Bellissima poesia scritta da Nadia Anjuman, 25 anni, poetessa afghana, il 4 novembre 2005, ad Herat, nel centro occidentale dell’Afghanistan, viene massacrata di botte dal marito per aver osato declamare in pubblico versi tratti da un libro di poesie, che parla d’amore.

La causa della sua morte è da imputarsi a percosse multiple alla testa ma il marito viene assolto.

Il diritto di gridare

Non ho voglia di aprire la bocca
di che cosa devo parlare?
che voglia o no, sono un’emarginata
come posso parlare del miele se porto il veleno in gola?
cosa devo piangere, cosa ridere,
cosa morire, cosa vivere?
io, in un angolo della prigione
lutto e rimpianto
io, nata invano con tutto l’amore in bocca.
Lo so, mio cuore, c’e stata la primavera e tempi di gioia
con le ali spezzate non posso volare
da tempo sto in silenzio, ma le canzoni non ho dimenticato
anche se il cuore non può che parlare del lutto
nella speranza di spezzare la gabbia, un giorno
libera da umiliazioni ed ebbra di canti
non sono il fragile pioppo che trema nell’aria
sono una figlia afgana, con il diritto di urlare.

Nadia Anjuman

Vittoria

20 lug 2017 — Ho il piacere di annunciarvi che le autorità saudite hanno dato comunicazione che Khulood nella notte appena trascorsa è stata liberata ed il pubblico ministero che seguiva la vicenda ha deciso di archiviare il caso. Grazie di cuore a tutti voi che firmando la petizione avete sostenuto questa nobile causa.

Stefano Molini

Della serie “Aiutiamoli a casa loro”
1908 i belgi in Congo impiccano un BAMBINO di 7 anni perché il padre non aveva prodotto abbastanza frumento …

(Il Puttanaio)

DIAZ
“Gli energumeni iniziano dal ragazzino, vestito di nero, un black block a loro dire. Gli battono la testa al muro, lo colpiscono alla nuca, con la fronte che, a ogni colpo, batte contro la parete, fin quando il ragazzino crolla a terra dove continua a ricevere colpi in testa e alle costole. Hanno tutti avuto incubi nei mesi successivi i torturati di Genova, mi dice Mapelli a proposito di quel che è rimasto. E terribili per molti sono ancora i contatti, sebbene occasionali, con le forze dell’ordine, che generano attacchi di panico.

CHI È MORTO SUICIDA anni dopo, chi ha avuto un aneurisma che ha portato alla paralisi, chi ha subito traumi cronici gravi con conseguente abbandono della professione, chi ha interminabili incubi, chi disturbi post traumatici da stress e depressioni. Due terzi dei dimostranti di Genova era alla prima grande manifestazione, ricorda Mapelli, e molti, la maggioranza, in manifestazione non ci vanno più.”

E i poliziotti condannati vengono reintegrati.

(vento ribelle)

 

 

 

 

ELENA GIULIANI SORELLA DI CARLO

La sera del 20 luglio di 14 anni fa, intorno alle 19 circa, provavo a telefonare a mio fratello. Ma il cellulare era staccato.
Poi, ad un tratto, suonò libero.
Mi rispose una voce, di uomo.
Una voce che risuonava nel silenzio di una stanza vuota.
“Chi parla” mi chiese. Io risposi che volevo parlare con Carlo, con mio fratello.
“Salve signora” mi disse la voce. “Sono un amico di Carlo… mi ha prestato il cellulare”.
Era strana quella voce, strana l’eco che si sentiva.
Voglio parlare con Carlo, dicevo.
“Lui è più avanti” mi rispose. “Appena lo raggiungo la faccio richiamare”.
Mi chiese il numero. Risposi che Carlo il mio numero lo aveva.
Prima di chiudere aggiunse “Ha sentito signora che a Genova c’è stata un po’ di confusione”.
Un po’ di confusione…
Avevano da poco ammazzato Carlo.