Domani è il centesimo anniversario della nascita del Partito Comunista: un sogno troppo spesso tradito
Cento anni fa nacque il Partito comunista italiano con quella che è passata alla storia come la ‘scissione di Livorno’.
Durante il XVII Congresso...

è il centesimo anniversario della nascita del Partito Comunista: un sogno troppo spesso tradito

Cento anni fa nacque il Partito comunista italiano con quella che è passata alla storia come la ‘scissione di Livorno’.

Durante il XVII Congresso del Partito socialista Italiano, che si tenne nella città della costa toscana presso il teatro Goldoni dal 15 al 21 gennaio 1921, con la partecipazione di 2.500 delegati, la corrente comunista guidata da Amadeo Bordiga, Antonio Gramsci e Umberto Terracini, abbandonò i compagni e si trasferì nel teatro San Marco dove procedette alla fondazione del Partito comunista d’Italia, sezione della III Internazionale (21 gennaio).

Mantenne la denominazione di Partito comunista d’Italia – Sezione italiana dell’Internazionale comunista fino al giugno 1943, quando fu modificata in Partito comunista italiano.

(…) Nel 1984 moriva Berlinguer, cui seguì nella carica di segretario generale Alessandro Natta. Il dato elettorale continuò a evidenziare una fase di grave difficoltà con un calo di consensi al 26,6% nel 1987.
Anche in seguito al crollo del comunismo nei paesi dell’Est europeo il Pci, sotto la guida di Achille Occhetto avviò una profonda fase di trasformazione, culminata nel 1991 nello scioglimento del partito (il congresso si tenne a Rimini dal 31 gennaio al 3 febbraio) e nella contestuale costituzione del Partito democratico della sinistra. L’ala più intransigente, contraria al cambiamento, diede vita al Partito della rifondazione comunista.

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(Il razzismo non ci piace)

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A un certo punto del suo discorso il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è rivolto direttamente a Renzi.
“Voglio dire una cosa” ha detto. E gli ha detto tutto.
“Il Recovery Plan non è stato approvato in qualche oscura cantina di Palazzo Chigi...

A un certo punto del suo discorso il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è rivolto direttamente a Renzi.
“Voglio dire una cosa” ha detto. E gli ha detto tutto.
“Il Recovery Plan non è stato approvato in qualche oscura cantina di Palazzo Chigi ma in incontri bilaterali con tutti i ministri insieme anche ai ministri di Italia Viva.
Quando il sottoscritto ha presentato questa bozza, ha detto: confrontiamoci.
Ma il confronto collegiale lo si può fare anche con toni tranquilli, sereni.
L’effetto di quella operazione, invece, è stata quella di bloccare per 40 giorni il Recovery Plan quando avremmo potuto dare al Paese molto prima la versione aggiornata, anche grazie a voi e grazie alle altre forze di maggioranza, perché in maggioranza si ragiona e si lavora tutti insieme.
Chi ha mai detto che non si poteva discutere? Quando mai non si è discusso? Non avete mai trovato porte chiuse, ma a un certo punto avete scelto un’altra strada. Avete scelto la strada dell’aggressione, degli attacchi mediatici. Avete scelto di parlare fuori e non più dentro. Lo rispettiamo, ma possiamo dire che non è la scelta migliore per il Paese? Possiamo dire che questa situazione non significa avere a cuore il futuro del Paese?”
Punto.

Lorenzo Tosa

di Marco Lillo
Poche ore prima del suo discorso contro Giuseppe Conte gli uffici del Senato hanno pubblicato la dichiarazione dei redditi di Matteo Renzi.
Il senatore ieri ha citato i dati sul Pil in calo ma il suo personale prodotto interno del 2019...

di Marco Lillo

Poche ore prima del suo discorso contro Giuseppe Conte gli uffici del Senato hanno pubblicato la dichiarazione dei redditi di Matteo Renzi.

Il senatore ieri ha citato i dati sul Pil in calo ma il suo personale prodotto interno del 2019 è salito, di molto.

Matteo Renzi ha dichiarato un reddito complessivo di un milione e 92 mila e 131 euro per l’anno 2019 e ha pagato 425 mila e 655 euro di imposte.

Per avere un’idea, nel 2019 (redditi 2018) aveva dichiarato 811 mila euro e nel 2018 (redditi 2017 quando era senza posto in Parlamento) solo 29 mila e 315 euro. Da sindaco di Firenze nel 2013 era fermo a 98 mila euro mentre da premier nel 2016 dichiarava 103 mila euro: un decimo del 2019. Come senatore Renzi porta a casa 14 mila e 600 euro netti circa. Per arrivare a un milione e 92 mila euro quindi mancano all’appello 900 mila euro circa.

Tutte le entrate dei libri di Renzi dovrebbero aggirarsi sui 100 mila euro lordi di diritti. Per il documentario su Firenze prodotto da Lucio Presta fu pagato nel 2018 ben 453 mila euro e non sembra possibile che il senatore documentarista avanzasse ancora qualcosa nel 2019.

Quindi restano 800 mila euro ‘in cerca di autore’. In realtà la cifra sopra il milione non è una sorpresa. Renzi da tempo sostiene che i suoi redditi di conferenziere gli hanno fatto superare il milione di euro nel 2019. Con i suoi amici si è lamentato recentemente della flessione subita a causa del Covid che ha bloccato gli eventi. Renzi su Linkedin appare come un professionista: ‘public speaker’ si legge accanto al suo nome sul sito, non senatore, quello è scritto sotto come ‘attività’.

Ma quanto guadagna per uno speech Renzi?

(…) Secondo L’espresso, che pubblicò la relazione UIF, il prestito per l’acquisto della casa fiorentina, fu restituito in parte, nel 2018, grazie al cachet da 453 mila euro pagato a Renzi da Presta per il documentario.

Per l’acquisto della casa Renzi ha contratto nel luglio 2018 con la moglie Agnese Landini un mutuo del Banco di Napoli da un milione. La restituzione avverrà con 360 rate (scadenza agosto del 2048, quando Renzi avrà 73 anni) di 3646 euro al mese.

(…) Il 2019 è stato l’anno del boom dei suoi speech. A gennaio è a New York per Goldman Sachs. A febbraio è a Riyadh per la Commissione Saudita per il Turismo. A marzo è negli Emirati per due eventi: a Dubai parla di Educazione Globale e ad Abu Dhaby alla New York University.

Sempre a marzo vola a Londra dagli amici di Algebris e poi fa un dibattito alla Debt Capital Markets Conference.

Il 4 aprile alle 16 e 10 parla a Zurigo al Fund Experts Forum e alle 18 e 9 minuti l’Ansa batte: “Governo: Renzi, Salvini-Di Maio basta scuse e foto al parco”. Il senatore è duro con i due ministri: “Li paghiamo per risolvere i problemi: quando se ne renderanno conto?”.

Ad Aprile torna a Riyadh per la Financial Sector Conference. A maggio va allo Swiss Economic Forum di Interlaken e ad Astana in Kazakhstan per il 12esimo Economic Forum. A giugno è a Zurigo per Banque Pictet & Cie.

Poi vola in Cina. La Bojin International lo aveva già invitato alla fine del 2018 e gli organizza un tour. Il 23 è a Pechino (dove interviene anche a un secondo evento per Glaubicz Garwolinska Consultants Conference) poi il 24 giugno a Qingdao e il 25 è a Tai’an. A giugno è a Seoul per l’Asian Leadership Conference 2019. A luglio ad Atene per The Economist. A ottobre vola a New York e a novembre del 2019 è a Londra per parlare di Europa alla Bnp.

Ieri in Senato Renzi ai suoi confidava: “Ora che siamo fuori dal governo farò ancora più conferenze e guadagnerò di più”.

Gooodmorningvietnaaam-Rossana Irsuti

Gooodmorningvietnaaam-Rossana Irsuti

C’è una cosa delle tante bestialità dette oggi in aula che fa più ribrezzo.
E l’ha proferita il leghista Claudio Borghi.
No no, non mi riferisco a quando ha parlato di “defecare”.
Insomma: è Borghi, è un leghista. Che ti aspetti?
Ma è quando ha...

C’è una cosa delle tante bestialità dette oggi in aula che fa più ribrezzo.

E l’ha proferita il leghista Claudio Borghi.

No no, non mi riferisco a quando ha parlato di “defecare”.

Insomma: è Borghi, è un leghista. Che ti aspetti?

Ma è quando ha buttato sul tavolo il numero di morti per milione di abitanti: è lì che ha fatto veramente schifo.

“Noi – ha detto Borghi per attaccare Conte – abbiamo avuto a oggi 1.360 decessi ogni milione di abitanti.

Il Regno Unito 1.311. Gli Stati Uniti 1.276. La Svezia 1.019. Il Brasile di Bolsonaro 984. Siamo i peggiori al mondo”.

Ed è vero, le cifre sono esatte.
Ma c’è un ma.

La competenza della sanità non è governativa, ma regionale.

E tre delle quattro regioni che hanno registrato il maggior numero di decessi per milione di abitanti, facendo schizzare a quei livelli il dato italiano, sono amministrate dalla Lega:

Lombardia e Veneto con i presidenti Fontana e Zaia; Piemonte con il forzista Cirio (ex Lega) e l’assessore alla sanità Genesio (della Lega).
Nel dettaglio la Lombardia ha a oggi registrato 2.623 decessi per milione di abitanti.

Esattamente il doppio (il doppio!) del resto d’Italia.

Il Piemonte 1.935 e il Veneto 1.628.

Risultato?
Il resto d’Italia, quello non amministrato dalla Lega, ha registrato un numero di decessi per milione di abitanti pari a 970: ovvero meno del Regno Unito, degli Usa, del Brasile, della sua adorata Svezia e di tante, tante altre nazioni che ci starebbero davanti in un questo tragico e irrispettoso conteggio, anziché dietro.

Quindi caro Borghi, se davvero vuoi trovare un legame tra decessi e gestione politica non è in casa del governo centrale che dovresti cercare. Ma in casa tua.

E il punto sai qual è?
Che a differenza tua, pur avendo più elementi e ragioni per farlo (tipo i contagiati buttati nelle RSA in Lombardia), a noi non verrebbe mai in mente di cercare una responsabilità diretta fra decessi e gestione politica.
Perché tutti hanno fatto quel che potevano, da Zaia a Cirio, da Bonaccini a Emiliano, da De Luca a Toti, per evitare l’aumento dei morti.

Semplicemente, come nel resto del pianeta, non era, non è e non sarà facile.

Ma fortunatamente noi non siamo te.
Quindi muto Borghi.

Per decenza. Muto.
E limitati a parlare di defecazioni.
Che almeno in quello sei bravo.

Emilio Mola

Abbiamo approvato la “Risoluzione contro il cambiamento climatico”.
In 23 punti definiamo la posizione dell’Italia nella trattativa europea che il Governo ora affronterà: energia, trasporti, industri, agricoltura, infrastrutture, città, finanza...

Abbiamo approvato la “Risoluzione contro il cambiamento climatico”.
In 23 punti definiamo la posizione dell’Italia nella trattativa europea che il Governo ora affronterà: energia, trasporti, industri, agricoltura, infrastrutture, città, finanza verde. Con un primo obiettivo chiarissimo: riduzione entro il 2030 del 55% delle emissioni dei gas climalteranti.

Siamo orgogliosi di questo risultato, soprattutto perché è stato raggiunto in quadro politico non semplice.

Ma sapete chi ha votato contro?

Ovviamente Lega e Fratelli D’Italia. Un no inspiegabile. Perché evidentemente l’ambiente non è una loro priorità. Restituire un mondo migliore alle future generazioni non rientra nella rosa dei principi e dei doveri da rispettare.

Un’occasione persa, per loro.

Ma non importa: noi continuiamo a lavorare per il Paese, per l’ambiente, per il suo sviluppo e la sua tutela. I “no”, faziosi e strumentali, della destra, li lasciamo volentieri a loro.

Andrea Ferrazzi

La Lega non ama le regole: preferisce l’anarchia.
di cittadinanzainformata.it
Pare proprio che, tosto o tardi, toccherà alla compagine di destra prendere in mano la guida dell’Italia. Di per sé, nulla di devastante. Forse solo un avvicendamento che...

La Lega non ama le regole: preferisce l’anarchia.

di cittadinanzainformata.it

Pare proprio che, tosto o tardi, toccherà alla compagine di destra prendere in mano la guida dell’Italia. Di per sé, nulla di devastante. Forse solo un avvicendamento che si verifica puntualmente, a ondate, in tutto il mondo occidentale. Nell’Italia di oggi, però, credo che il problema si ritrovi nel tipo di elettorato che questo esecutivo avrà voluto.

Si tratta spesso di cittadini che hanno dimostrato una profonda insofferenza alle regole. La parola che viene in mente per definirli è anarchici. Ovvio, non i Sacco e i Vanzetti, i Tolstoj, i Bakunin, i De André, ma, molto più banalmente, quelli (e quelle) che non sopportano di essere costretti a seguire le regole. Non è un fenomeno nuovo, naturalmente, forse è un tratto geneticamente trasmesso, sicuramente inasprito dal berlusconismo. La responsabilità di Berlusconi in questo senso è stata ben delineata da Corrado Augias intervistato per la Confessione da Peter Gomez, quando ci dice che “Berlusconi ha corrotto l’Italia”.

I mali dell’Italia, lo sappiamo, sono l’arretratezza, la corruzione, l’evasione fiscale: tutti problemi la cui soluzione si potrebbe trovare solo in un rinnovato patto sociale e nel rispetto delle regole condivise. Non sembra che il centrodestra si distingua per campioni di questa visione.

Matteo Salvini stesso, ad esempio, appoggiando apertamente il movimento #ioapro, dimostra al suo elettorato che c’è spazio per chi, critico nei confronti delle imposizioni del governo, vi si ribella. Ha incominciato presto. Lui stesso lo dice in Secondo Matteo (2016, p. 45) quando racconta di aver fatto salire, da ragazzo, ben 11 amici sulla sua Austin Metro per una gita in Trentino. Certo, sottolinea che non son cose che si devono fare, ma lo dice ammiccando, come uno zione un po’ bamba che, mentre si gira un cannone, con un lampo di malizia negli occhi, dice ai nipoti: “Non fate i miei errori, ragazzi!”.

La sua classe dirigente non è da meno. Da piccoli consiglieri e sindaci di piccoli comuni che gestiscono i fondi governativi per i meno abbienti, infischiandosene delle finalità e preparando pacchi “per sfigati”, ad altri sindaci che, in imbarazzanti siparietti, si esibiscono in pernacchie, fino alla compianta Presidente di Regione Jole Santelli che, priva di mascherina, ballava la tarantella in allegro assembramento in piena pandemia e al deputato che si vanta di essere più volte andato al ristorante aperto in barba alle restrizioni.

Penso che l’adesione alle regole non significhi accettarle ciecamente, ma comprenderne la ragion d’essere. In primo luogo, la loro necessità per il sussistere di una società e come premessa per la coesione sociale.

Un secondo valore che, in un momento di profonda crisi, credo dovrebbe affiancarsi a questo, che ne è figlio, è la solidarietà. Quella cui si riferisce la Costituzione, quando, nell’articolo 2, ci dice che la Repubblica “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Non certo la solidarietà che a destra credono sia quella che si deve esprimere alle forze dell’ordine quando vengono illustrate come porci in un video della Nannini e, a sinistra, che sia dare ai “poveri meritevoli”.

A nessuno piace l’idea di separarsi dal denaro guadagnato con il proprio lavoro e pagare le tasse. Ma si può (mi piacerebbe poter dire: si deve) essere felici di farlo perché questo significa contribuire all’esistenza della comunità in cui si vive.

Oggi, come forza di opposizione, il messaggio che la Lega lancia è: ribellione, disprezzo per le leggi e le istituzioni, esaltazione del particolarismo e dell’individualismo egoista. E sembra un appello accolto ben volentieri.

Passato dall’altra parte, come riuscirà Salvini a gestire tutti questi anarchici e fare in modo che l’Italia riparta, si rinnovi e sia in grado di ripagare gli enormi debiti che avrà contratto?

Non credo se lo sia mai chiesto. Questo mi preoccupa.

“Sembra un vecchio signore molto felice che guarda verso il suo brillante e meraviglioso futuro. Fa piacere vederlo cosi’!”. Lo ha scritto Greta Thunberg, la leader del movimento dei giovani per il clima, in un tweet in cui ha condiviso la foto del presidente uscente Donald Trump mentre sale a bordo dell’Air Force One, diretto in Florida a poche ore dalla cerimonia di insediamento del suo successore Joe Biden.

Una ragazza è aiutata da cosacchi mentre fa un tuffo nelle acque gelide durante le celebrazioni della festa cristiana ortodossa dell'Epifania nel villaggio di Leninskoye, in Kirghizistan, il 19 gennaio 2021.
(Foto di Vladimir Pirogov)

Una ragazza è aiutata da cosacchi mentre fa un tuffo nelle acque gelide durante le celebrazioni della festa cristiana ortodossa dell’Epifania nel villaggio di Leninskoye, in Kirghizistan, il 19 gennaio 2021.
(Foto di Vladimir Pirogov)

I credenti ortodossi lituani fanno il bagno nell'acqua gelida poco dopo la mezzanotte durante una tradizionale celebrazione dell'Epifania in un lago vicino a Vilnius, Lituania, martedì 19 gennaio 2021.
(Foto di Mindaugas Kulbis)

I credenti ortodossi lituani fanno il bagno nell’acqua gelida poco dopo la mezzanotte durante una tradizionale celebrazione dell’Epifania in un lago vicino a Vilnius, Lituania, martedì 19 gennaio 2021.
(Foto di Mindaugas Kulbis)

Sopra: Un uomo immerge un ragazzo in acqua ghiacciata durante una tradizionale celebrazione dell’Epifania a San Pietroburgo, Russia. Migliaia di seguaci della Chiesa ortodossa russa si sono tuffati in fiumi e stagni in tutto il paese per celebrare l’Epifania, purificandosi con l’acqua ritenuta sacra per il giorno.

Sotto: Un uomo fa un tuffo nelle gelide acque del fiume Izhora presso la Cattedrale della Santissima Trinità a Kolpino a San Pietroburgo, Russia, alla vigilia dell’Epifania, martedì 19 gennaio 2021. La temperatura è di –6 ° C. La Chiesa ortodossa russa celebra la festa secondo il calendario giuliano.
L’acqua benedetta da un chierico all’Epifania è considerata santa e pura fino alla celebrazione del prossimo anno e si crede che abbia poteri speciali di protezione e guarigione.

(Foto di Dmitri Lovetsky, Mindaugas Kulbis, Peter Kovalev/TASS)

Nel suo primo giorno alla Casa bianca, il neo Presidente degli Stati Uniti Joe Biden cancellerà praticamente l’intera era Trump.
Tra i 17 ordini immediatamente esecutivi ci sono, tanto per essere chiari:
- Il ritorno degli Usa nell’Organizzazione...

Nel suo primo giorno alla Casa bianca, il neo Presidente degli Stati Uniti Joe Biden cancellerà praticamente l’intera era Trump.
Tra i 17 ordini immediatamente esecutivi ci sono, tanto per essere chiari:
– Il ritorno degli Usa nell’Organizzazione mondiale della Sanità.
– La sospensione del muro anti-migranti ai confini col Messico.
– L’obbligo di mascherine all’interno delle proprietà federali (no, non c’era).
– La cancellazione del “Muslim ban” contro i musulmani.
– Il rientro degli Stati Uniti negli accordi sul clima di Parigi.
– Il ripristino della protezione di diverse riserve naturali.
– Il blocco dei pignoramenti per gli americani in difficoltà economica per la pandemia.
In attesa di estirpare i danni culturali immani prodotti dal peggior Presidente della Storia, Biden spazza via quattro anni di sciagure politiche, sociali e civili senza precedenti.
E tutto in meno di 24 ore.
Bye bye Donald!

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“Il cuore di un Anarchico sanguina sempre, il mio, perchè sono consapevole che Anarchia è solo pura utopia, e perchè il mondo che osservo con i miei occhi non mi piace, e lo vorrei diverso…

Vorrei che nessuno sia padrone e che nessuno sia più servo.

Vorrei che l’uomo riesca finalmente ad autogestirsi e a collaborare con gli altri della sua specie. Vorrei non avere più nessun uomo politico che gestisca il mio futuro e quello di migliaia di altre persone. Vorrei che nessuno più sia mercenario di guerra al servizio del potere. Vorrei che l’uomo non abbia più inibizioni come una legge imposta dall’alto e che l’unica legge sia la nostra morale. Vorrei che la gente smettesse di credere in valori sbagliati come il consumismo. Vorrei che l’uomo fosse finalmente libero.”

Fabrizio De André

#fabernostrum