corallorosso: “ Donne. Ministre. Forti. Capaci. Con storie straordinarie alle spalle o con curriculum da stropicciarsi gli occhi. Eleganti, ironiche, che non si rassegnano ad essere se stesse, a vestirsi come vogliono e come si sentono, che...

Donne. Ministre. Forti. Capaci. Con storie straordinarie alle spalle o con curriculum da stropicciarsi gli occhi. Eleganti, ironiche, che non si rassegnano ad essere se stesse, a vestirsi come vogliono e come si sentono, che rivendicano ruoli di primo piano e le responsabilità che comportano.

Teresa, Paola, prima ancora Maria Elena e Laura (sempre). Se sono belle, le attaccano. Se vestono di blu, le sfottono. Se non hanno potuto studiare, le massacrano. Se hanno la laurea, le insultano. Se hanno un cervello, le umiliano.

La verità è che questo omuncolo di CasaPound – come tutti i piccoli odiatori come lui di questi giorni – con questo post ci sta comunicando che ha una paura tremenda di loro, della loro bellezza. Sono talmente terrorizzati dall’intelligenza di queste donne che non resistono a dimostrarci ogni volta quanto sono stupidi.

Un abbraccio e tutta la solidarietà del mondo a Paola De Micheli, neo-ministra alle Infrastrutture.
Vola altissimo con la testa, vai giù durissimo con le querele. Capiscono solo quello i conigli, che vuoi farci.

Lorenzo Tosa

 

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Dicono di manifestare “per la democrazia”. Niente, fa già ridere così.

corallorosso: ““Gigante buono”, “amore non corrisposto”, “raptus”: il femminicidio di Piacenza dimostra una narrazione sensazionalistica e maschilista Di Giulio Cavalli Il capolavoro di ferocia è il titolo de Il Giornale che come al solito si...

“Promemoria: ammazzare una donna va bene se siete bianchi, italiani e avete simpatie di destra. Altrimenti è no,no,no.”

 

Una donna è stata brutalmente assassinata e il Giornale ha titolato: “Il gigante buono e quell’amore non corrisposto”.
Attendo l’articolo sull’ometto col baffetto gentile che durante la seconda guerra mondiale voleva solo un po’ di spazio per la sua gente.

— L’Ideota

masoassai:
“ rincoat:
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http://www.affaritaliani.it/politica/parlamento-ecco-la-classifica-dei-piu-assenteisti-in-italia-fi-al-vertice-603174.html
in fondo tra i primi dieci ci sono anche quelli di centrosx; tra i senatori le opposizioni non...

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http://www.affaritaliani.it/politica/parlamento-ecco-la-classifica-dei-piu-assenteisti-in-italia-fi-al-vertice-603174.html

in fondo tra i primi dieci ci sono anche quelli di centrosx; tra i senatori le opposizioni non brillano, compresi gentiloni e bonino. e bravi (la cosa del doppio stipendio poi è, dovrebbe essere, una inascoltabile porcata – invece assai ascoltata e praticata)

superfuji:
“ Salvini e Meloni anche i fascisti di Forza Nuova
Gli estremisti di destra usano parole pericolose: “Questo inciucio è una dichiarazione di guerra agli italiani. In molti invitano gli Italiani alla mobilitazione nel giorno del voto al...

superfuji:

Salvini e Meloni anche i fascisti di Forza Nuova

Gli estremisti di destra usano parole pericolose: “Questo inciucio è una dichiarazione di guerra agli italiani. In molti invitano gli Italiani alla mobilitazione nel giorno del voto al Parlamento”

paul-emic:

“Un giorno misi le mani su quel pacco di libri. Non li avevo buttati nel Tevere. Erano vecchi e bisunti. Me li guardai per passatempo e dissi a Gina: — Se qualcuno ti chiede, quest’è roba del Biondo —. Ce n’era di scritti in francese e altre lingue. Li feci fuori l’indomani giú dal ponte. Ma quelli scritti in italiano me li tenni. Raccontavano come era andata la guerra del ‘15 e la storia del Fascio e la marcia su Roma. C’erano dentro i socialisti e tutti quanti, contadini, operai, metallurgici, squadre d’azione. I fascisti li avevano carcerati e picchiati, ammazzato i piú in gamba, e incendiate le case del popolo. «Guarda guarda, — dicevo, — leggi il giornale e non si parla che del popolo italiano». Chi pagava i fascisti erano sempre i signori, e gli squadristi i loro figli. Faceva rabbia legger come tanta gente che lavora s’era fatta fregare da quattro padroni. «E Carletto che vuole ancora fidarsene, — dicevo. — E Luciano ch’è dentro per loro». Tutte le sere ne leggevo un altro pezzo, col batticuore quando un passo si fermava sulla porta, e capivo che un libro cosí non potevo buttarlo via. «Ma li ha letti Carletto? — pensavo. — Possibile?» Ce n’era un altro intitolato “Roma o Mosca”, e mi lessi anche questo perché a Roma ci stavo. Quest’era un libro che nessuno mi poteva metter dentro. Non parlava di Roma. Raccontava che in Russia la gente moriva in prigione, che vivevano in dieci in un locale solo, che le donne battevano la strada e abortivano. — Qui che a Roma hanno fatto la marcia, succede lo stesso, — dissi a Gina. Lei mi covava con quegli occhi tutto il tempo, e sapeva il pericolo e aspettava che andassi a baciarla.”

Cesare Pavese, Il compagno, Einaudi (collana Tascabili Letteratura n° 33), 1993 [1ª ed.ne 1947]; pp. 103-04.

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