Beirut, Libano, 4 agosto

Giacometti Biennale di Venezia 1962

Giacometti
Biennale di Venezia 1962

Anna Masutti è un'infermiera, è una mamma, è la mamma di una figlia lesbica. Il suo nome è Maddalena, oggi di anni ne ha 18 ma solo l'11 ottobre del 2017 ha conosciuto il giorno della sua liberazione: il coming out, l'inizio della sua vita...

Anna Masutti è un’infermiera, è una mamma, è la mamma di una figlia lesbica. Il suo nome è Maddalena, oggi di anni ne ha 18 ma solo l’11 ottobre del 2017 ha conosciuto il giorno della sua liberazione: il coming out, l’inizio della sua vita vera.

Perché prima di allora, quella di Maddalena non era davvero la sua vita né tantomeno quella che sognava: veniva derisa dai compagni e dalle compagne di scuola, in classe era emarginata e il prete del paese tentò persino di rieducarla, di “riparare” il suo orientamento sessuale.
Tutto questo perché, fin da piccola, Maddalena amava vestirsi “da maschio” e anche a Carnevale, come raccontato dalla madre a la Repubblica, “il suo costume era quello di Zorro invece che quello da principessa: ma se lei era felice così, lo eravamo anche noi”.

Una felicità, però, destinata a scomparire presto, già intorno ai 10 anni Maddalena ha iniziato a spegnersi, giorno dopo: “La mia bambina da un giorno all’altro inizia a sfiorire. Non mangia più, non vuole più vedere gli amici, vive con il cappuccio della felpa in testa. La prendevano in giro perché faceva il maschio. Nessuno ha capito che il suo dolore nasceva dal sentirsi diversa. E guardata e giudicata male perché strana, fuori dai canoni”.

Ed è proprio in qualità di madre che Anna Masutti, oggi, chiede che il Parlamento non resti più a guardare, che intervenga, che approvi la legge contro l’omotransfobia e la misoginia, per il bene non solo di sua figlia ma dei figli di tutte e di tutti: “Oggi mia figlia è felice ma le aggressioni contro gay e lesbiche sono continue, anche se pochissimi denunciano. Sono nati dei veri gruppi di odio contro i nostri ragazzi. A volte, mi dice Maddalena, faccio finta di essere etero per non dare spiegazioni. La strada è ancora lunga”.

E questa strada, care Anna e Maddalena, la percorreremo insieme, fianco a fianco. E non ci fermeremo finché questo cammino per l’uguaglianza non sarà completato.

Alessandro Zan

Tu invece mi sa che ti mangeresti i migranti con tutto il barcone. vento ribelle

Tu invece mi sa che ti mangeresti i migranti con tutto il barcone.

vento ribelle

Italia, 1995 «Me la ciula! Me la ciula!» Un disperato Massimo Boldi, nel film “Vacanze di Natale ‘95”.

Italia, 1995
«Me la ciula! Me la ciula!»
Un disperato Massimo Boldi, nel film “Vacanze di Natale ‘95”.

Nico Conti

Di Maio e Di Stefano alla Farnesina: non ci resta che piangere. O indignarci

di Umberto De Giovannangeli

No, il correttore non ha colpa. Provare per credere: battete Libano. Non verrà corretto in Libia. Scrivete libanesi, non viene trasformato in libici. O viceversa. No, il correttore malandrino non c’entra proprio niente nella maldestra uscita virtuale del sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. C’entra, eccome se c’entra, l’ignoranza. Ma il buon, si fa per dire, Manlio, può dormire sonni tranquilli. Non sarà certo il suo capo, alla Farnesina e nei 5 Stelle, a poterlo mettere dietro la lavagna: perché cosa avrebbero dovuto fare a lui, Luigi Di Maio, il ministro degli Esteri che colloca Augusto Pinochet in Venezuela e la Russia nel Mediterraneo?!

Dilettanti allo sbaraglio. Dilettanti e pure asini. Ecco a chi è in mano la nostra politica estera. La vicenda dell’asino Manlio è nota: In un tweet scritto dopo le forti esplosioni a Beirut, capitale del Libano, manda un abbraccio “ai nostri amici libici”, scatenando le critiche degli utenti. Poi si accorge dell’errore e corregge scrivendo “libanesi”. “Grandissimo sottosegretario agli esteri poi magari impara la geografia!“, ribatte un utente. E l’esponente M5S risponde alle critiche ricevute: “C’è poco da scherzare con queste cose, ho sbagliato a scrivere, i morti invece restano, fenomeni”. Molto dura la replica dell’ex cinquestelle Luis Orellana, tra i primi epurati dal Movimento.

“Molti hanno fatto ironia sul tuo errore perché talvolta si sceglie di ridere per non piangere avendo te al Governo. Anche in questa tua replica sei vergognoso: attacchi chi ti critica, bastava solo chiedere scusa per l’errore fatto ma il tuo ego smisurato non te lo consente”..Smisurato quanto la sua ignoranza, nel senso latino del termine. E si che da sottosegretario agli Esteri, Di Stefano ha la delega all’Asia. Ma Di Stefano ne deve fare di strada asinesca per competere con “Giggino”.

Da Pinochet in Venezuela al presidente cinese Ping Lo scivolone più noto rimane quello compiuto nel 2016, con un post su Facebook in cui le critiche a Matteo Renzi chiamavano in causa Augusto Pinochet: il dittatore, però, per Di Maio si era trasferito dal Cile al Venezuela. “Mi prendo tutte le responsabilità” Un lapsus, corretto dopo 10 minuti”, disse Di Maio.

una svista che che non è sfuggita ai tanti commentatori su Facebook: … “Io, laureato con lode, master in critica giornalistica, esperienze lavorative pregresse importanti, stipendio 1000 euro al mese. Di Maio: senza laurea, senza master, vendeva bibite al San Paolo, stipendio €€€ Ahimè, povera Italia”.

…A novembre 2018, durante la visita in Cina, Di Maio tiene un discorso a Shanghai, durante l’International Import Expo. “Ho ascoltato con molta attenzione il discorso del presidente Ping”, dice il grillino, proponendo una versione non corretta del nome del presidente cinese. Finisce qui? Macché. A febbraio dello scorso anno, mentre la Francia era infiammata dalle proteste dei gilet gialli, Di Maio -con Alessandro Di Battista- è volato in terra transalpina per incontrare uno dei leader del movimento, Christophe Chalencon. Il “salto in Francia” dei due big grillini, visto in particolare il ruolo istituzionale di Di Maio, crea tensione tra Parigi e Roma. Per fare chiarezza, scrive Di Maio su Facebook l’8 febbraio, il capo politico del M5S invia una lettera a Le Monde e a tutti i francesi: nella missiva, si fa riferimento alla “tradizione democratica millenaria” della Francia. La Rivoluzione, però, è datata 1789.

La Francia di Napoleone, in Russia, ci lasciò le penne. A Di Maio, quantomeno dal punto di vista della reputazione, è successa una cosa simile. Qualcuno, su Twitter, si è divertito a pubblicare l’estratto di un intervento in cui il leader grillino mostrava le sue scarse conoscenze di geografia definendo la Russia “un Paese del Mediterraneo”.

Basta così, per carità di patria. Di Maio, Di Stefano: non ci resta che piangere. O indignarsi, se ne siamo ancora capaci.

Il 52,2% dei follower di Giorgia è falso. Il restante 47,8% - data la foto profilo in ultra Photoshop - crede invece di seguire Meg Ryan. A parte gli scherzi, tutta la misera umana dei nazional/sovranisti è in questo dato. Perché sono incapaci di...

Il 52,2% dei follower di Giorgia è falso.
Il restante 47,8% – data la foto profilo in ultra Photoshop – crede invece di seguire Meg Ryan.
A parte gli scherzi, tutta la misera umana dei nazional/sovranisti è in questo dato.
Perché sono incapaci di essere onesti, anche e soprattutto sui social.

Fabrizio Del Prete

“Il Covid non esiste: niente distanze. Se tuo figlio è malato tienitelo in casa”. Questa brutale risposta è stata data in spiaggia, in Toscana, da due donne ad una mamma di un bambino uscito da un trapianto. Lei aveva solo chiesto il rispetto delle...

  1. “Il Covid non esiste: niente distanze. Se tuo figlio è malato tienitelo in casa”.
    Questa brutale risposta è stata data in spiaggia, in Toscana, da due donne ad una mamma di un bambino uscito da un trapianto. Lei aveva solo chiesto il rispetto delle regole, e queste persone l’hanno aggredita con quella che è stata definita come una cattiveria unica. A muso duro proprio.
    E meno male che sono intervenuti altri bagnanti a proteggere la donna e il piccolo.
    Allora con tutto il cuore: che le prendano e gliela facciano pagare a norma di legge. Perché con certa gente ci vuole tolleranza zero.
    Ah, per la cronaca: questi son gli effetti di chi, da mesi, va in giro sbavando su teorie complottiste varie. Perché gli imbecilli (scusate il termine) non aspettavano altro che qualcuno desse loro il via. E così, ora che son liberi, a pagarne le conseguenze sono i più fragili.

    Leonardo Cecchi

    Cappellov
    “Questo Paese ha bisogno di regole, ordine e disciplina, no al caos". “Se sputi, dai un calcio o tiri un sasso a un poliziotto o a un carabiniere, vai in galera". Ok, Matteo, stavolta mi hai convinto. Hai ragione tu. Basta al caos: ORDINE E...

    “Questo Paese ha bisogno di regole, ordine e disciplina, no al caos”.
    “Se sputi, dai un calcio o tiri un sasso a un poliziotto o a un carabiniere, vai in galera”.
    Ok, Matteo, stavolta mi hai convinto.
    Hai ragione tu.

    Basta al caos: ORDINE E DISCIPLINA, come diceva la buonanima, poche storie!
    Chi alza un dito contro un poliziotto o un carabiniere deve filare in carcere senza passare dal via.
    E a questo punto, visto che finalmente siamo d’accordo, se mi permetti vorrei segnalarti il caso di due uomini che hanno non solo insultato, ma anche aggredito dei poliziotti, in passato, che inspiegabilmente non sono finiti in galera.

    Il primo, nel 1996, fu condannato a 4 mesi e 20 giorni di reclusione per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
    Dei poliziotti erano stati mandati a perquisire la sede del suo partito, a Milano.
    E questo non solo li insultò, ma tentò addirittura di MORDERE IL POLPACCIO di un agente.
    Purtroppo, però, per colpa di una legge buonista, non scontò un solo giorno di carcere.
    Una vergogna, Matte’, inutile dirlo.

    Il secondo, invece, nel 1999, fu condannato a 30 giorni di carcere per oltraggio a pubblico ufficiale.
    In quell’occasione, lanciò delle uova contro le forze dell’ordine.
    Se la prese con dei poliziotti che facevano solo il loro dovere, presidiando il comizio di un politico che non piaceva a questo incivile.
    E anche lui, per colpa di una magistratura sinistrata che tutela questo genere di violenti senza rispetto, non finì neanche un giorno di galera.
    Come dici? È una vergogna?
    Siamo d’accordo, Matte’: è uno schifo.

    Anzi, ti dirò di più: entrambi i teppisti in questione, poi, sono addirittura diventati ministri della Repubblica.
    Pazzesco, siamo davvero in mano a un sistema marcio che protegge i criminali e volta le spalle agli eroici carabinieri e poliziotti che rischiano la vita per noi.

    I due violenti in questione si chiamano Roberto (detto “Bobo”) Maroni (quello che cercò di azzannare la gamba al poliziotto) e Matteo (detto “Capitan Disagio”) Salvini (quello che lanciò le uova ai poliziotti).
    Segnati questi due nomi, perché quando finalmente ripristineremo l’ORDINE e la DISCIPLINA, subito dopo aver spezzato le reni alla Grecia, faremo assaggiare un po’ del nostro olio di ricino a quei due nemici della Patria.
    A noi!

    Emiliano Rubbi

    Manuela Dejoannon

    Manuela Dejoannon

    Suicida a 14 anni, respinto dall'Europa: si chiamava Ali e sognava di fare il medico Ali Ghezawi aveva 14 anni, e sognava di fare il cardiologo. Sognava, perché non lo sarà mai: si è tolto la vita, all'interno di un centro per famiglie del Limburgo,...

    Suicida a 14 anni, respinto dall’Europa: si chiamava Ali e sognava di fare il medico

    Ali Ghezawi aveva 14 anni, e sognava di fare il cardiologo. Sognava, perché non lo sarà mai: si è tolto la vita, all’interno di un centro per famiglie del Limburgo, in Olanda. Si è ucciso perché non poteva farcela più: era in fuga da nove anni, fin da quando lui e la sua famiglia erano scappati da Daraa, in Siria. Scappavano dalla guerra e dalla fame, lui insieme ai genitori e i cinque fratelli e sorelle. Sono fuggiti in Libano, dove hanno vissuto in un campo profughi, e poi hanno ottenuto l’asilo in Spagna.

    Tuttavia, la delusione per le condizioni di vita e la mancanza di lavoro nel Paese iberico, a Murcia, avevano spinto la famiglia in Olanda, dove però, in base alla normativa Ue, la loro richiesta di protezione era stata respinta. Così era iniziato un nuovo calvario per Ali e la sua famiglia, rimbalzati da un Paese europeo ad un altro.

    Tornati in Spagna, i Ghezawi erano stati invitati ad andarsene, a causa dei documenti scaduti, e una volta rientrati nei Paesi Bassi, si erano visti rifiutare di nuovo il permesso di soggiorno. “Quando abbiamo saputo che non potevamo rimanere in Olanda ad Ali è scattato qualcosa dentro”, ha detto Aisha. “Non voleva più parlare o mangiare”. Ali aveva già tentato il suicidio lo scorso anno, ma l’intervento del padre lo aveva salvato. Ieri invece Ali è riuscito nel suo disperato intento, così oggi il piccolo siriano che voleva diventare un medico è stato sepolto, nello strazio della famiglia.

    globalist

    Fabrizio Delprete

    Mascherina obbligatoria - Manuela Dejoannon

    Mascherina obbligatoria
    – Manuela Dejoannon

    Ha votato la fiducia al governo Monti. Ha sostenuto e approvato il Salva Italia. Ha sostenuto e approvato il trattato europeo di Lisbona. Ha sostenuto e approvato l'accordo di Dublino sui migranti. Ha votato la Legge Fornero. Ha votato lo scudo...

    Ha votato la fiducia al governo Monti.

    Ha sostenuto e approvato il Salva Italia.

    Ha sostenuto e approvato il trattato europeo di Lisbona.

    Ha sostenuto e approvato l’accordo di Dublino sui migranti.

    Ha votato la Legge Fornero.

    Ha votato lo scudo fiscale e tutti i condoni per salvare gli evasori dalla galera.

    Ha votato il Lodo Alfano, il Legittimo Impedimento e tutte le leggi ad personam per salvare Berlusconi (che vorrebbe senatore a vita) dalla galera.

    Ha votato Ruby nipote di Mubarak.

    Ha nel partito nostalgici del Duce, capibastone assortiti e gigli in fior come La Russa e Santanché.

    Ha un passato politico quasi trentennale (benché giovane, ma nella vita non ha fatto altro) oltremodo imbarazzante e colpevole: di sicuro fino al 2011, di sicuro durante e dopo il lockdown.

    Eppure ancora parla, anzi urla, e ha il coraggio di dare lezioni politiche agli altri, dall’alto di non si sa bene cosa, parlando (anzi urlando) alla pancia del paese e titillando troppo spesso gli istinti peggiori degli elettori (per esempio su temi come famiglia e immigrazione). E cresce pure nei sondaggi.

    Ormai in questo paese vale tutto. È davvero tutto fantastico.

    Andrea Scanzi

    Lucillola

    ui è Giuliano Felluga. È (era) responsabile della Protezione civile di Grado, in provincia di Gorizia. Il suo problema è (era) sedare la rivolta scoppiata ieri all'interno dell'ex caserma Cavarzerani di Udine, dove 400 migranti hanno dato il via a...

    ui è Giuliano Felluga. È (era) responsabile della Protezione civile di Grado, in provincia di Gorizia.
    Il suo problema è (era) sedare la rivolta scoppiata ieri all’interno dell’ex caserma Cavarzerani di Udine, dove 400 migranti hanno dato il via a disordini contro la decisione del sindaco leghista, Pietro Fontanini, di tenerli in quarantena.
    Felluga, forte di una conoscenza grammaticale da sottosviluppo spunto, ha proposto una sobria soluzione nazista: “Non preoccupatevi stiamo organizzando gli squadroni della morte e nel giro di due giorni riportiamo la normalità… Quattro taniche di benzina e si accende il forno crematorio, così non rompono più”.
    La Protezione Civile lo ha (ovviamente) sospeso, ma qui ormai il problema è nazionale. E morale. È in atto un pericolosissimo incancrenimento fatto di ignoranza, violenza, razzismo e fascismo. E una parte (quella peggiore) di destra italiana soffia su questo fuoco vile e vomitevole, come conferma anche la continua rumenta che si legge sui social.
    Siamo messi male. E se questi andranno al governo, sarà il disastro.

    Andrea Scanzi

    “Se il virus tornerà sapremo con chi prendercela” dicono oggi i sovranisti riferendosi a immigrati e governo. Facciamo allora due conti. I dati appena resi noti dell’indagine seriologica condotta da Istat, Ministero della Salute e Croce Rossa hanno...

    “Se il virus tornerà sapremo con chi prendercela” dicono oggi i sovranisti riferendosi a immigrati e governo.

    Facciamo allora due conti.
    I dati appena resi noti dell’indagine seriologica condotta da Istat, Ministero della Salute e Croce Rossa hanno rilevato che il numero di persone che ha contratto il coronavirus in Italia è, in realtà, 6 volte la cifra accertata con i tamponi.
    Quindi non 260mila, bensì 1,5 milioni di persone.

    Ovvero, per ogni persona infetta rilevata col tampone (perché magari ha avuto sintomi) ce ne sono state 6 asintomatiche che hanno avuto il coronavirus, sono state contagiose, ma non lo hanno mai saputo.
    Questo vuol dire che da mesi, anche dopo il lockdown, decine se non centinaia di migliaia di italiani asintomatici, sono andati e vanno in giro con il virus addosso, senza nemmeno saperlo.
    Rischiando, inconsciamente, di contagiarne altri.

    In questi stessi due mesi, con questa impressionante mole di mine vaganti, un politico ha tenuto ogni giorno assembramenti in ogni angolo d’Italia.
    Centinaia se non migliaia di persone a cui ovviamente nessuno faceva test o tamponi all’ingresso, ma a cui lui stringeva e baciava mani, passava cellulari, toccava il viso.

    Ora.
    Quanti sono gli italiani attualmente positivi al virus e quindi potenzialmente contagiosi?
    Sono 12.482. Si tratta di cittadini a cui è stato fatto il tampone e che ora si trovano in isolamento o in ospedale.
    Ma abbiamo anche detto che per ogni positivo accertato e in isolamento, ce ne sono almeno altri 6 che sono positivi senza saperlo.

    E quindi, oggi, abbiamo circa 50mila italiani positivi che vanno in giro inconsapevoli di essere potenzialmente contagiosi.
    Magari pure ai comizi.
    Ripeto: 50mila.
    Sapete quanti sono, tra i 6mila sbarcati a luglio, quelli risultati attualmente positivi? In realtà di preciso non lo sa nessuno, ma indicativamente parliamo dell’1,5%. Quindi appena alcune decine di persone.
    Ma esageriamo: facciamo centinaia.

    Ebbene, secondo voi a cosa dovremo una eventuale seconda ondata?
    Ai 50mila italiani positivi che nemmeno sanno di esserlo e vanno comprensibilmente in giro, in discoteca e ai comizi?
    Ovviamente no.

    Sarà tutta colpa dei migranti.
    Che, a differenza di quanto avviene per i comizi, appena sbarcano vengono sottoposti a test e/o tampone, quindi individuati, isolati e controllati. O di qualcuno di loro che riesce a fuggire.
    In fondo si sa: un solo africano contagia più di 50mila italiani.
    E’ scienza.

    Emilio Mola