Liberi di fare ronde sulle spiagge, intimidire inermi venditori ambulanti e rivendicare online le loro azioni squadriste. Il fascismo oggi

“Affrontiamo dei periodi di disperazione, di cui l’estrema destra può approfittare. Alcuni tra noi sono abbastanza anziani per ricordare ciò che questo ha provocato. Quindi dobbiamo dire che altro è possibile. Un altro mondo è possibile e necessario.”

KEN LOACH

Vitalizio a Massimo Abbatangelo, il missino che teneva il tritolo

 

di Riccardo Lenzi
Vitalizi, tre ex deputati condannati riottengono l’assegno dopo la riabilitazione …Massimo Abbatangelo, napoletano, classe 1942, deputato del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale dal 1979 al 1994 tornerà a percepire 5.600 euro al mese più 100mila euro di mensilità arretrate…
L’iter giudiziario dell’onorevole Abbatangelo… si concluse nel 1994 con un’assoluzione piena per il reato di strage (“per non aver commesso il fatto”; in primo grado era stato condannato all’ergastolo) e una condanna a 6 anni per detenzione di armi ed esplosivo. Abbatangelo fu condannato anche per aver incendiato una sede del Pci nel 1970, non proprio un fiore all’occhiello per chi siede in Parlamento. Detto questo, secondo una sentenza definitiva pronunciata in nome del popolo italiano, Abbatangelo non è tra i responsabili della strage che il 23 dicembre 1984 fece 16 vittime e 267 feriti… Sfogliando gli atti del processo per la strage del 904 si può leggere che, pur non essendoci prove che l’esplosivo utilizzato nella strage fosse quello, i magistrati accertarono però che Abbatangelo consegnò effettivamente dell’esplosivo a Misso, allora boss del quartiere Sanità e titolare di due soprannomi: Peppe ‘o nasone e, specie dopo la plastica al naso, ‘O fascista.

…in una mitica intervista di Gian Antonio Stella (Corriere della Sera, 12 giugno 1994), scoprimmo che Berlusconi era riuscito a portare al governo una serie di camerati che, da giovani, non disdegnavano la compagnia: «“Ma guarda Teodoro… E Gianfranco… E Francesco…”. Ogni volta che comincia un telegiornale, in un paio di celle di Rebibbia due bocche si spalancano con divertito stupore. Perché a loro, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, marito e moglie, condannati a diversi ergastoli per diversi omicidi politici commessi durante la loro forsennata avventura contro tutto e tutti tra le file dei Nuclei armati rivoluzionari, la novità fa ancora un certo effetto. Quelli che adesso sono là, al governo, a trattare di presidenze bicamerali e consigli d’amministrazione, sono proprio i ragazzi con cui sono cresciuti, tra volantini, sprangate, manifestazioni, lutti, passioni, alla federazione romana del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna. “Vedere Storace andare a discutere alla Rai è fantastico – sorride Fioravanti. Capirà, lo conosciamo da una vita».

 

Palermo, dopo la statua distrutta in fiamme anche un manifesto di Giovanni Falcone.

Prima hanno distrutto la statua di Giovanni Falcone. Poi hanno bruciato un cartellone che raffigurava lo stesso giudice assassinato a Capaci il 23 maggio del 1992. E in entrambi i casi hanno colpito immagini posizionate all’entrata di due diversi istituti scolastici. A pochi giorni del venticinquesimo anniversario della strage di via d’Amelio a Palermo vanno in scena segnali inquietanti. Se siano messaggi mandati direttamente da Cosa nostra o meno, saranno le indagini a stabilirlo. Di sicuro c’è solo che due atti vandalici distinti – entrambi diretti contro il giudice simbolo della lotta alla mafia – rischiano di non essere frutto della casualità. Soprattutto in un periodo in cui a Palermo Cosa nostra sembra sia tornata a rialzare la testa tra scarcerazioni di boss, minacce di a giudici e giornalisti e omicidi.

 

 

 

 

SONO ILARIA ALPI… “Sono Ilaria Alpi. Io e il mio operatore Miran Hrovatin, siamo stati uccisi il 20 marzo 1994. Io ero una donna, una giornalista e una figlia. Mi hanno ammazzato, e adesso vedo che la mia morte è stata archiviata… Io sono morta perché credevo in quello che facevo… Avevo solo trentatré anni, ed ero andata in Somalia, a Bosaso, per entrare nel cuore di quella terra e raccontarla, da giornalista. Mi hanno ucciso in un agguato. Erano pronti sette killer per me. Forse ero nella pista giusta? Forse avevo capito troppo? Avevo visto malaffari che hanno visto a Bosaso traffici d’ogni genere: armi, rifiuti tossici, scorie radioattive, tangenti e riciclaggio di denaro sporco?… Io Ilaria, accuso tutti voi di non avermi cercata, di non avermi difesa, di non aver capito la mia morte…. Nessuno mai dimenticherà la mia morte. Nessuno. A parte lo Stato Italiano…” http://comune-info.net/2017/07/sono-ilaria-alpi/

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