disobey11:

 

“Quanti uomini ha ucciso?” “Non uomini. Nazisti. 309.“

Lyudmila Pavlichenko

 

fonte: Rete Antifascista Napoletana

Tutti a spiegare cos’è e cosa non è il fascismo, ce ne fosse uno che spieghi cos’è l’apologia

Rompiamo il silenzio sull’Africa

 

 

di: Alex Zanotelli

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo come missionario uso la penna (anch’io appartengo alla vostra categoria) per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che vorrebbe. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli stanno vivendo.

Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa. (Sono poche purtroppo le eccezioni in questo campo!)

E’ inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa)

Ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.

E’ inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba ,il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

E’ inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.

E’ inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

E’ inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.

E’ inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

E’ inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.

E’ inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa , soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

E’ inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.

E’ inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

E’ inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!!)

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi. Questo crea la paranoia dell’ ‘invasione’, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.

Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’ Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al Sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano:”Aiutamoli a casa loro”, dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.

E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti.

Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?). Per questo vi prego di rompere questo silenzio- stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti? Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un ‘altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi.

Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

 

La rivolta della minigonna, arrestata modella saudita
francesca paci

Cherchez la femme. Per due giorni la temibile polizia religiosa altrimenti detta «Comitato per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio» ha setacciato l’Arabia Saudita alla ricerca di tale Khulood, la modella che si era avventurata in top e minigonna tra i vicoli dello storico forte di Ushayqir, nella ultra-conservatrice provincia di Najd, postando poi su Snapchat il video della passeggiata peccaminosa.
Secondo la tv governativa Al Ekhbariya la ribelle è stata arrestata ieri con gran sollievo dei moralisti che, pur di ribadire la propria autorità, si affrettano a chiudere la stalla anche se i buoi sono scappati. Uno a zero dunque, ma in una partita ancora tutta da giocare
Non è la prima volta che le ragazze di Riad sbeffeggiano i tabù confessionali utilizzando proprio quel corpo che la versione più oltranzista della legge islamica vorrebbe intabarrato nella tradizionale abaya nera. Sei mesi fa Malak al-Sheri fu incarcerata dai custodi del pudore per aver tweettato un selfie in cui appariva a spasso per al Tahliya street senza palandrana, senza velo e con una vivace gonna fru-fru sulle caviglie bene in vista, nel 2014, si misero al volante in 47 per sfidare con il divieto di guidare un intero meccanismo di controllo della donna.
…la questione dell’abito che fa o non fa il monaco si perde nell’idea archetipa della donna portatrice di guai. A priori. Con le donne che sempre più spesso rivendicano il diritto a farlo.
La Stampa

 

“Il Femminicidio è un problema di noi maschi. Diamo troppe cose per scontato, non ascoltiamo e agiamo da vigliacchi”

“Il problema siamo noi. E anche la soluzione”. Firmato: gli uomini. Non uomini qualsiasi ma maschi che si immischiano. Questo il nome dell’associazione, quasi tutta al maschile, che a Parma è scesa in campo per dire no alla violenza sulle donne.
Perché “fare niente fa male, e a volte uccide”. Lo dicono i numeri. In Italia sono più di 6 milioni le donne che hanno subito violenza, oltre 3 milioni quelle che sono state vittime di stalking, secondo l’Istat. Più di un episodio ogni tre giorni. E Parma è una delle città da bollino rosso.
Nella città emiliana si concentra uno dei più alti tassi di violenza contro le donne, tanto da essere diventata, negli ultimi dieci anni, una delle capitali dei femminicidi.
…per tutte le donne che non si arrendono è nato il gruppo dei “Maschi che si immischiano”, formato da una decina di uomini tra i 35 e i 60 anni. “Siamo padri ma prima di tutto uomini che vogliono metterci la faccia. Nessuno deve girarsi dall’altra parte”.
“A volte proviamo imbarazzo. Ci sentiamo deboli. Ci rendiamo conto di avere dei limiti, perché comprendere l’universo femminile non è facile. Diamo troppe cose per scontato, e non ascoltiamo”.
La sfida allora è quella di fermarsi e riflettere, prima che sia troppo tardi. “Impegniamoci ogni giorno, anche con i piccoli gesti”. A partire dall’ambiente domestico. Perché è qui che si consuma la maggior parte delle violenze: il 76 per cento dei femminicidi, nel 2016, è avvenuto in ambito familiare. “Quando litighiamo, impariamo a gettare acqua sul fuoco e ad andarci incontro”, è l’invito di Cesare, che quando parla usa sempre il plurale. “Perché siamo tutti coinvolti”.

“Non sono problemi delle donne, ma nostri perché siamo noi a crearli”

Huffinghton Post