenza dell’individuo nella società odierna.
Gli attivisti hanno dipinto facce e vestiti di grigio e hanno avanzato – lentamente ma inesorabilmente – verso Burchard platz, in un’azione dimostrativa che è durata all’incirca 2 ore e ha anticipato l’apertura dei lavori delle autorità politiche. Una volta raggiunta la piazza, gli zombie hanno pian piano riscoperto la loro umanità: ogni dimostrante, infatti, ha aiutato gli altri a svestire gli abiti ingrigiti e ha dare spazio al colore della vitalità, in un tripudio di urla e gioia finali.
… il sul significato della protesta: far capire che ogni individuo ha un’importanza fondamentale, nonostante la spersonalizzazione sia sempre più accentuata nella nostra società.

 

 

Dietro le parole, le formule, le riunioni politiche ai massimi livelli, insomma, si certifica e accetta un concetto caro al pensiero liberale: i poveri sono in qualche modo colpevoli di esserlo, e quindi un po’ – lo dico in francese – cazzi loro. Le Le Pen e i Salvini e tutta la compagnia neofascista che ogni giorno starnazza dalle cronache, hanno il loro conclamato razzismo, certo. Ma esiste un razzismo molto più presentabile e pulito, accettabile e incoraggiato, da “classe media” per dirla con monsieur Macron, ed è quello contro i poveri. L’aggettivo “economico” è usato a piene mani per descrivere chi non ce la fa, chi rimane sotto le soglie, chi resta stritolato. Restando alle voluttuose giravolte del vocabolario, non è un caso che i licenziamenti economici nelle politiche del lavoro italiano si chiamino “licenziamenti per causa oggettiva”. Capito? Il mercato è oggettivo, le vite delle persone invece sono soggettive, e quindi (di nuovo) cazzi loro.

Non è niente male come paradosso per iniziare un secolo e un millennio: superate le ideologie (ahahah), archiviata ogni idea di socialismo, di pari diritti, di pari dignità eccetera eccetera, ecco che il mondo – e l’Europa in prima fila – riscopre una grandissima rottura di palle per ceti medi: i poveri. Irritano i migranti economici, in quanto poveri, irritano i turisti low cost che mangiano il panino in strada invece di andare al ristorante, con grande scorno dei Briatore e dei Nardella, irritano i laureati poveri che reclamano una vita più decente, con grande scorno dei Poletti. E’ come se si affermasse (a destra e a sinistra) un nuovo status sociale: l’equazione cittadino uguale ceto medio che Macron ha così soavemente esposto, penetra nelle coscienze. Come la bella Lisa, la prosperosa salumiera de Il ventre di Parigi di Zola, tutti paiono vagamente, persino subliminalmente convinti che il povero “si è cacciato in quella situazione”, e in un piccolo, veloce passaggio logico si trasforma la povertà in una colpa. Ecco spiegata la guerra in atto: una guerra contro i poveri, colpevoli di minare – con il loro colpevole essere poveri – la tranquilla stabilità di tutti gli altri. Non male come modernità: sono cose che si sentivano dire a tavola tanto tempo fa, quando annuendo e dicendo “signora mia”, si passava la salsa allo zar.

—  Il razzismo “perbene” della classe media: non sono “perseguitati”

La povertà come colpa.

 

 

 

 

 

 

l’atomistica liberale mira a dissolvere la famiglia nella pluralità nomade e diasporica degli io irrelati  o, in modo convergente, a ridefinirla come mero assemblaggio effimero e a tempo determinato, rispondente in via esclusiva al libero e illuminato desiderio di individui senza residua identità di genere e aspiranti unicamente al plusgodimento cinico.0