Processo #Cucchi contro 4 carabinieri: condannati in appello a 13 anni per omicidio preterintenzionale Di Bernando e D’Alessandro per il pestaggio di Stefano; a 4 anni Mandolini e a 2 anni e mezzo Tedesco per falso

Processo #Cucchi contro 4 carabinieri: condannati in appello a 13 anni per omicidio preterintenzionale Di Bernando e D’Alessandro per il pestaggio di Stefano; a 4 anni Mandolini e a 2 anni e mezzo Tedesco per falso

Questa l’avevate vista?
“𝐑𝐄𝐍𝐙𝐈 𝐏𝐑𝐄𝐒𝐄𝐍𝐓𝐀 𝐄𝐒𝐏𝐎𝐒𝐓𝐎 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐀𝐆𝐈𝐒𝐓𝐑𝐀𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐀𝐂𝐐𝐔𝐈𝐒𝐈𝐑𝐄 𝐈𝐌𝐌𝐀𝐆𝐈𝐍𝐈 𝐓𝐑𝐀𝐒𝐌𝐄𝐒𝐒𝐄 𝐃𝐀 𝐑𝐄𝐏𝐎𝐑𝐓 𝐒𝐔𝐋 𝐒𝐔𝐎 𝐈𝐍𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐂𝐎𝐍 𝐋𝐎 𝟎𝟎𝟕 𝐌𝐀𝐑𝐂𝐎 𝐌𝐀𝐍𝐂𝐈𝐍𝐈
Lo comunicano in una nota fonti dell'ufficio stampa di Matteo Renzi che chiederà di acquisire le...

Questa l’avevate vista?
“𝐑𝐄𝐍𝐙𝐈 𝐏𝐑𝐄𝐒𝐄𝐍𝐓𝐀 𝐄𝐒𝐏𝐎𝐒𝐓𝐎 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐀𝐆𝐈𝐒𝐓𝐑𝐀𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐀𝐂𝐐𝐔𝐈𝐒𝐈𝐑𝐄 𝐈𝐌𝐌𝐀𝐆𝐈𝐍𝐈 𝐓𝐑𝐀𝐒𝐌𝐄𝐒𝐒𝐄 𝐃𝐀 𝐑𝐄𝐏𝐎𝐑𝐓 𝐒𝐔𝐋 𝐒𝐔𝐎 𝐈𝐍𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐂𝐎𝐍 𝐋𝐎 𝟎𝟎𝟕 𝐌𝐀𝐑𝐂𝐎 𝐌𝐀𝐍𝐂𝐈𝐍𝐈
Lo comunicano in una nota fonti dell’ufficio stampa di Matteo Renzi che chiederà di acquisire le telecamere dell’autogrill”.
Che vuol dire? Vuol dire che la signora lo ha fotografato e filmato nell’incontro con lo 007 sarà costretto a rivelare la sua identità.
Renzi ha presentato un esposto in procura per chiedere che “siano acquisite le telecamere dell’autogrill e ristabilita la verità dei fatti”, conclude la nota.
Per qualcuno sarà un atto lecito, per altri l’arroganza del potere. Decidete voi.
Io continuo a pensarla come prima: se Demolition Man non ha niente da nascondere, racconti davvero e sul serio perché ha visto Mancini. Punto.

Andrea Scanzi

Quarantamila migranti sono stati respinti illegalmente dai Paesi europei (Italia inclusa): 2mila sono morti. L’inchiesta del Guardian
di Giulio Alibrandi
Durante i mesi della pandemia, gli stati membri dell’Unione Europea hanno respinto decine di...

Quarantamila migranti sono stati respinti illegalmente dai Paesi europei (Italia inclusa): 2mila sono morti. L’inchiesta del Guardian

di Giulio Alibrandi

Durante i mesi della pandemia, gli stati membri dell’Unione Europea hanno respinto decine di migliaia di richiedenti asilo dai propri confini, usando metodi illegali che hanno contribuito alla morte di oltre 2.000 persone. Lo afferma il Guardian, che in un’analisi basata sui rapporti di agenzie delle Nazioni Unite e i dati raccolti da organizzazioni non governative, definisce i respingimenti durante i mesi della pandemia “una delle più grandi espulsioni di massa negli ultimi decenni”.

Il quotidiano britannico accusa i Paesi europei di aver “sistematicamente” respinto migliaia di rifugiati negli ultimi mesi, con il sostegno dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) e utilizzando “metodi illegali che vanno dall’aggressione alla brutalità durante la detenzione o il trasporto”. A gennaio l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha aperto un’indagine su Frontex riguardo accuse di molestie, cattiva condotta e attività illegali volte a impedire ai migranti di raggiungere il territorio dell’UE.

Il Guardian ha dichiarato che sono stati documentati almeno 40.000 respingimenti da gennaio 2020, risultato di un inasprimento delle politiche migratorie in Italia, Malta, Grecia, Croazia e Spagna dall’inizio della pandemia, che ha portato all’imposizione di maggiori restrizioni lungo i confini. Il Guardian accusa questi Paesi di aver “pagato Stati extra-UE e arruolato navi private per intercettare le imbarcazioni in difficoltà in mare e respingere i passeggeri, portandoli in centri di detenzione”.

(…) Secondo i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), da gennaio 2020 le autorità libiche hanno intercettato e riportato indietro con il sostegno dell’Italia circa 15.500 richiedenti asilo, mentre centinaia di essi sono annegati senza l’intervento né della Libia né dell’Italia. Il quotidiano cita il caso del naufragio di un gommone ad aprile che ha portato alla morte di 130 migranti, in cui l’ong SOS Méditerranée ha accusato i due Paesi di aver ignorato le richieste di soccorso. Il Guardian sottolinea come i respingimenti delle autorità libiche abbiano portato al ritorno di migliaia di persone nei centri di detenzione libici, dove secondo testimonianze dirette vengono sottoposti a torture.

Il quotidiano ricorda anche come almeno cinque imbarcazioni di ong siano ancora bloccate nei porti italiani per ragioni amministrative (…)

Finalmente ho ricevuto la risposta ad un'istanza chiarificatrice dei divieti che mi sono imposti in questa che si preannuncia una lunga detenzione domiciliare. Purtroppo sono lontana dalla mia amata valle e da tutta La mia famiglia no tav e ho...

Finalmente ho ricevuto la risposta ad un’istanza chiarificatrice dei divieti che mi sono imposti in questa che si preannuncia una lunga detenzione domiciliare. Purtroppo sono lontana dalla mia amata valle e da tutta La mia famiglia no tav e ho trovato casa a Torino. Posso andare a lavoro, ma ho il divieto di incontro assoluto (fisico) con tutti coloro che la polizia può indicare come appartenenti all’ Askatasuna o al movimento No Tav.

Che beffa…mi negano dopo quasi 8 mesi (di cui 7 in carcere) un abbraccio con le persone che più amo e con cui ho condiviso buona parte della mia vita, se lo facessi per me si riaprirebbero le porte del carcere e senza possibilità di uscita fino a fine pena, nel settembre 2022. Negazione dell’affettività, la pena aggiuntiva per noi detenute, che dal carcere si prolunga anche fuori. Mi chiedo come tale decisione, dal carattere fortemente limitante, possa trovare giustificazione nel timore che io possa ricommettere reati.

Non è questione di mera applicazione del codice penale, c è la volontà di reprimere (attraverso una pena esemplare) il dissenso sociale e di questo resto convinta nonostante le numerose osservazioni che mi sono state mosse dal tribunale, in primis che non so distinguere “il lecito dell’illecito” (sic!). Sosterrò, come ho fatto i questi mesi, questa pena a testa alta, rispettandone i divieti imposti perché voglio tornare ad essere libera. Senza libertà non si può essere davvero felici.

In queste 3 settimane ho avuto modo di prendere davvero coscienza di quanto avete fatto per me, per la mia liberazione e per sostenere le nostre rivendicazioni dal carcere. Sento di non meritarmi tutto questo amore e non posso che sentirmi fortunata. Non potrò abbracciarvi, vorrei poterlo fare uno per uno, ma lo faccio ogni momento col cuore. Vi immagino vicin* a me. Il tempo che passa saprà riconoscerci le violenze subite. Io sono salda, energica e terminerò gli studi. Questa foto per rassicurarvi che sto bene…siate saldi, avanti No Tav!!!

Dana Lauriola

Gli insulti al figlio di Fedez
Il 4 maggio Fedez ha pubblicato su Instagram un video nel quale tenta di spiegare al suo piccolo Leone che il vero nome del suo papà è Federico. Il bambino, con l’adorabile innocenza di tutti i bambini, non ci crede e...

Gli insulti al figlio di Fedez

Il 4 maggio Fedez ha pubblicato su Instagram un video nel quale tenta di spiegare al suo piccolo Leone che il vero nome del suo papà è Federico. Il bambino, con l’adorabile innocenza di tutti i bambini, non ci crede e risponde “no, tu ti chiami Fedez”.

Il video è stato pubblicato su Twitter e su altri social network e lì sono comparsi alcuni insulti terribili nei confronti del bambino.

“A tre anni ancora non sa parlare bene, mi sa che c’è una forma di autismo”

“ahah, che stupido c….”.

I tweet di insulti sono stati cancellati da Twitter e uno dei due account è stato nel frattempo eliminato.

(…) “Vigliacchi. Non ci sono altre parole per definire coloro i quali, in queste ore, hanno insultato il figlio di Fedez, un bimbo di 3 anni”. Esseri che si fa fatica a definire umani hanno approfittato dell’occasione per sfogare le proprie irrisolte frustrazioni contro un bambino di soli tre anni! Per di più, per aggiungere squallore all’infamia, qualcuno ha pensato anche di utilizzare l’aggettivo “autistico” con l’intento di rafforzare l’offesa. Il punto più basso della meschinità. Si può essere d’accordo o meno con Fedez, possono piacere le sue canzoni o no, può piacere il suo pensiero o no. Ma una cosa è certa: nessuno si permetta di mettere in mezzo i figli per colpire i genitori, nessuno utilizzi la disabilità come un insulto, nessuno tocchi i bambini. Imparate come si sta al mondo, vigliacchi”.

(lanotiziagiornale.it)

ROMANZO POPOLARE
E così di Luana sappiamo che era bella, era bionda, voleva fare l'estetista e aveva la fissazione di avere la cellulite. Che le piacevano le penne col ragù e pure le lasagne. Che si era comprata un profumo di Jean Paul Gautier e che...

ROMANZO POPOLARE

E così di Luana sappiamo che era bella, era bionda, voleva fare l’estetista e aveva la fissazione di avere la cellulite. Che le piacevano le penne col ragù e pure le lasagne. Che si era comprata un profumo di Jean Paul Gautier e che lo aveva pagato 80 euro.

E volete sapere perché lo sappiamo? Perché Luana era un’operaia, figlia di una casalinga e di un pensionato. Perché viveva in una casa di periferia dove i parenti delle vittime ti fanno entrare e ti offrono anche il caffè. Ti aprono i cassetti e ti lasciano frugare, mentre tu, giornalista con la bava alla bocca, memorizzi i dettagli: le ciabatte gialle di plastica (e sottolinei di plastica), un pupazzo sul comodino (giallo pure quello), la fila di creme e quella di ombretti in ordine su un comò.

Dettagli che raccontano la banale quotidianità della vita di chiunque e che sai, con la disonestà intellettuale che ti regala ‘sto mestiere, che spostano l’attenzione dal vero problema (in Italia, anche durante il lockdown c’è stata una media di due morti al giorno sul lavoro) per focalizzarlo su qualcosa di più semplice e del tutto inutile. Perché, oggettivamente, sapere che a una ragazzina di 22 anni piacevano le penne col ragù e le lasagne e aveva le ciabatte (di plastica) gialla ordinatamente accostate vicino al letto in cui non dormirà più, è solo un modo per riempire righe vuote, solleticando quella curiosità morbosa che abbiamo mutuato dai tabloid inglesi e che ha imputtanito la memoria di Brera, Biagi e Montanelli, Gianni Mura e pure Rossana Rossanda.

Ma l’aspetto più squallido di tutta questa storia, l’aspetto che i lettori non conosceranno mai, è il classismo della morte.

Ché ‘la gente che legge’ non lo conosce il classismo della morte. Ma i giornalisti sì e sanno bene che quando a morire è un figlio della borghesia torneranno in redazione con una porta sbattuta sul muso. Quando a morire è un figlio del popolo riempiranno pagine con dettagli inutili e colorati, contribuendo ad alimentare la morbosa curiosità che ha imbarbarito la cultura del rispetto della privacy.

Sanno bene, i giornalisti, che se muore un operaio che abita in un palazzo di periferia, basterà suonare il campanello di casa per accomodare le chiappe sul suo divano, frugando con gli occhi alla ricerca di un frammento della sua vita. E sanno anche che non dovranno nemmeno fare fatica per trovarlo quel frammento perché a portarglielo, assieme a una tazzina di caffè, sarà la mamma, la moglie, la fidanzata di quell’operaio, ovvero una persona che, mediamente, non ha gli strumenti culturali (non intellettuali, che per fortuna l’intelligenza non c’entra con la cultura) per comprendere che raccontando la vita di chi è morto a un giornalista, ne getta la memoria in pasto alla curiosità morbosa degli sconosciuti.

Basterebbe fare un passo indietro, e dico a te giornalista del Corriere della Sera che ieri ci hai regalato un mirabile esempio di dettagliato squallore narrativo. Basterebbe raccontare che a 22 anni morire stritolata da una macchina che dovrebbe consentirti di vivere dignitosamente è ingiusto e gravissimo.

Basterebbe pensare che ‘sto mestiere potrebbe aiutare la società a evolversi culturalmente, e che la responsabilità della cultura non è solo questione di Dostoevskji e Seconda Legge della Termodinamica, ma anche di responsabilità da parte di coloro che fanno il nostro mestiere.

(E guardatela, ‘sta foto qua sotto, della mamma di questa ragazzina: guardate i suoi capelli, la postura. Guardate lo sfondo, con lo stendipanni e poi ditemi se in questa immagine non trovate tutta la borghese e supponente violenza del mondo)

di Deborah Dirani

Nessuno avrebbe potuto immaginare che il giornale dei vescovi, a distanza di 40 anni, avesse la stessa parola d'ordine di “ Lotta continua ”
www.mamafrica.it
Enzo Iovine

Nessuno avrebbe potuto immaginare che il giornale dei vescovi, a distanza di 40 anni, avesse la stessa parola d’ordine di “ Lotta continua ”

www.mamafrica.it
Enzo Iovine

I due tipi di ‘macchine’ simbolo delle disuguaglianze in questo Paese
La fine atroce di Luana D’Orazio mi ha evocato uno dei testi più inquietanti e profondi che abbia mai letto: La colonia penale di Franz Kafka. L’autore immagina una...

I due tipi di ‘macchine’ simbolo delle disuguaglianze in questo Paese

La fine atroce di Luana D’Orazio mi ha evocato uno dei testi più inquietanti e profondi che abbia mai letto: La colonia penale di Franz Kafka. L’autore immagina una macchina-patibolo che con un sistema di aghi uccide il condannato incidendogli sul corpo la sentenza. E’ per certi versi quello che è accaduto a Luana, già scampata una volta a una macchina che veniva usata senza barriera protettiva: “La saracinesca che doveva impedire a Luana di entrare in contatto con l’orditoio era aperta – racconta il Corsera – certo non l’aveva rimossa lei, anzi la madre racconta che poco tempo fa la giovane operaia avesse già scampato un incidente come quello che le ha tolto la vita lunedì nella fabbrica di Montemurlo”: “La stava per prendere ma lei è stata veloce, si era spaventata“, ha detto ai microfoni del Tg Rai Toscana.

La “sentenza” sul corpo di Luana l’hanno scritta tre fattori: i ritmi produttivi, la ritirata dello Stato – che, anche per mancanza di ispettori, ha sempre chiuso gli occhi sulla sicurezza delle piccole fabbriche – ma anche il mercato del lavoro, sempre più “asiatico”.

“Ma che tipo di formazione aveva avuto Luana? Conosceva davvero i rischi di quella macchina? – si chiede il Corriere – Aveva frequentato 4 ore di corso per formazione generale e poche altre ore che riguardavano la specificità della sua mansione. Come prevede la legge. Ma di certo questo non basta a fare di una giovanissima donna una lavoratrice esperta”.

Nelle Filippine, per “Cartoline dall’inferno”, avevo filmato l’economic area di Cavite, a due ore da Manila. Le economic areas erano (sono ancora?) territori riservati alle multinazionali dove era vietato costituire sindacati e scioperare. La prima a parlarne su scala globale era stata Naomi Klein. Avevo usato il suo libro No Logo come una guida per vedere se quello che raccontava era vero. Scoprii che lo era.

Nelle economic areas le operaie che lavoravano per i grandi marchi venivano chiamate “le rondini”. Le chiamavano così perché i contratti non duravano più di una stagione: andavano e venivano come le rondini. Dormivano in pollai – non è una metafora, erano proprio baracche di tolla e fil di ferro – attrezzati con brande e amache con gli effetti personali appesi dentro sacchetti di plastica. Guadagnavano così poco che mai avrebbero potuto affittare una casa o farsi una famiglia e lavoravano così tanto che passano il tempo residuo a risposarsi. Lavoravano e dormivano. Dormivano e ripartivano. L’unica persona che si occupava di loro – visto che i sindacati erano vietati – era un prete. In chiesa campeggiava la foto di una donna, madre di sei figli, che era morta letteralmente sul lavoro, uccisa dalla fatica.

Il pensiero “alla francese”, quello ispirato dallo strutturalismo, ama le opposizioni binarie e i lessici. La parola chiave per riflettere sullo stato dell’Italia di oggi sarebbe ‘macchine’. Ci sono due tipi di macchine che fanno emergere le spaventose diseguaglianze in cui è precipitato il Paese, che ne diventano in qualche modo il simbolo: l’orditoio non-protetto che ha ucciso Luana e i 124 Falcon che hanno garantito e continuano a garantire i voli protetti (dal Covid…) di Maria Elisabetta Alberti Casellati. I due volti dello stesso Paese.

Mimmo Lombezzi

L'Italia è uno stato LAICO! Mah!😡
Marco Silvestri

L’Italia è uno stato LAICO! Mah!😡

Marco Silvestri

Prime la raccolta firme per il coprifuoco, ora quelle per fare un referendum sulla giustizia (qui addirittura con i radicali). Una scheggia impazzita.
Ma si può stare al governo così? Può il leader della seconda (dico: seconda) forza politica...

Prime la raccolta firme per il coprifuoco, ora quelle per fare un referendum sulla giustizia (qui addirittura con i radicali). Una scheggia impazzita.
Ma si può stare al governo così? Può il leader della seconda (dico: seconda) forza politica dell’esecutivo ballare nelle piazze a cercar firme per dirottare il governo che sostiene? Ma perché Salvini non fa le sue battaglie dentro il governo?

Questa è la più grande presa in giro degli ultimi dieci anni. Una presa in giro che rende la situazione ingovernabile, oltre che francamente ridicola e grottesca. Si stanno raggiungendo nuove vette dell’assurdo. Ed è incredibile che qualcuno gli dia ancora credito.

Leonardo Cecchi

Fabrizio Delprete
No tranquilli.
L’Unione Europea non ci ficcherà a forza in bocca gli insetti, non sostituirà il prosciutto di Parma con le tarme di Pechino, non ci obbligherà puntandoci una rivoltella alla tempia a pasteggiare con i grilli.
E’ comprensibile che sia...

No tranquilli.

L’Unione Europea non ci ficcherà a forza in bocca gli insetti, non sostituirà il prosciutto di Parma con le tarme di Pechino, non ci obbligherà puntandoci una rivoltella alla tempia a pasteggiare con i grilli.

E’ comprensibile che sia questa l’impressione che se ne trae, leggendo i post di Matteo Salvini e Giorgia Meloni che urlano all’aggressione al Made in Italy.

Ma ehi, sono appunto Meloni e Salvini.

E se non hai capito che il loro obiettivo è usare qualsiasi stronzata pur di terrorizzarti, incutere nel tuo animo paura, insicurezza, senso di minaccia, affinché tu veda in loro i difensori dal pericolo che loro stessi hanno inventato, allora il problema sei tu.

L’Unione Europea ha autorizzato la commercializzazione a uso alimentare delle cosiddette “tarme della farina”, ovvero larve gialle essiccate del tenebrione mugnaio.

Punto.

Perché?

Perché visto che sono una fonte di proteine a basso impatto ambientale, non fanno male, anzi fanno bene, e a qualcuno potrebbero pure piacere, non si capisce perché cazzo non avrebbero dovuto autorizzarne il commercio.

Ma c’è di più.

Qualcosa che sicuramente sconvolgerà leghisti e fan di Giorgia Meloni.
Siete pronti? Siete seduti?

Bene: potrete continuare a mangiare il c***o che vi pare, quando vi pare, come vi pare.

E se al ristorante non ordinerete tarme della farina ma un tagliere di salumi, non irromperanno le teste di cuoio nel locale per portarvi via bendati in una località segreta del Kazakistan orientale.

Pazzesco eh?

Sì lo so che era più figa ed emozionante la storia dell’Unione Europea cattiva che vuole obbligarci a mangiare insetti e usarli per sostituire il Made in Italy sotto attacco. Ma ehi, la vita a volte può essere noiosa.
E molto banalmente chi vorrà provare questi insetti li proverà, chi non vorrà non lo farà.

Faranno schifo?

Per carità, può darsi. Ma è troppo chiedere che non siano Salvini e Meloni a decidere cosa mi debba piacere e cosa no? Cosa voglio mangiare e cosa no?
Pure le mani nel piatto vogliono metterci?

Emilio Mola

Facciamoci a capire, come si dice. Questa signora di Chivasso ha tenuto aperto il suo locale a rischio di tanta gente, ma anche a sfregio dei tanti, tantissimi baristi e ristoratori che hanno deciso di rispettare la legge. Di più: l’ha fatto anche...

Facciamoci a capire, come si dice. Questa signora di Chivasso ha tenuto aperto il suo locale a rischio di tanta gente, ma anche a sfregio dei tanti, tantissimi baristi e ristoratori che hanno deciso di rispettare la legge. Di più: l’ha fatto anche spettacolarizzando la cosa, diventando una sorta di attrazione nazionale. Proprio a far passar da fessi quelli che rispettavano le regole.

Ora che le Forze dell’Ordine le hanno – finalmente – chiuso il suo locale dopo le ripetute e ripetute aperture illegali, per altro sommersi dai suoi insulti, questa signora deve essere assurta a eroina popolare? E in nome di cosa, esattamente? Per quale merito?

Scusate, ma anche no. Gli eroi sono altri. Non sono certo questi.

Leonardo Cecchi

Minority Report
di Marco Travaglio
L’altra sera, mentre guardavo la tragicomica puntata di Report sulle gesta di un piccolo traffichino, l’Innominabile, e di un grande criminale, il Pregiudicato, pensavo a ciò che accadrebbe in un altro Paese subito...

Minority Report

di Marco Travaglio

L’altra sera, mentre guardavo la tragicomica puntata di Report sulle gesta di un piccolo traffichino, l’Innominabile, e di un grande criminale, il Pregiudicato, pensavo a ciò che accadrebbe in un altro Paese subito dopo una trasmissione così. Il presidente della Repubblica diramerebbe una nota per comunicare che mai più in vita sua riceverà i due soggetti in questione per motivi di igiene personale. Il premier, a stretto giro, li inviterebbe a lasciare la maggioranza e il governo con i loro ministri, sottosegretari, portaborse, boiardi, boiardini, per evitare che seguitino indisturbati a inquinare le istituzioni, la vita pubblica e il comune senso del pudore.

A cominciare dalla cosiddetta ministra Gelmini, che ancora il 30 giugno 2020, nell’aula della Camera, rilanciava la bufala del giudice Amedeo Franco costretto dai colleghi cattivi a condannare B. contro la sua volontà, con queste parole: “Quella contro Berlusconi non fu una sentenza ma un’esecuzione politica, molto probabilmente pilotata da chi voleva estromettere il leader di Forza Italia dalla vita italiana”. L’Ordine degli avvocati convocherebbe l’esimio professor Coppi per sapere se risponda al vero ciò che afferma il suo cliente B. in un audio da lui registrato, e cioè che nell’estate 2013 il noto principe del foro si recò in compagnia di Gianni Letta dal primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce per parlare dell’imminente sentenza definitiva del processo Mediaset; e, in mancanza di adeguate spiegazioni difficili da immaginare, lo espellerebbe dall’albo.

Poi, ove mai esistesse, l’Ordine dei giornalisti prenderebbe la combriccola di pennivendoli al servizio dei Servizi e/o del Caimano beccati da Report a dossierare e contar balle, e li iscriverebbe in blocco all’Ordine dei Camerieri (senza offesa per questa incolpevole categoria). Il Copasir convocherebbe su due piedi il Rignanese per domandargli che ci facesse il 23 dicembre, dopo una visita a Verdini a Rebibbia e un appello a Conte perché mollasse la delega ai Servizi, nella piazzola dell’autogrill di Fiano Romano in compagnia dell’alto dirigente del Dis Marco Mancini, scampato due volte alla giustizia grazie al segreto di Stato (apposto anche dal suo governo) nei processi sul sequestro Abu Omar e sui dossieraggi Telecom, essendo la sua versione sui “babbi natalizi” alla crema e al cioccolato credibile quanto quella su Bin Salman. E, siccome Salvini l’ha difeso dicendo che lui di 007 ne incontra a decine, verrebbe convocato pure lui, sempreché il presidente abusivo del Copasir, il salviniano Raffaele Volpi, che non schioda per non cedere il posto a FdI, fosse d’accordo. Ma per fortuna siamo in Italia. Novità su Fedez e su Pio e Amedeo?

By Lucillola
Made in Italy.
“ I guardia coste libici sparano verso i pescherecci italiani al largo della Tripolitania. Nel corso dell’incidente è rimasto ferito ad un braccio il comandante del peschereccio Aliseo. Le notizie sono ancora molto confuse e...

Made in Italy.
“ I guardia coste libici sparano verso i pescherecci italiani al largo della Tripolitania. Nel corso dell’incidente è rimasto ferito ad un braccio il comandante del peschereccio Aliseo. Le notizie sono ancora molto confuse e necessitano di verifica. Se però fosse vero che i Guardia Coste libici hanno utilizzato la barca Obari, donata e assistita dall’Italia negli ultimi anni nel contesto del programma di impegno comune nella lotta all’immigrazione clandestina, per sparare contro i pescherecci allora è evidente che le relazioni italo-libiche subirebbero un colpo grave.” (Corsera/Cremonesi)

LIBIA: GLI SPARI SOPRA SONO PER NOI
Arriverà domani al porto di Mazara del Vallo Giuseppe Giacalone. Il comandante del peschereccio Aliseo ha una ferita di un paio di centimetri che brucia ma è salvo. I colpi della guardia costiera libica lo hanno...

LIBIA: GLI SPARI SOPRA SONO PER NOI
Arriverà domani al porto di Mazara del Vallo Giuseppe Giacalone. Il comandante del peschereccio Aliseo ha una ferita di un paio di centimetri che brucia ma è salvo. I colpi della guardia costiera libica lo hanno preso di striscio a un braccio, il resto lo hanno fatto i vetri andati in frantumi sotto i colpi delle mitragliette. Sparati – raccontano dall’imbarcazione – ad altezza d’uomo contro il peschereccio italiano. Non è la prima volta. Mesi fa 18 pescatori erano stati addirittura sequestrati per 100 giorni. La Libia che tortura i migranti e spara ai pescatori è la stessa con cui i governi italiani continuano a fare accordi. La politica litiga ma umanità e impegno annegano in alto mare. Gli spari sopra sono per noi.

Collettiva