Giornata mondiale del bacio, che te ne fai dei diritti se hai un sacco di amore su Instagram?

di Francesca Fornario

La giornata mondiale del bacio, il World Kiss Day, … solennemente istituito da un’agenzia di creativi inglesi 11 anni fa per “Farci dimenticare il terrorismo e la crisi economica e reagire con positività alla paura e allo sconforto”.
..Un simpatico cazzeggio, che però mobilita i caporedattori di tutte le principali testate giornalistiche, comprese quelle del servizio pubblico. Le stesse che ignorano gli scioperi dei sindacati di base, le mobilitazioni dei precari della ricerca, le iniziative politiche non allineate come quella lanciata da Anna Falcone e Tomaso Montanari al Brancaccio o la raccolta firme del Movimento 5 Stelle per indire un referendum per uscire dall’Euro e così via. Le stesse che poi si sorprendono quando il referendum si fa e vince l’uscita e quando vince il No alle riforme costituzionali poste da Renzi come condizione per restare al governo e quando vince la Brexit e quando Tsipras vince il referendum in Grecia e così via.
Che te ne fai dei diritti se hai un sacco di amore su Instagram?
Sarebbe bello avere un team di registi di corti premiati all’Oscar dediti per un giorno a denunciare lo sfruttamento dei lavoratori. Avere, per un giorno, i caporedattori di giornali, radio e tv che chiedono ai loro redattori di occuparsi dell’argomento, invece che dei benefici di un bacio sul sistema immunitario.
Perché sono convinta che “La positività” si diffonda mettendo in sicurezza le persone. Garantendo loro un lavoro stabile, uno stipendio decente, il diritto alla casa, all’istruzione, alla salute. Sono anche convinta che quando non hai l’angoscia di saltare la rata del mutuo, perdere il posto, ammalarti e non poterti permettere le cure, baci anche di più.

 

Quando la luna perde la lana
e il passero la strada
quando ogni angelo è alla catena
ed ogni cane abbaia
prendi la tua tristezza in mano
e soffiala nel fiume
vesti di foglie il tuo dolore
e coprilo di piume

notte notte notte sola
sola come il mio fuoco
piega la testa sul mio cuore
e spegnilo poco a poco

 

Fabrizio De Andr – Canto Del Servo Pastore

Giornali di partito, l’80% di quelli finanziati dallo Stato è fallito: dall’Unità alla Padania di Luisiana Gaita L’osservatorio civico Openpolis ha evidenziato come lo Stato ha versato oltre 230 milioni di euro nelle casse di 19 testate di partito,…

 

Giornali di partito, l’80% di quelli finanziati dallo Stato è fallito: dall’Unità alla Padania

di Luisiana Gaita
L’osservatorio civico Openpolis ha evidenziato come lo Stato ha versato oltre 230 milioni di euro nelle casse di 19 testate di partito, l’80% delle quali è fallito. Il caso più clamoroso è proprio quello del giornale fondato nel 1924 da Antonio Gramsci, che non è più in edicola dal 3 giugno. Si tratta del terzo fallimento nella lunga storia dell’ex quotidiano del Partito Comunista. A quest’ultimo danno, però, si è aggiunta anche la beffa di assistere al lancio del primo numero di Democratica, il nuovo quotidiano digitale del Pd, nonché l’organo che di fatto ha preso il posto dell’Unità. Ad andare in fumo non è stato solo un pezzo di storia dell’Italia e del giornalismo italiano, ma anche oltre 60 milioni di euro, ovvero la cifra versata dallo Stato dal 2003 ad oggi. Tanti soldi, che evidentemente non sono bastati. Stesso, identico discorso per la Padania (più di 38 milioni di euro) e per Europa (32 milioni e mezzo di euro), a cui vanno aggiunte altre 16 testate. Quasi tutte chiuse, con appena il 10% ancora attivo in forma cartacea (La Discussione e Zukunft in Südtirol) e solamente un 5% in versione online (Secolo d’Italia).
…Basti pensare che nel 2014 i giornali di partito hanno ricevuto 4,2 milioni di euro, risorse che sono andate a quattro soggetti: Europa, la Padania, Secolo d’Italia e l’Unità. Quest’ultima ha ricevuto il contributo più sostanzioso (1,9 milioni di euro), seguita dal quotidiano della Lega Nord (1,2 milioni di euro). Tutte le testate finanziate, tranne il Secolo d’Italia, erano in liquidazione al momento dell’erogazione. Nello stesso anno sono stati pagati circa 925mila euro per le radio di partito.
Ma quanti soldi hanno ricevuto i giornali di partito negli anni? Dal 2003 al 2015 circa 238 milioni di euro. Finiti, come detto, nella casse di 19 testate. In cima alla classifica proprio l’Unità che dal 2003 al 2015 ha ricevuto 62 milioni di euro. E se si fa un passo indietro, la cifra – dal 1990 a oggi – lievita a più di 152 milioni.
Al secondo posto della classifica c’è la Padania, con più di 38 milioni di euro. Altro passo indietro: il quotidiano della Lega Nord dal gennaio 1997 al novembre 2014, quando ha chiuso i battenti, ha incassato (per 17 anni) i fondi riservati dalla presidenza del Consiglio agli organi delle forze politiche per oltre 61 milioni di euro: 300mila euro al mese, 10mila al giorno.

Il Fatto Quotidiano