STUPRO CONSENZIENTE
Ho notato e sottolineo con “amaro stupore” che non é stato dato alcun rilievo particolare (né su FB né sulla stampa) dell'infame sentenza pronunciata dal Tribunale di Barcellona.
Riassumo velocemente il fatto :
Una ragazzina di 14...

STUPRO CONSENZIENTE

Ho notato e sottolineo con “amaro stupore” che non é stato dato alcun rilievo particolare (né su FB né sulla stampa) dell’infame sentenza pronunciata dal Tribunale di Barcellona.

Riassumo velocemente il fatto :
Una ragazzina di 14 anni é stata costretta da CINQUE UOMINI ADULTI ad entrare in una casa e dopo averla drogata, hanno TUTTI E CINQUE per tutta la notte, abusato di lei.
La Polizia spagnola, a seguito della denuncia presentata, ha arrestato i CINQUE CRIMINALI.

La Corte del Tribunale di Barcellona ha derubricato il fatto da VIOLENZA CARNALE ED ASSOCIAZIONE A DELINQUERE in semplice “abuso”.
Motivo ?
Semplice, la ragazzina NON HA URLATO.

L’accusa ha fatto presente ai Giudici che essendo in stato d’incoscienza per la droga somministrata, non era ovviamente in grado né di urlare né di difendersi.

Ma i Giudici hanno ritenuto il comportamento SILENZIOSO della ragazza un’attenuante del crimine, anzi sminuendone il valore.
Pena : 6 mesi.

Quindi da oggi in Spagna si possono violentare ragazzine ma bisogna prima (in un modo o nell’altro) renderle SILENZIOSE.
Oppure violentare Donne mute.
L’importante é che non sussurrino nemmeno “aiuto”.

Scusate….ma come ci siamo finiti nella merda ?

Claudio Khaled Ser

Gabriella Corsaro: «Odio su di noi per aver cantato “Bella ciao” e Salvini non li ferma»

di Marco Buttafuoco

La valanga d’insulti scatenata dalla macchina di propaganda salviniana (la cosiddetta bestia) non si è ancora completamente esaurita. Gabriella Corsaro, la militante del Pd (e di Libera) protagonista del video che la vede cantare Bella Ciao, dopo la manifestazione del Capitano nel centro di Parma del 31 ottobre non è per niente intimorita o piegata, dai feroci commenti che si sono riversati su lei. Commenti sessisti, volgari, quasi mai politici, espressi con un linguaggio da trivio oramai sdoganato dalla destra italiana. Lei è segretaria del circolo Pd dello storico quartiere dell’ Oltretorrente.

Ci può raccontare cosa è avvenuto esattamente. Nel guazzabuglio dei commenti social si legge anche che lei e la sua amica avete cercato di disturbare il comizio di Salvini.

A parte il fatto che io sono contraria a contestare gli avversari mentre parlano, e penso che Salvini abbia diritto di parlare in qualsiasi luogo, un gesto simile non sarebbe stato possibile. Nel centro di Parma si svolgevano quella sera due manifestazioni. Una della Lega e una, a poca distanza, della sinistra. Le forze dell’ordine hanno tenuto ben separati distanti i due schieramenti e non c’è stato mai contatto fra i due gruppi. Tutto è avvenuto dopo, quando sono finiti i rispettivi comizi.

La mia amica ed io abbiamo imboccato Via Farini, la strada in cui Salvini e Lucia Bergonzoni avevano tenuto il loro discorso. Il primo era intento a stringere mani e a scattare selfie. Gli siamo passate vicino, attraversando una barriera rumorosa di voci che inneggiavano alla prossima liberazione dell’Emilia Romagna, che evocavano fosche invasioni del territorio italiano, sostituzioni etniche e via dicendo. A un certo punto un ragazzo, magro, mingherlino si è avvicinato a Salvini rivolgendogli un gesto volgare, fuori luogo. È intervenuta la sicurezza che l’ha trascinato via in malo modo. Quel ragazzo ha sicuramente sbagliato, ma la reazione è stata davvero esagerata. Mettermi a cantare Bella ciao è stato istintivo. Era il mio modo di reagire a quell’intervento e a quelle voci esasperate che parlavano di una terra libera e civile come la nostra, come di una dittatura da incubo. D’altronde io canto e dirigo cori. È stata la reazione più istintiva.
Come hanno reagito i sostenitori di Salvini?

…il giorno dopo mi ha chiamato il segretario cittadino del partito per avvertirmi che ero diventata un bersaglio di massa dei degli haters sovranisti. Anche i miei genitori, che vivono in Calabria, si sono allarmati. Ho deciso di far decantare le emozioni, certo non piacevoli, e di commentare l’avvenuto solo ora. Non sono pentita né spaventata, ma quanto sta avvenendo è veramente inquietante. Il problema è che i commenti politici, le critiche argomentate sull’ episodio che mi ha visto coinvolta sono state sommerse da uno tsunami di considerazioni sul nostro aspetto fisico, sul nostro essere sexy o meno, su una nostra presunta infelicità esistenziale. Chi non risponde a questi canoni estetici, non dovrebbe, secondo questi giudizi ridicoli, nemmeno parlare. Purtroppo è una mentalità, a quanto ho scoperto, molto diffusa.

La cosa triste è che molti commenti astiosi sono stati scritti da donne. Con ogni evidenza molte pensano che per stare nel branco dei probabili vincitori sia più opportuno accettare la volgarità, anche quella che ci colpisce. Eppure la Lega presenta come candidato alle Regionali Lucia Bergonzoni (dalla quale, mi sarei anche aspettata una parola, una presa di distanza, un’intenzione gentile). Altro che l’Orwell citato a sproposito da Salvini. Stiamo assistendo al ritorno di una mentalità arretratissima, che vede la donna solo come una specie di bambola, che può affermarsi solo in base alla sua venustà. Come se ai politici uomini dovesse essere chiesto un esame di bellezza prima di esprimersi, o si dovesse accertare la loro virilità. Il commento più sconcertante è stato comunque quello di una signora che mi ha rimproverato il mio essere immigrata dalla Calabria.

I commenti sul mio personale li dimenticherò presto, anche perché ho una vita molto ricca e intensa, della quale cui non devo dar conto a nessuno. Sono una militante, non mi tirerò indietro per le sciocchezze che mi hanno detto. Quello che m’inquieta è però questo clima di volgarità e odio che sta salendo. Non si tratta più, come pensano alcuni, di pochi sconsiderati che diffondono acredine e negatività. I manager delle comunicazioni di Salvini e soci sanno benissimo cosa scrivono molti loro seguaci e non fanno niente per fermarli. E l’odio, lo abbiamo visto anche in epoche non lontane, può fare molto male.

(Da Non Ha Stata Più La Boldrini)

Il delirio del dirigente leghista: “Nonnetta mai eletta, vuole mandare Salvini nei campi di concentramento”
Di Giovanni Macchi
Continuano le polemiche tra la destra italiana (Lega in primis) e Liliana Segre. Il segretario leghista di Lecce Riccardo...

Il delirio del dirigente leghista: “Nonnetta mai eletta, vuole mandare Salvini nei campi di concentramento”

Di Giovanni Macchi

Continuano le polemiche tra la destra italiana (Lega in primis) e Liliana Segre. Il segretario leghista di Lecce Riccardo Rodelli ha scritto un comunicato stampa in cui attacca la senatrice, dopo la vicenda dell’astensione del centrodestra nel voto per l’istituzione della Commissione contro odio e razzismo.

Nel testo, Rodelli definisce a vario titolo Liliana Segre “nonnetta mai eletta”, “Mrs. Doubtfire di palazzo Madama”, evocando anche una presunta volontà di mandare Salvini nei campi di concentramento.“Le rivoluzioni – scrive Rodelli – si inaugurano con le nuove parole, le dittature con l’abrogazione, la proibizione, la mutazione delle parole. Ovvio che corra ai rimedi, ovviamente ammantati dei più santi e venerabili principi provvisori che contraddistinguono la loro etica imputridita di doppiopesismo e doppia e magari tripla morale. Usando come avanguardia e maschera un personaggio che non possa essere ‘attaccato’: una vecchietta ben educata, reduce dai campi di concentramento, mai eletta”.

“La Mrs. Doubtfire di palazzo Madama. Ed ecco servito il ricatto, l’estorsione perfetta – continua l’esponente leghista – L’ avvertimento minaccioso e sinistro col quale ti tapperanno la bocca: perché non puoi dire più niente, devi chinare la testa, tacere, accettare di bere sino in fondo il calice dell’amarezza. E allora che significa ‘Commissione sull’Antirazzismo e l’odio’? La verità è nelle ultime inquietanti parole che la nonnetta, a nome del PD che l’ha redatta, dove per odio, razzismo e intolleranza si intende ‘ogni forma’ di ‘nazionalismo’, ‘etnocentrismo’ e similia”.

“In pratica: il ‘prima gli italiani’ e solo quello. È Salvini e i salviniani l’unico scopo. Come è Salvini il solo scopo di questo governo. Il suo internamento in un solitario campo di concentramento, dove attenti agli altri, molti potrebbero andare a fargli compagnia per un commento su fb”, prosegue nel suo comunicato Rodelli.

Il leghista parla poi di un piano di “sostituzione etnica, dove il popolo europeo potrà essere sostituito con un nuovo popolo, dove la libertà diventa un tutto uguale a tutto dove nessuno sa più chi è. E perciò si diventa un esercito a disposizione del primo turbo capitalista che saprà impadronirsene: separati e soli, smemorati e senza punti di riferimento, saremmo la nuova servitù della gleba”.

…Inutile dire che parlare di “campi di concentramento” per Salvini in un post su Liliana Segre sia sembrato a molti a dir poco inopportuno. Ancora meno opportuni sono apparsi gli epiteti riservati da Rodelli alla senatrice passata, lei sì, dai lager nazisti.

Balotelli, Liliana Segre: benvenuti nell’Italia razzista e negazionista. Che oggi è maggioranza
Di Lorenzo Tosa
Parola d’ordine: negare. Negare sempre. Contro ogni evidenza.
Gad Lerner l’ha riassunto mirabilmente con un post: “Gli insulti contro...

Balotelli, Liliana Segre: benvenuti nell’Italia razzista e negazionista. Che oggi è maggioranza

Di Lorenzo Tosa

Parola d’ordine: negare. Negare sempre. Contro ogni evidenza.

Gad Lerner l’ha riassunto mirabilmente con un post: “Gli insulti contro Liliana Segre erano inventati. I buuu razzisti contro Balotelli li ha sentiti solo lui. È l’ultima moda del negazionismo, versione furba del razzismo”.

Accade, così, che anche episodi che, fino a qualche anno fa, avrebbero ricevuto uno sdegno bipartisan – ipocrita quanto vuoi ma comunque obbligato – oggi finiscono per spaccare l’opinione pubblica come se fossero una faida tra opposte tifoserie.

Di fronte a un ragazzo di quasi trent’anni che viene preso di mira dai tifosi (si fa per dire) avversari e si sfoga scagliando la palla sugli spalti, nessuno si sarebbe sognato di non indignarsi, di non prendere le sue difese, di dargli del bugiardo, del simulatore.

Invece accade. Continuamente. Accade che il tecnico del Verona, Ivan Juric, nel post partita difenda i suoi tifosi: “Ma quali insulti razzisti, solo sfottò”. Accade che il Presidente della Verona attacchi addirittura Balotelli, colpevole di aver infangato il buon nome della città, della società e dei suoi tifosi.

Accade addirittura che l’ex ministro della Famiglia e agli Affari europei, leghista e veronese doc, parli esplicitamente di “gogna mediatica contro Verona”, quasi che fossero i tifosi le vittime e Balotelli il carnefice.

Il rovesciamento della realtà, tutto italico, sui temi del razzismo, dell’omofobia, dei diritti in generale, ora è davvero completo. Ciò che resta del caso Balotelli è un Paese che ha smarrito definitivamente il confine tra diritto di critica e discriminazione, in cui un’intera classe politica non si alza e resta in silenzio in Senato di fronte a una donna di 89 anni sopravvissuta all’Olocausto.

In cui due sindaci – anche loro leghisti – sfilano in parata con la fascia tricolore al Campo della Memoria di Nettuno per rendere omaggio ai caduti della X Mas, tra teste rasate, uniformi e gagliardetti repubblichini.

In cui due studentesse di 14 anni, a Latina, imbrattano i muri del proprio liceo con svastiche e bestemmie. In cui un genitore prende a pugni un ragazzo di 17 anni al grido di “negro di m..”. Tutto questo oggi è diventato normale.

E, se osi denunciare, alzare la voce, lo fai a tuo rischio pericolo perché la maggioranza di questo Paese – è bene che tu lo sappia – non starà della tua parte, aizzata da mandanti politici e morali precisi, con nomi e simboli di partito che tutti conosciamo, che su questo clima soffiano quotidianamente.

Siamo arrivati, non da oggi, a un punto di non ritorno in cui abbiamo costretto il figlio di una deportata ad Auschwitz a dover intervenire sul principale quotidiano italiano per difendere pubblicamente la propria madre; abbiamo messo alla gogna un giocatore che ha osato ribellarsi ai cori razzisti di una curva.

Solo fino a tre anni fa – neppure decenni – sarebbe stato inconcepibile. Oggi è normale. E chi lo fa gode di una protezione politica e culturale che non ha precedenti negli ultimi cento anni.

Di più: possono permettersi di negare la realtà, anche di fronte a immagini, video, testimonianze incrociate. Non importa quanto un fatto sia vero, ma quante persone sono disposte a credere il contrario.

Joseph Goebbels, la mente della propaganda nazista, ne aveva ricavato un dogma: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.

In un tempo brevissimo, quasi senza accorgercene, siamo passati da un ridimensionismo diffuso (“Esagerati”, “Ma quale fascismo”, “Sono solo idioti”) a un vero e proprio negazionismo di ritorno, per cui i 200 messaggi d’odio ricevuti da Liliana Segre sono inventati, i buuu razzisti li ha sentiti solo Balotelli.

Il principio è semplice: “È la nostra parola contro la vostra. E oggi noi siamo di più. Siamo maggioranza. Fatevene una ragione”. È questo, in fondo, l’aspetto più sinistro e inquietante con cui oggi ci ritroviamo a fare i conti. Perché è esattamente così che è cominciato il fascismo.

Chi nega il razzismo è il miglior alleato dei razzisti
di Giulio Cavalli
Avete voglia di trovare fogne che marciscono di odio e di razzismo? Davvero? Avete voglia una volta, una volta soltanto, di abbandonare le frasi fatte contro i social, la rete e...

Chi nega il razzismo è il miglior alleato dei razzisti

di Giulio Cavalli

Avete voglia di trovare fogne che marciscono di odio e di razzismo? Davvero? Avete voglia una volta, una volta soltanto, di abbandonare le frasi fatte contro i social, la rete e internet (che vengono comode per fingere di dimenticare ciò che accade qui fuori) e capire una volta per tutte come il problema non sia l’anonimato ma il fatto che gli spargitori di bile si sentano impuniti ovunque, mica solo su Facebook? Bene, allora fatevi un giro negli stadi italiani (Verona contro Balotelli è solo l’ultimo caso) e vi rendete conto che anche lì ci sono tutti gli elementi tipici della circuitazione dell’odio (che sia razziale o di qualsiasi altra natura).

C’è la vigliaccheria, innanzitutto. Perché non tutti i vigliacchi sono fascisti e razzisti ma tutti i razzisti e fascisti sono vigliacchi. Insultano la Segre tutti belli tronfi sui loro profili social ma dicono di non essere neonazisti. Insultano un calciatore nero ma dicono di non essere razzisti. Sfilano con le facce di Mussolini e con il braccio teso e poi negano di essere fascisti. Allo stadio, allo stesso modo, si fanno forti mentre sono nascosti nella mandria del tifo ma poi addirittura fanno gli offesi quando qualcuno li racconta per quello che sono. Gli stadi sono ottimi catini, come i social e come i discorsi da bar, come quei luoghi in cui ci si sente liberi di esprimere la parte peggiore di se stessi: il problema è che lo spazio in cui dare il peggio ormai è diventato ampio, troppo ampio, e sconfina anche lì dove finisce per inquinare il vivere civile. Perché se li prendi uno a uno, questi urlatori da stadio, anche loro alla fine balbettano. Vigliacchi, insomma.

Ci sono i negazionisti. … questi negazionisti sono in giacca e cravatta, ricoprono ruoli dirigenziali (presidenti di club, ad esempio) e continuano ad applicare il benaltrismo: vorrebbero dirci che gli insulti razzisti sono solo dei buuu contro l’avversario di turno e il fatto che gli improperi siano indirizzati al suo colore della pelle non è vero, dicono che è solo “ironia”, “innocenti sfottò”, “robe da curva” e in realtà non si rendono conto che i negazionisti travestiti da minimizzatori sono i migliori alleati dei razzisti.

E infine, se ci pensate, ci sono anche i mancati provvedimenti: negli stadi italiani ormai l’ostentazione dell’odio razzista è diventato all’ordine del giorno eppure poco si muove al di là delle belle parole. Si commina qualche multa (come un prurito) alle società e si inventa qualche nuovo slogan eppure i colpevoli sembrano non pagare mai. Eppure negli stadi si entra con nome e cognome, si è identificabili per tutta la durata della partita da telecamere sempre puntate e esistono già leggi chiare che sembra faticoso riuscire ad applicarle.

 

Ora capite perché fingere che l’odio sia una dinamica “solo” della rete è qualcosa che non ha senso? In rete ci sono le stesse persone che ci sono negli stadi, nei bar, nell’urna elettorale, negli uffici e nelle piazze. Per questo sarebbe ora di affrontare sul serio il problema. Sul serio.

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