LE STRAGI IM-PUNITE
Ricorre tra pochi giorni, il 43° Anniversario della morte di ALDO MORO, ucciso dalle BR ed il cui corpo fu fatto ritrovare in una macchina parcheggiata in Via Caetani a Roma.
Due mesi prima era stato catturato dai Brigatisti che,...

LE STRAGI IM-PUNITE

Ricorre tra pochi giorni, il 43° Anniversario della morte di ALDO MORO, ucciso dalle BR ed il cui corpo fu fatto ritrovare in una macchina parcheggiata in Via Caetani a Roma.
Due mesi prima era stato catturato dai Brigatisti che, a sangue freddo, sterminarono la sua scorta :

ORESTE LEONARDI
DOMENICO RICCI
RAFFAELE IOZZINO
GIULIO RIVERA
FRANCESCO ZIZZI

Nel corso degli anni, furono arrestati e processati, quasi tutti i Brigatisti responsabili della strage.
Condannati e Liberati……Come vivono oggi ?

Nei confronti dei brigatisti coinvolti direttamente nella vicenda furono emessi i seguenti giudizi:

Rita Algranati: ultima a essere catturata fra i terroristi coinvolti nel caso Moro, a Il Cairo nel 2004, sta scontando l’ergastolo. Fu la «staffetta» del commando brigatista in via Fani.

Maurizio Iannelli: catturato nel 1980 e condannato a due ergastoli. In libertà vigilata dal 2003 è attualmente il regista di vari programmi Rai (Amore criminale, Sopravvissute)

Barbara Balzerani: catturata nel 1985 e condannata all’ergastolo. In libertà vigilata dal 2006. In via Fani presidiava mitra alla mano a bordo di un’auto l’incrocio con via Stresa e durante il sequestro occupava la base di via Gradoli 96 nella quale conviveva con Mario Moretti.

Franco Bonisoli: catturato nella base di via Monte Nevoso 8 a Milano il 1º ottobre 1978, è stato condannato all’ergastolo e oggi è in semilibertà. In via Fani sparò sulla scorta di Moro e alla conclusione del sequestro portò nel covo di Milano il memoriale e le lettere dello statista ritrovate in una prima tranche contestualmente al suo arresto e in una seconda tranche l’8 ottobre 1990.

Anna Laura Braghetti: arrestata nel 1980, condannata all’ergastolo, è in libertà condizionale dal 2002. Durante il sequestro non era ancora in clandestinità: era l’intestataria e l’inquilina «ufficiale», insieme con Germano Maccari, dell’appartamento di via Montalcini a Roma, tuttora l’unica prigione accertata di Moro.

Alessio Casimirri: fuggito in Nicaragua, dove gestisce un ristorante, è l’unico a non essere mai stato arrestato né per il caso Moro né per altri reati. In via Fani presidiava con Alvaro Lojacono la parte alta della strada.

Raimondo Etro: catturato solo nel 1996, è stato condannato a 24 anni e 6 mesi, poi ridotti a 20 e 6 mesi. Non era presente in via Fani, ma fu il custode delle armi usate nella strage.

Adriana Faranda: arrestata nel 1979, è tornata in libertà nel 1994 dopo essersi dissociata dalla lotta armata. Non è stata accertata in sede giudiziaria la sua presenza in via Fani. Fu, assieme a Valerio Morucci, la «postina» del sequestro Moro.

Raffaele Fiore: catturato nel 1979 e condannato all’ergastolo, è in libertà condizionale dal 1997. In via Fani ha sparato sulla scorta di Moro, anche se il suo mitra si è inceppato quasi subito.

Prospero Gallinari: già latitante (durante il sequestro Moro) per il sequestro del giudice Mario Sossi, è successivamente catturato nel 1979. Dal 1994 al 2007 ha ottenuto la sospensione della pena per motivi di salute, ottenendo gli arresti domiciliari. È deceduto il 14 gennaio 2013. In via Fani ha sparato sulla scorta di Moro e durante il sequestro era rifugiato nel covo brigatista di via Montalcini, unica prigione di Moro accertata in sede giudiziaria.

Alvaro Lojacono: fuggito in Svizzera non ha mai scontato un solo giorno di prigione né per il caso Moro né per l’omicidio dello studente Miki Mantakas ma soltanto per reati legati a traffici d’armi da e per la Svizzera, che non ha mai concesso la sua estradizione in Italia. In via Fani presidiava con Alessio Casimirri la parte alta della strada e con lui era sull’auto che bloccò da dietro la colonna di auto con a bordo Moro e la sua scorta, subito prima della strage.

Germano Maccari: arrestato solo nel 1993, rimesso in libertà per decorrenza dei termini e poi riarrestato dopo aver ammesso il suo coinvolgimento nel sequestro, viene condannato a 30 anni, poi ridotti a 23, nell’ultimo processo celebrato sul caso Moro. È morto per aneurisma cerebrale nel carcere di Rebibbia il 25 agosto 2001. Insieme con Anna Laura Braghetti era l’inquilino «ufficiale» dell’appartamento di via Montalcini, unica prigione di Moro finora accertata, sotto il falso nome di «ingegner Luigi Altobelli».

Mario Moretti: catturato nel 1981 e condannato a 6 ergastoli. Dal 1994 è in semilibertà e lavora da oltre 14 anni per la Regione Lombardia. Capo della colonna romana delle Brigate Rosse, Oltre a dirigere l’intera operazione e a effettuare sopralluoghi poco prima dell’agguato, in via Fani era alla guida dell’auto che bloccò il convoglio di Moro e della scorta avviando l’imboscata. Nonostante alcune testimonianze oculari, non è stato accertato in sede giudiziaria che abbia sparato. Durante il sequestro occupava con Barbara Balzerani il covo di via Gradoli 96 e si recava quotidianamente a interrogare Moro nel luogo della sua detenzione e periodicamente a Firenze e Rapallo per riunioni con il comitato esecutivo dell’organizzazione terroristica. Tempo dopo il processo, confessò anche di essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio di Moro.

Valerio Morucci: arrestato nel 1979 venne condannato a 30 anni dopo essersi dissociato dalla lotta armata. Rilasciato nel 1994, si occupa di informatica. In via Fani sparò sulla scorta di Moro e durante il sequestro fu il “postino” delle Brigate Rosse insieme con la sua compagna Adriana Faranda, oltre a effettuare quasi tutte le telefonate legate al sequestro, compresa l’ultima in cui comunicò a Franco Tritto l’ubicazione del corpo di Aldo Moro.

Bruno Seghetti: catturato nel 1980 e condannato all’ergastolo, è ammesso al lavoro esterno nell’aprile del 1995. Ottiene la semilibertà nel 1999 che però gli viene revocata in seguito ad alcune irregolarità. È tuttora detenuto, e lavora per la cooperativa 32 dicembre di Prospero Gallinari. In via Fani era alla guida dell’auto con la quale Moro venne portato via dopo l’agguato.

Sottolineo solo che per molti di loro, seppur condannati all’ergastolo, le porte del carcere si sono spalancate qualche anno dopo il massacro in virtù della loro “dissociazione” postuma.

Penso che la “redenzione” (fine ultimo della pena inflitta) NON dovrebbe mai cancellare il crimine e la conseguente responsabilità.
Appartiene eventualmente ad un presunto dio il perdono.

Io sono solo un Uomo.
Che non dimentica e non perdona.

Claudio Khaled Ser

«È per i miei figli e per la Sicilia».
Solo complimenti, e un grazie, a Giuseppe Condorelli, amministratore dell’omonima azienda dolciaria, che con la sua denuncia ha fatto arrestare ieri 40 mafiosi nel catanese, e ha così commentato quanto...

«È per i miei figli e per la Sicilia».

Solo complimenti, e un grazie, a Giuseppe Condorelli, amministratore dell’omonima azienda dolciaria, che con la sua denuncia ha fatto arrestare ieri 40 mafiosi nel catanese, e ha così commentato quanto accaduto.

Quei mafiosi gli spedirono a casa una bottiglia incendiaria con biglietto: “Mettiti a posto ho (testuale) ti facciamo saltare in aria, cercati un amico”. Volevano il pizzo. Lui disse di no e denunciò. E ieri è arrivato il risultato di quella denuncia di due anni fa, con ben 40 arresti nel catanese. Tutti mafiosi responsabili di spaccio, estorsione, ricettazione, riciclaggio in tutto il catanese.

Grazie a lui e grazie ai tanti che denunciano anziché rimanere in silenzio, i territori possono esser salvati. Ma lo Stato deve essere al loro fianco, perché non si può chiedere all’imprenditore e al cittadino di combattere la mafia: bisogna chiedere di fidarsi dello Stato che diventa garante del suo presente e del suo futuro.

Investire, anche economicamente, nella lotta alla mafia, potenziando i mezzi dello Stato, è uno dei migliori investimenti che si possano fare.
Grazie per quanto fatto, grazie allo Stato che si è dimostrato pronto.

Leonardo Cecchi

Zero. Proprio zero euro di tasse di imposta sul reddito versate in Europa nel 2020. A fronte di 44 miliardi di proventi.
Questo ha pagato Amazon in Europa, lo ha scoperto oggi il Guardian. Tutto grazie a qualche poco simpatico artifizio fiscale: dato...

Zero. Proprio zero euro di tasse di imposta sul reddito versate in Europa nel 2020. A fronte di 44 miliardi di proventi.

Questo ha pagato Amazon in Europa, lo ha scoperto oggi il Guardian. Tutto grazie a qualche poco simpatico artifizio fiscale: dato che l’unità lussemburghese dell’azienda ha messo a bilancio 1,2 miliardi di euro di perdite, hanno beneficiato di credito d’imposta. Risultato: non si versa un euro.

Allora vogliamo una battaglia seria non per domani, ma per oggi? Eccovela qui: via i paradisi fiscali dall’Europa. Fuori, basta, capitolo chiuso. E tassazione seria, ed equa, per le multinazionali che son diventate monopoli. Se ne parla da tanto ma è ora il momento di agire, e di farlo in Europa, dimostrando che l’Unione a questo serve: a fronteggiare i giganti che i singoli Paesi hanno difficoltà ad affrontare.

Non si può più aspettare. Perché quello zero è un insulto a quei tanti imprenditori che di tali benefici non possono godere.

Leonardo Cecchi

Frosinone, oggi si festeggia “Santa Fregna”
di Francesca De Carolis
Secondo la tradizione dei cittadini di Frosinone il Capoluogo della Ciociaria, 3 maggio è il giorno dedicato a Santa Fregna. Per quanto può sembrare incredibile, la storia non è una...

rosinone, oggi si festeggia “Santa Fregna”

di Francesca De Carolis

Secondo la tradizione dei cittadini di Frosinone il Capoluogo della Ciociaria, 3 maggio è il giorno dedicato a Santa Fregna. Per quanto può sembrare incredibile, la storia non è una bufala, ma affonda le sue radici lungo i secoli.

A festeggiare questa particolare ricorrenza è tutta la città di Frosinone, capoluogo ciociaro.

Come si leggeva qualche tempo fa nel sito ufficiale del Comune di Frosinone, specifiche ad oggi non più presenti sul sito istituzionale, “il 3 maggio ricorre il giorno dedicato a S. Elena Flavia Giulia, madre dell’imperatore Costantino che secondo la tradizione cristiana ritrovò all’inizio del IV sec d.c., i resti della Croce Santa”. “Da un punto di vista profano – si legge ancora – la croce (ovvero la pena, la sofferenza Ndr) dell’uomo può essere identificata con il sesso femminile, il desiderio del quale spesso rimane insoddisfatto. In pratica, visto che una delle maggiori “pene” per l’uomo è non poter andare a letto con una donna, Santa Giulia è stata trasformata in Santa Fregna.“

“Nella tradizione orale popolare – spiegava il Comune di Frosinone – questo giorno è associato ad un evento lontano e improbabile da cui il modo di dire che un qualcosa accadrà “‘Nsanta fregna…” a significare chissà quando, forse mai”. E così oggi è “Santa Fregna”

https://www.frosinonetoday.it

Geniale. La nuova idea della destra in Lombardia è geniale.
L'idea di prendere Gallera, l'uomo defenestrato per non aver saputo gestire la società di acquisti Aria (tra le altre cose), e dargli la vigilanza di tutte le partecipate della Regione, è...

Geniale. La nuova idea della destra in Lombardia è geniale.
L’idea di prendere Gallera, l’uomo defenestrato per non aver saputo gestire la società di acquisti Aria (tra le altre cose), e dargli la vigilanza di tutte le partecipate della Regione, è brillante.

Perché questo è avvenuto: Gallera è stato eletto Presidente della I Commissione della Regione Lombardia, quella del Bilancio. Che vigila su Aria e su tutte le altre partecipate della Regione. Cioè non è stato in grado di controllarne una, ora le dovrà controllare tutte.

Un capolavoro per il quale l’aggettivo geniale è, a pensarci bene, decisamente riduttivo.

Per il bene di 10 milioni di italiani, i lombardi, speriamo si voti non presto ma prestissimo.

Leonardo Cecchi

4 MAGGIO 1515 - INIZIA LA CENSURA SUI LIBRI DA PARTE DEI PAPI CHE NON HANNO MAI AMATO LA STAMPA E LA CULTURA LIBERA
Inter Sollicitudines è una bolla pontificia di papa Leone X pubblicata il 4 maggio 1515, per promulgare il decreto della X sessione...

4 MAGGIO 1515 – INIZIA LA CENSURA SUI LIBRI DA PARTE DEI PAPI CHE NON HANNO MAI AMATO LA STAMPA E LA CULTURA LIBERA

Inter Sollicitudines è una bolla pontificia di papa Leone X pubblicata il 4 maggio 1515, per promulgare il decreto della X sessione del Concilio Lateranense V relativo alla censura preventiva della stampa.

Nella bolla il papa elogia l’invenzione della stampa, visto come un dono di Dio, che permette il diffondersi della cultura, la formazione degli eruditi, ed in campo cristiano la diffusione della fede e della dottrina cristiana; ma insieme denuncia anche i mali che ne possono derivare al cristianesimo e alla Chiesa per il diffondersi di errori, di pronunciamenti contrari alla fede cristiana, di attacchi contro uomini di Chiesa e per i mali che tali letture possono provocare nell’animo dei semplici fedeli.

Perciò il papa, temendo che uno strumento “inventato per la gloria di Dio, la crescita della fede e la propagazione delle scienze utili” possa diventare “un ostacolo alla salvezza dei fedeli in Cristo”, decide che nessuno può stampare un libro senza l’autorizzazione del vescovo locale (o del Vicario del Papa, se si tratta di libri da stampare nello Stato della Chiesa), sotto pena di scomunica. Nasceva così l’imprimatur, ossia il visto ecclesiastico per la stampa dei libri.

Purtroppo per i papi il divieto non funzionò abbastanza da prevenire la protesta, che avvenne soltanto due anni dopo (1517), di Martin Lutero, che di fatto diede inizio alla Riforma Protestante, per il cui successo fu fondamentale la diffusione delle opere “eretiche” grazie all’invenzione della stampa.

Per cercare di rimediare al danno e prevenire ulteriori pericoli la Chiesa decise di inasprire il controllo sulla stampa, considerata sempre più pericolosa. Per questo nel 1558 fu istituito l’Indice dei libri proibiti (in latino Index librorum prohibitorum), che fu organizzato dalla Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione (o Sant’Uffizio).

La cultura italiana, che nei due secoli precedenti era la più avanzata dell’Occidente, essendo stata il cardine dell’Umanesimo e del Rinascimento, iniziò a declinare. Scienziati e filosofi come Giordano Bruno, Bruno Campanella e Galileo Galilei furono giustiziati, imprigionati o messi sotto silenzio. Autori come Dante, Boccaccio, Ariosto, Machiavelli, Erasmo di Rotterdam vennero proibiti. L’Italia calò in una cappa di grigiore culturale che durò almeno un paio di secoli, fino a che non fu spazzata dall’Illuminismo.

Da notare che l’indice dei libri proibiti fu soppresso soltanto il 4 febbraio del 1966 con la fine dell’inquisizione romana.

(I Maestri del Socialismo)

Perché Pio e Amedeo non sono neppure un’unghia di Checco Zalone  »

di Selvaggia Lucarelli

A Cartabianca ieri sera si parlava di violenza sessuale e della difficoltà estrema per le donne di denunciare.
Maria Grazia Cucinotta ha raccontato con coraggio e lucidità la sua storia di doppia vittima: del proprio carnefice e dei pregiudizi, che...

A Cartabianca ieri sera si parlava di violenza sessuale e della difficoltà estrema per le donne di denunciare.

Maria Grazia Cucinotta ha raccontato con coraggio e lucidità la sua storia di doppia vittima: del proprio carnefice e dei pregiudizi, che ancora oggi esistono e resistono.

“A vent’anni ho subìto un’aggressione a Parigi. E, quando sono andata a denunciare, mi sono sentita dire che ero una bella ragazza e, comunque, me lo dovevo aspettare. Avevo provocato, e quindi mi meritavo quell’aggressione. Sono stata aggredita due volte: la prima fisicamente, la seconda a parole dalla polizia. Sono uscita da lì completamente sconvolta, perché mi sono trovata lì abbandonata da sola, lontana dalla famiglia e non creduta. Ho fatto le valigie, sono tornata a casa, terrorizzata, e per un lungo periodo urlavo a chiunque si avvicinasse. La paura ti resta sempre dentro, quella sensazione di un pezzo di vita che ti portano via. Si appropriano della tua vita per un momento, ed è un trauma. Non siamo oggetti di cui tu puoi prendere possesso senza consenso, bisogna abituare le persone a pensare così. Ogni persona è una vita, un essere umano che decide se fare o non fare una cosa, però deve essere lucida per capire. Perché, se non è lucida, tu te ne stai appropriando senza consenso. Ed è una violenza.”

L.Tosa

Se l’è andata a cercare

(Psicologia Applicata)

Io non sono mai stato esattamente un fan del “politicamente corretto”, come probabilmente avrete capito, direi tutt’altro.
Idem dicasi per la cosiddetta “cancel culture”, che secondo me è una delle peggiori malattie sociali degli ultimi anni.
Detto...

Io non sono mai stato esattamente un fan del “politicamente corretto”, come probabilmente avrete capito, direi tutt’altro.
Idem dicasi per la cosiddetta “cancel culture”, che secondo me è una delle peggiori malattie sociali degli ultimi anni.

Detto questo:

1) No, non c’è nessun adepto del “politicamente corretto” che vuole censurare il bacio di Biancaneve.
È una bufala.
La verità è che due tizie che non conosce nessuno hanno criticato, su un giornale che non legge nessuno, che il percorso della giostra di Biancaneve a Disneyland terminasse con “un bacio non consensuale”.
È una cazzata?
Sì.
Ma non c’è dietro nessuna fantomatica “dittatura del politicamente corretto”, ci sono solo due tizie mai sentite che hanno scritto questa cosa su un giornale mai sentito.

2) Il problema della questione “Pio e Amedeo” non sono le cazzate ingiustificabili che hanno detto circa gli ebrei e i genovesi tirchi, dimostrando delle capacità di comprensione del mondo e della Storia degne di un bambino di tre anni.
Il problema è che, nel 2021, vadano ancora in onda gli spettacoli di Pio e Amedeo e che in giro ci sia della gente che ride davvero vedendo Pio e Amedeo.

Tutto qui.
Solo per puntualizzare.

Emiliano Rubbi

ElleKappa

Dittature: 85 anni dalla presa di Addis Abeba

Oggi, ad 85 anni dalla presa di Addis Abeba, parleremo della Campagna d’Etiopia.

5 maggio 1936: la presa di Addis Abeba
“Oggi 5 maggio, alle ore 16, alla testa delle truppe vittoriose, sono entrato in Addis Abeba”.

Questo il telegramma inviato a Mussolini dal Maresciallo di Pietro Badoglio, comandante del corpo di spedizione in Etiopia. In realtà la città era già stata raggiunta qualche giorno prima dagli ascari, ma comprenderete come non si potesse affidare l’entrata trionfale a dei negri.

Badoglio era già stato Governatore della Tripolitania e della Cirenaica (Libia) dal 1928 al 1934, ove si era coperto di gloria assieme al suo degno sodale generale Rodolfo Graziani, Vice Governatore: i due mattacchioni organizzarono esecuzioni pubbliche dei capi dei ribelli e deportarono 100.000 individui appartenenti alle tribù seminomadi del Gebel (base attiva della resistenza antiitaliana), per i quali vennero allestiti degli insediamenti stabili atti a favorire una più moderna urbanizzazione e socialità, altrimenti detti “campi di concentramento”.

Gli storici ci dicono che non si può parlare di campi di sterminio, giacché in essi non vi era nulla che fosse finalizzato in maniera preordinata alla morte degli ospiti: non si può che convenirne, anche alla luce del fatto che ben 50.000 di essi ne uscirono vivi.

Non dobbiamo giudicare con gli occhi di oggi, all’epoca avere una colonia era un po’ come avere l’argenteria: magari non serve a niente, ma dà lustro alla casa.

Quindi anche l’Italia (che si era fatta precedere di almeno 3-4 secoli da portoghesi, spagnoli, inglesi, olandesi), ben prima che arrivasse l’Uomo della Provvidenza si lanciò alla conquista di terre esotiche: nel 1890 la Somalia e nel 1911 la Libia.

Poteva S.E. il Cavaliere Benito Mussolini non dare agli amati italiani l’occasione di mostrare, come già in passato, la loro militare vigoria? Poteva negare ai figli del patrio suolo la meritata espansione territoriale? E allora via alla conquista dell’Etiopia, partendo proprio dal fronte somalo, per unificare il cosiddetto Corno d’Africa nell’A.O.I., Africa Orientale Italiana.

Italiani brava gente?
Mettetevi nei panni di un ragazzo che nel 1936 si spaccava la schiena su terre pellagrose per avere a stento di che nutrirsi. Probabilmente costui, quando la coscrizione militare lo strappava a quella misera condizione per essere vestito di tutto punto, nutrito e armato, era contento di andare a sparare agli etiopi.

E ancora: l’uomo che diventava assegnatario di un terreno e di una casa colonica, oppure di un impiego e di una casa popolare, sia pure in una terra che prima della partenza non avrebbe saputo indicare sulla carta geografica, era anch’egli contento.

Il fatto che ciò fosse il frutto di una guerra di occupazione non turbava, essendo la guerra -fino a qualche decennio fa- una cosa del tutto naturale, figuriamoci poi se fatta contro i selvaggi. E, se non turbava le truppe, figuriamoci gli ufficiali e gli alti comandi, votati all’elitarismo che si confà alle classi egemoni.

Difficile dire se le canzoni di propaganda rispecchiassero realmente il sentimento popolare. Se fra 85 anni qualche sociologo dovesse pensare che il sentimento popolare italiano del 2021 era fotografato dai reality show su isole varie e dagli spettacoli serali di varietà delle reti nazionali, mi sentirei sottorappresentato; ma, poiché esistono molti nostri connazionali che vedono questa roba e ci si divertono pure, non vedo perché dovremmo dubitare che nel Ventennio accadesse lo stesso.

O morettina
Gli italiani, si sa, non sono razzisti, soprattutto in fatto di donne. Oggi ne è testimonianza il melting pot offerto dall’industria del meretricio nel nostro Paese, rispetto al quale ci mostriamo assai ricettivi, certamente più di quanto lo siamo nei confronti degli immigrati di sesso maschile.

All’epoca si generò un genuino sentimento nei confronti delle donne etiopi, sintetizzato non tanto nella più nota “Faccetta nera” (ove si canta piuttosto l’opera civilizzatrice del Fascismo nel solco dell’Impero Romano), quanto in questa canzone d’amore, che merita di essere trascritta integralmente:

Ho trovato sul lago di Tana una bella moretta che Dede si chiama, che m’ama e m’adora:

la porto in Italia, la porto in Italia!

ora è povera e nuda ma quando sarà al mio paese la voglio vestire da bella signora,

la porto in Italia, la porto con me!

O morettina, o morettina, ti voglio vestire con una pelliccia di barba di ras!

O morettina, o morettina, ti voglio vestire con una pelliccia di barba di ras!

Morettina va’ nella capanna, va’ dire alla mamma se vuole lasciarti venire in Italia,

ti porto in Italia, ti porto in Italia!

La mia mamma mi ha dato una chicca per te perché è tanto contenta che tu mi conduca in Italia,

io vengo in Italia, io vengo con te!

O morettina, o morettina, potrai assaggiare le pizze, le vongole ed il panetton!

O morettina, o morettina Potrai assaggiare le pizze, le vongole ed il panetton!

“Addio Signor Negus, in Italia me ne vo, non mi far la faccia scura, tanto non tornerò!”

“Ma perché morettina vuoi lasciarmi, ma perché, ma perché?”

“Io vado laggiù a civilizzarmi! Ciao, ciao Selassié!”

O macchinista fuoco al vapore, tra poche ora potrò sbarcar.

Porto in Italia l’ombrello del Negus, e cinque barbe, e cinque barbe

porto in Italia l’ombrello del Negus, e cinque barbe tagliate ai ras!

Siamo dalle parti di “Un sacco bello”, con Carlo Verdone che parte per la Polonia con calze da donna e penne biro; oppure del turismo sessuale in Thailandia e Sudamerica; ma qui v’è una grazia maggiore, un afflato da pater familias. Divertentissima poi l’esortazione “non mi far la faccia scura” rivolta al Negus, a dimostrazione che il vero umorismo non può essere confinato negli steccati del politically correct. (…)

A.C. Whistle

La sera del 5 maggio 1944, verso le 20:30, una squadra della Federazione dei Fasci vicentina, composta da Fausto Caneva, Adelmo Schiesari, Rodolfo Boschetti, Giovanni Brogliato, Angelo Girotto, Walter Rizzato e Aldo Alias, fece il suo ingresso a Campiglia dei Berici e, giunti davanti all’abitazione dei fratelli Aldo e Gerardo Tagliaferro, li trassero in arresto, conducendoli all’imbocco di un viottolo di campagna a un centinaio di metri di distanza, dove furono soppressi con alcune raffiche di fucile mitragliatore. Allontanatisi i fascisti, la moglie di Gerardo, aiutata dal fattore, recuperò le salme, che ricompose sul tavolo della sala da pranzo e vegliò durante la notte.

Il brutale omicidio fu giustificato come la rappresaglia al ferimento, avvenuto alcuni giorni prima a opera di due sconosciuti, del commissario prefettizio, Luigi Gnesin, e del segretario del Fascio repubblicano, Giovanni Ferraretto.

Fu in realtà una vendetta trasversale, che doveva colpire negli affetti più cari un loro fratello, mons. Girolamo Tagliaferro, arciprete di Schio da tempo inviso al regime per la sua intensa opera assistenziale a favore dei poveri che inevitabilmente aveva sminuito la presa del fascismo sulla popolazione. Dopo ripetute diffide, l’arciprete, accusato di simpatie comuniste (!) si era visto sospendere più volte “La Fiamma del Sacro Cuore”, il Bollettino parrocchiale attraverso il quale comunicava con la popolazione. Ciò malgrado, mons. Girolamo aveva sin dal primo momento appoggiato l’iniziale Resistenza, ospitando in canonica riunioni clandestine ma anche ricercati e salvando dalla cattura una sessantina di ebrei che furono nascosti in vari istituti cittadini, poi forniti di documenti falsi e accompagnati in Svizzera.

La goccia che fece traboccare un vaso da tempo colmo fu la sua presa di posizione, dalle colonne del Bollettino, contro lo sparuto gruppo di sacerdoti nostalgici del ventennio che avevano giurato fedeltà alla RSI, legandosi attorno al più intransigente e filotedesco dei capi repubblicani, Roberto Farinacci. Le sue parole, con le quali invitava i fedeli a diffidare dai “lupi travestiti da agnelli” furono trasmesse dai gerarchi scledensi a Farinacci, il quale rispose con un pesante attacco su “Regime Fascista”, il giornale da lui diretto e finanziato dai tedeschi. (…)

Il funerale di Aldo e Gerardo fu officiato da mons. Girolamo che, poco dopo il ritorno a Schio, manifestò alla città intera la sua posizione rispetto al crimine commesso. Uscito sul pronao del Duomo in gran paramenti, davanti a una piazza gremita di centinaia di persone, tra le quali molti fascisti, impartì la “benedizione ai monti”, ossia ai partigiani che vi erano nascosti.

I componenti della “Compagnia della Morte”, responsabili di questi e di molti altri omicidi, comparvero davanti alla Corte d’Assise Straordinaria di Vicenza nel gennaio 1946. Il processo si concluse con pesanti condanne, alla pena capitale e a lunghe pene detentive. Ma gli avvocati ricorsero in appello e nel 1951 la Corte di Cassazione annullò la sentenza, rinviando la causa alla Corte d’Appello di Firenze.

Successivamente le condanne a morte furono tramutate in ergastoli e, poco più tardi, in 30 anni di reclusione che, a loro volta, in base al DPR del 19 dicembre 1953, n. 922 furono ridotte a 10 anni. Per chi rimase in carcere e anche per i latitanti, con decreto legislativo dell’11 luglio 1959, n. 460 furono dichiarati estinti i reati e cessata l’esecuzione della condanna e delle pene accessorie, revocando i mandati e gli ordini di cattura e di carcerazione emessi.

Nessuno pagò per l’eccidio dei fratelli Tagliaferro.
Questa è la Repubblica nata dalla Resistenza.

Ugo De Grandis

“Riteniamo che la cultura e l'assistenza sanitaria siano servizi per i quali non spenderemo mai abbastanza, e quanto più denaro potremo destinare a queste, tanto meglio sarà per tutti”.
Ernesto Guevara
(Salvatore Iraci)

“Riteniamo che la cultura e l’assistenza sanitaria siano servizi per i quali non spenderemo mai abbastanza, e quanto più denaro potremo destinare a queste, tanto meglio sarà per tutti”.

Ernesto Guevara

(Salvatore Iraci)

Rende perfettamente l'idea di una economia del profitto, che è egoismo e privilegio.
Le sfruttate e gli sfruttati devono prendere nelle loro mani, il proprio destino.
Enrico Biso

Rende perfettamente l’idea di una economia del profitto, che è egoismo e privilegio.
Le sfruttate e gli sfruttati devono prendere nelle loro mani, il proprio destino.

Enrico Biso

Un uomo che non dispone di nessun tempo libero, che per tutta la sua vita, all'infuori delle pause puramente fisiche per dormire e per mangiare e così via, è preso dal suo lavoro, è meno di una bestia da soma. Egli non è che una macchina per la...

Un uomo che non dispone di nessun tempo libero, che per tutta la sua vita, all’infuori delle pause puramente fisiche per dormire e per mangiare e così via, è preso dal suo lavoro, è meno di una bestia da soma. Egli non è che una macchina per la produzione di ricchezza per altri, è fisicamente spezzato e spiritualmente abbrutito. Eppure, tutta la storia dell’industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta l’umanità a questo livello della più profonda degradazione

KarlMarx, “Salario, prezzo e profitto”

(Paola Boschin)

Produci, consuma, crepa (inclusi festivi)
Makkox

Produci, consuma, crepa (inclusi festivi)
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a Luana
Kutoshi Kimimo

a Luana

Kutoshi Kimimo

Vauro per Left
Dopo la pubblicazione della foto che lo immortala il 23 dicembre mentre incontra un dirigente dei Servizi Segreti nel piazzale di un autogrill (mentre avviava la crisi di governo), Renzi ha commentato:
“il Governo Conte non è caduto per intrighi,...

Dopo la pubblicazione della foto che lo immortala il 23 dicembre mentre incontra un dirigente dei Servizi Segreti nel piazzale di un autogrill (mentre avviava la crisi di governo), Renzi ha commentato:

“il Governo Conte non è caduto per intrighi, complotti o incontri segreti (all’autogrill). Semplicemente Draghi è meglio di Conte e l’Italia oggi è più credibile”.

PRIMO
I governi non cadono perché “Paolino è meglio di Luigino”. Non siamo all’asilo, siamo in una Repubblica Parlamentare, in cui i governi cadono quando qualcuno fa venire meno la maggioranza.
Conte è caduto perché tu lo hai fatto cadere. E lo hai fatto cadere giustificandoti con motivazioni che spacciavi come vitali per il Paese, salvo poi fregartene completamente il giorno dopo.

SECONDO
Cosa significa che Conte è caduto “perché Draghi è meglio di lui”.
Cosa c’entra Draghi con la crisi? Quando mai, durante la crisi, hai detto che avresti fatto cadere Conte per sostituirlo con Draghi?
Che significa?
Che avevi già un accordo con lui? Che era tutto concordato? Che quindi quella che hai messo in piedi per mesi è stata una messa in scena? E Mattarella sapeva di questo vostro accordo? No perché se le cose stanno così non poteva che saperlo visto che è lui che incarica il premier, non tu.
Quindi era davvero un complotto, hai detto una balla o ti sei espresso male in questo post?

TERZO
In che senso “l’Italia oggi è più credibile”?
Con Conte lo era meno?
Conte in pochi mesi ha ottenuto per l’Italia la somma più ingente mai vista nella storia d’Europa: 209 miliardi. Quasi la metà pure a fondo perduto. Oltre che la quota più grossa in assoluto. E lo ha fatto cucendo alleanze e vincendo le resistenze dei “frugali”.
Tu? Tu quanto hai ottenuto? E Draghi? Se Conte non fosse stato credibile avremmo avuto un solo centesimo?

QUARTO.
Forse ti riferivi alla credibilità dei mercati.
Ma quando c’era Conte piazzavamo i nostri BTP allo 0,4-0,5%. Adesso siamo quasi allo 0,9%.
Praticamente oggi i mercati si fidano la metà di quando c’era Conte. E chiedono il doppio degli interessi. Che noi paghiamo.

QUINTO.
E’ legittimo chiedersi cosa ci facessi il 23 dicembre con un dirigente dei servizi segreti, nella piazzola di un autogrill, dopo aver incontrato in carcere Verdini e mentre fai cadere Conte anche per i servizi segreti?
Di che avete parlato per 40 minuti?

Emilio Mola

di Sigfrido Ranucci
L'INSEGNANTE CHE HA RIPRESO L’INCONTRO CON LO 007 RISPONDE AI DUBBI DEL SENATORE Matteo Renzi
Gentilissimo Sigfrido,
ho letto i dubbi del senatore Renzi, pubblicati sul sito di ItaliaViva al seguente link...

di Sigfrido Ranucci

L’INSEGNANTE CHE HA RIPRESO L’INCONTRO CON LO 007 RISPONDE AI DUBBI DEL SENATORE Matteo Renzi

Gentilissimo Sigfrido,

ho letto i dubbi del senatore Renzi, pubblicati sul sito di ItaliaViva al seguente link :
https://www.italiaviva.it/enews_703_martedi_4_maggio_2021 in merito al vostro servizio andato in onda ieri sera e a chi vi ha fornito il materiale video.

Cerco di rispondere per ogni punto che mi riguarda.

𝟏- “𝐌𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐬𝐭𝐚 𝐦𝐚𝐥𝐞, 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐬𝐢 𝐢𝐧𝐬𝐨𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐯𝐞𝐝𝐞 𝐮𝐧 𝐭𝐢𝐩𝐨 “𝐞𝐥𝐞𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐦𝐚 𝐥𝐨𝐬𝐜𝐨” 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐫𝐚 𝐧𝐞𝐫𝐯𝐨𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐨”.
Mi insospettisco perché il tipo (n.r Marco Mancini) era palesemente insofferente, guardava più volte il cellulare ed era con altri due uomini. Mi sono chiesta chissà chi fosse questa persona con scorta al seguito.

2𝟐- “…𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐬𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐞”.
Mio padre ha avuto un brutto inconveniente gastro-intestinale che lo ha portato ad usufruire dei servizi igienici dell’area di sosta per svariato tempo. Mio padre non è giovanissimo certo, ma fortunatamente non ha bisogno di aiuto. Cosa avrei dovuto fare per tutto il tempo in cui ha usufruito della toilette? Passargli la carta igienica? Mi sono limitata a ritirare la camomilla che avevano preparato al bar, e sono rientrata in auto ad aspettare mio padre.

𝟑- “𝐑𝐞𝐧𝐳𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐩𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟑 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, 𝐢𝐧 𝐦𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚, 𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐚 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐬𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨. 𝐂𝐨𝐦𝐩𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐞𝐥𝐥𝐮𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨” .
Che fosse il 23 dicembre è registrato anche nel front delle foto non manomissibile, o almeno non da me.
L’area di servizio, e ancor di più quella zona della stessa, era pressoché deserta in quanto la struttura principale si trova in ristrutturazione e sono assicurati i servizi minimi in container provvisori. Quindi si tratta di un’area di servizio che al momento non lavorava certo a pieno regime.
Il video girato non dura assolutamente 40 minuti bensì 29 secondi. Mentre 40 minuti è durato l’intero incontro, durante il quale non ho visto uno scambio di dolci, dei babbi di cui ha parlato nell’intervista. Non so se sia avvenuto attraverso gli uomini della scorta.
E alla domanda “mio padre nel frattempo continuava andare in bagno?”, la risposta, anche se mi imbarazza, è si! Mio padre è stato costretto dal malore a ricorrere più volte all’uso della toilette.

𝟒-“𝐥𝐚 𝐏𝐫𝐨𝐟. 𝐂𝐡𝐢𝐮𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐜𝐜𝐡𝐢𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐞𝐬𝐜𝐞 𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐢𝐚𝐭𝐨 “𝐋𝐞𝐢 𝐬𝐚 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐦𝐢” 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐬𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚.𝐈𝐥 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐞𝐬𝐜𝐚 𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐞𝐭𝐫𝐢, 𝐜𝐨𝐥 𝐟𝐢𝐧𝐞𝐬𝐭𝐫𝐢𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐬𝐨, 𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞, 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐞𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐥𝐚𝐛𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐢 𝐝𝐮𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐨𝐬𝐬𝐚𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐢𝐧𝐚”
Ero dentro la macchina si ma con il finestrino del guidatore (quindi anteriore sinistro) leggermente abbassato nonostante fosse inverno lo tenevo così per areare un pò l’abitacolo. Le due persone si sono salutate molto vicino alla mia auto e quindi ho potuto chiaramente sentire il saluto e la frase pronunciata in tono tutt’altro che minaccioso.

𝟓- “ 𝐌𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐪𝐮𝐢, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐬𝐟𝐨𝐠𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐨𝐭𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐞 𝐬𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐦𝐚 𝐥𝐨𝐬𝐜𝐨 𝐠𝐢𝐫𝐚 𝐞 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚 𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚, 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐑𝐞𝐧𝐳𝐢 𝐯𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐅𝐢𝐫𝐞𝐧𝐳𝐞….𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐞̀ 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞?”
È possibile perché l’area di servizio in questione è prima del casello di Roma Nord dal quale una volta passato si può proseguire per Firenze, come ha fatto l’auto di Renzi, o girare e tornare verso Roma prendendo la cosiddetta bretella girando alle indicazioni per L’Aquila /Pescara/ Napoli. La macchina del signore che ha incontrato Renzi è partita poco prima che io lasciassi l’autogrill, io sono partita prima di Renzi, poi la sua auto ci ha superato in direzione verso Firenze a gran velocità.

𝟔- “𝐋𝐚 𝐒𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐜𝐮𝐬𝐭𝐨𝐝𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐢𝐪𝐮𝐢𝐚 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐦𝐞𝐬𝐢. 𝐏𝐨𝐢 𝐈𝐦𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐢𝐬𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐩𝐮𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐫𝐨𝐬𝐩𝐨 𝐞 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐮𝐧 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐑𝐞𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐡𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐦𝐚 𝐥𝐨𝐬𝐜𝐨 𝐮𝐧 𝐟𝐚𝐦𝐨𝐬𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢 𝐬𝐞𝐠𝐫𝐞𝐭𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢, 𝐝𝐞𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐟𝐨𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐚𝐧𝐧𝐢. 𝐌𝐚 𝐥𝐞𝐢 𝐥𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞, 𝐛𝐫𝐚𝐯𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚.”
Non ho custodito il video anzi, in data 31/12, ho inviato il materiale alla redazione web di un giornale nazionale che non mi ha mai risposto né tantomeno contattato. Lo staff di Report è a conoscenza di questa mia email.

Ci tengo a ribadire, come già detto nell’intervista che non ho mai riconosciuto il tipo sulle foto, nè avrei potuto, e non ho saputo la sua identità fino alla messa in onda del servizio di Report. Ho inviato il materiale alla redazione di Report dopo il servizio del 12 aprile 2021 non perchè avessi riconosciuto il dirigente dei servizi segreti, ma semplicemente perché Il servizio mi aveva riacceso la curiosità di sapere perché in quasi piena crisi di governo, uno dei protagonisti si incontrasse in un’area di servizio pressoché dismessa e deserta. Vorrei sottolineare al senatore Renzi che se un giorno volesse, io sarei disposta anche a incontrarlo, da soli, senza altre persone, perchè vorrei si togliesse il dubbio che qualcuno l’avesse spiato o che sia finito al centro di un complotto. Io a differenza del signore che ha incontrato, non appartengo ad alcun servizio segreto, sono solo una normale insegnante che si è trovata nel posto giusto ma al momento sbagliato. Sbagliato, non certo per me.

Con infinita stima