Sono sempre ammirato dalle espressioni di mononeuronalismo assoluto.
Prendete per esempio questa foto. Ritrae Juan Bernabé, spagnolo, da più di 11 anni falconiere della Lazio. Un ruolo nobilissimo all’interno di una società dalla storia...

Sono sempre ammirato dalle espressioni di mononeuronalismo assoluto.

Prendete per esempio questa foto. Ritrae Juan Bernabé, spagnolo, da più di 11 anni falconiere della Lazio. Un ruolo nobilissimo all’interno di una società dalla storia nobilissima.

Il primo volo dell’aquila Olympia è stato spiccato il 20 settembre del 2010. Sabato scorso va in scena Lazio-Inter. Bernabé va sotto la Tribuna Monte Mario, fa più volte il saluto romano e si unisce al coro “Duce, Duce”, intonato dagli ultra biancocelesti. Le immagini diventano virali e la società, giustamente, lo sospende.

Ma come si fa a essere così scellerati, autolesionisti e irricevibili? C’è ancora gente che nel 2021 inneggia a quel criminale infame, pavido e ridicolo che morì scappando come un sorcio, dopo avere provocato la morte di milioni di persone. Roba da matti.

Andrea Scanzi

Guardate un po’ cosa abbiamo scoperto.
A Camaiore, in Versilia, c’è una pizzeria, “Il Mulino”, che è un vero e proprio museo dedicato al fascismo e a Mussolini, tra foto, poster, quadri, effigie inneggianti al duce, immagini di Hitler e celebrazioni...

Guardate un po’ cosa abbiamo scoperto.

A Camaiore, in Versilia, c’è una pizzeria, “Il Mulino”, che è un vero e proprio museo dedicato al fascismo e a Mussolini, tra foto, poster, quadri, effigie inneggianti al duce, immagini di Hitler e celebrazioni della X Mas.

È gestito da un uomo di 61 anni, armato con due pistole (non si sa mai), che ti serve la pizza con l’elmetto “aquilato” in testa insultando donne, neri (“quei neg** in bicicletta che ci rubano il lavoro”), omosessuali (“gli uomini ormai sono tutti fro**”) e, ovviamente, l’immancabile “dittatura sanitaria” del Green pass. Lui. La dittatura.

Così, alla luce del sole, come se nulla fosse. Come se non si trattasse di un crimine ma di una folkloristica carnevalata dove passare una serata diversa.

In Germania un posto simile che inneggia a Hitler e al nazismo l’avrebbero chiuso in cinque minuti. Qui da noi è aperto da 40 anni non solo nel silenzio ma nel divertimento generale.

Ma cosa deve succedere ancora perché questo locale sia chiuso all’istante e sospesa la licenza al titolare?

Lo Stato, se c’è, batta un colpo. Abbiamo tollerato anche troppo.

Lorenzo Tosa

Il mondo-Erode assiste indifferente alla strage dei bambini nello Yemen
Yemen dove il “mondo-Erode” fa morire i bambini. A darne conto è James Elder, portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) alla conferenza stampa al Palazzo...

Il mondo-Erode assiste indifferente alla strage dei bambini nello Yemen

Yemen dove il “mondo-Erode” fa morire i bambini. A darne conto è James Elder, portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) alla conferenza stampa al Palazzo delle Nazioni a Ginevra, in seguito alla sua recente missione sul campo in Yemen

Una tragedia senza fine

“Il conflitto nello Yemen – rimarca Elder – ha appena raggiunto un altro vergognoso risultato: 10.000 bambini sono stati uccisi o mutilati dall’inizio dei combattimenti nel marzo 2015, vale a dire quattro bambini ogni giorno. Questi sono naturalmente solo i casi che l’Onu ha potuto verificare. Molti altri bambini morti e feriti non vengono registrati”.

Alcuni numeri: 4 bambini su 5 hanno bisogno di assistenza umanitaria, ovvero oltre 11 milioni di bambini; 400.000 bambini soffrono di malnutrizione acuta grave; Oltre 2 milioni di bambini non vanno a scuola. Altri 4 milioni sono a rischio di abbandono; 2 insegnanti su 3 – oltre 170.000 – non stanno ricevendo uno stipendio regolare da oltre 4 anni; 1,7 milioni di bambini sono sfollati interni a causa di violenze. Con l’intensificarsi delle violenze, in particolare attorno a Marib, un numero maggiore di famiglie scappa dalle loro case; Un numero impressionante di 15 milioni di persone (più della metà delle quali sono bambini – 8,5 milioni) non hanno accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

“Sono tornato ieri da una missione sia nel nord che nel sud dello Yemen. Ho incontrato decine di bambini, molti sono stati di ispirazione; tutti sofferenti. Ho incontrato pediatri, insegnanti, infermieri – tutti hanno condiviso storie personali che riflettono quelle del loro paese: sono sull’orlo del collasso totale.
La crisi umanitaria dello Yemen – la peggiore al mondo – rappresenta una tragica convergenza di quattro minacce: un conflitto violento e protratto, devastazione economica, servizi distrutti per ogni sistema di supporto – ovvero salute, nutrizione, acqua e servizi igienico-sanitari, protezione e istruzione – e una risposta delle Nazioni Uniti criticamente sottofinanziata.
Agli attuali livelli di finanziamento, e senza la fine dei combattimenti, l’Unicef non può raggiungere tutti questi bambini. Non c’è altro modo per dirlo – senza un maggiore sostegno internazionale, un numero maggiore di bambini – quelli che non hanno alcuna responsabilità per questa crisi – moriranno.

(…) “I bambini in Yemen sono diventati danni collaterali in una guerra che infuria da più di cinque anni. È terribile pensare che, in metà del paese, quasi 100 mila bambini sotto i cinque anni siano sull’orlo della fame – denuncia Xavier Joubert, direttore di Save the Children in Yemen.- malnutriti al punto che le loro vite sono in pericolo. E i numeri potrebbero essere anche più alti”.

Da 4 anni i bambini yemeniti che vivono nel nord-ovest dello Yemen non mangiano carne, verdura e frutta: la loro alimentazione, in quantità insufficienti al loro fabbisogno, è composta solamente da pane, olio e zucchero, nient’altro. Oltre alla mancanza di cibo per la popolazione, anche gli ospedali non hanno più medicinali per combattere le infezioni dei bambini denutriti e disidratati il cui numero aumenta ogni giorno senza tregua. Quelli che arrivano negli ospedali sono già fortunati in quanto, purtroppo, la maggior parte dei bambini che abitano nei villaggi remoti non possono arrivare: non c’è più benzina, non funziona più nessun trasporto pubblico, le mamme sono indebolite, non ce la fanno più a portare i bambini, ammalati mortalmente e denutriti, a piedi in un ospedale… e la conseguenza è che i bambini muoiono nei villaggi come le mosche.

(…) In questo momento in cui i bambini yemeniti avrebbero bisogno dell’aiuto e dell’attenzione del mondo, i livelli di finanziamento complessivi raggiungono attualmente meno della metà di quanto necessario. I fondi per il trattamento dei bambini colpiti dal conflitto da parte delle organizzazioni, infatti, si sono ridotti di oltre il 40% rispetto all’anno scorso.

(…) “Chiedo al mondo di fare qualcosa per mettere fine alle sofferenze dei bambini a Taiz. Mi chiedo perché una bomba debba uccidere un bambino che sta solo giocando. Questo è il crimine più grave di tutti: si distruggono le vite dei bambini e delle loro madri. Omar non fa che ripetermi che spera ci sia un’altra esplosione così potrà tornare a giocare con suo fratello in paradiso”, è la testimonianza di Fathiya, la mamma di Omar. (…)

Ma il mondo-Erode sta a guardare. Da sei anni.

Globalist

I salari sono bloccati, il carovita galoppa, la crisi sociale morde ovunque e Ursula Von Der Leyden nel suo discorso sullo stato dell’Unione ha inserito tra le priorità l’esenzione Iva per il commercio di armamenti tra i Paesi comunitari.
Gongola Roberta Pinotti (PD) che quando era ministro della Difesa propose questa misura per sostenere le industrie belliche europee nel quadro della Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO).
La così detta “Difesa europea” è l’ennesimo raggiro per drenare miliardi di euro dalle cose che contano.
Servono risorse per la sanità pubblica, per la scuola, per i trasporti, per il reddito.
Ridurre le spese militari
Cambiare modello di Difesa
Uscire dalla Nato.

(Partito della Rifondazione Comunista)

Nicola Gerrardi

Nicola Gerrardi

Neanche il tempo d’illudersi che il centro-sinistra fa già la destra

Neanche il tempo d’illudersi per la vittoria schiacciante del centrosinistra ai ballottaggi nelle principali città italiane, con la retorica dell’unità e dell’uscita a sinistra dalla crisi, che la realtà ci riporta con i piedi per terra. Come diceva il giovanissimo Nanni Moretti ne “La sconfitta”: “Ma almeno un pezzetto della fase di transizione?”

Il neo sindaco piddino di Torino, Lo Russo, come primo atto annuncia il rientro del Comune nell’Osservatorio TAV, da cui ne era uscito con la giunta Appendino.
Per capire subito l’aria che tira…

La TAV è una Grande Opera su cui si discute da anni, considerata già vecchia prima ancora di essere ultimata, devastante per l’ambiente, sperperatrice di un fiume di denaro pubblico e produttrice di repressione e violenza di Stato, con la procura di Torino spesso impegnata in teoremi politici più che giudiziari.

Un’opera voluta fortemente dal partito unico degli affari, difatti entrambi i candidati al ballottaggio per sindaco ne sono sostenitori.

Non va certo meglio con la stesura della prima manovra economica del governo Draghi che, coperto dalla distrazione mediatica costante del greenpass, prosegue con il massacro sociale e la restaurazione della legge Fornero sulle pensioni.

E non ci sono buon nuove nemmeno per le posizioni ambientaliste e green, tanto sbandierate: il clima continua a dover attendere. Il governo ha rimandato al 2023 gli attesi provvedimenti d’imposta sulla plastica e sullo zucchero.

La decisione non è incoraggiante, soprattutto alle porte della Cop26, l’atteso e «ambizioso» (come l’ha definito Ursula von der Leyen) vertice sul Clima delle Nazioni Unite che si terrà a Glasgow la prima settimana di novembre, e del quale l’Italia è partner ufficiale.

Per quanto riguarda la plastic tax – cioè l’imposta sul consumo della plastica monouso – , il provvedimento sarebbe dovuto partire già nel luglio del 2020 su richiesta dell’Unione europea.

Nel 2019, l’Ue aveva approvato una direttiva per ridurre l’impatto sull’ambiente del consumo di plastica usa e getta, e a dicembre dello stesso anno l’Italia aveva approvato un’aliquota di 0,45 euro al chilogrammo di materia plastica contenuta nei Macsi (manufatti con singolo impiego). La sua applicazione, però, viene rimandata ormai da tempo. (…)

La nota positiva è il rifinanziamento del Reddito di cittadinanza, per il resto, più che governo Draghi, sembra il governo Draghi-Bonomi.

Marquez per Kulturjam

Il presidente di Confindustria Bonomi l'aveva chiesto esplicitamente e il governo lo ha ascoltato. Euforia di tutte le associazioni del settore. Per Patuanelli la misura avrebbe avuto un “impatto importante” sull'industria della trasformazione e...

Il presidente di Confindustria Bonomi l’aveva chiesto esplicitamente e il governo lo ha ascoltato. Euforia di tutte le associazioni del settore. Per Patuanelli la misura avrebbe avuto un “impatto importante” sull’industria della trasformazione e quindi il rinvio “agevolerà la chiusura del tavolo sul prezzo del latte”.
(…) “Com’è possibile che il governo scelga di anteporre gli interessi dell’industria della plastica a quelli dei cittadini?”. Protesta solo la Regione Lazio con Roberta Lombardi (M5s): “Un nuovo, inaccettabile, rinvio. Doveva entrare in vigore già nel luglio 2020 ma invece, dopo essere già stata rimandata più volte, ora slitterà addirittura al 2023 – dice l’assessora alla Transizione Ecologica e Trasformazione Digitale – Sono azioni mancate come questa che danno ragione a Greta Thunberg e agli altri ragazzi di Friday For Future quando accusano i politici di limitarsi alle vuote promesse del loro ‘bla bla bla’”.

Il Fatto Q.

IL COMPLESSO I RICCHI E I POVERI

I super ricchi Jeff Bezos, americano padrone di Amazon, e il britannico miliardario fiscalmente nullatenente Richard Branson, stanno eroicamente e stoicamente gareggiando tra i privati per come organizzare il turismo su Marte.

Non ci è dato di sapere i costi precisi dei due viaggi iniziali; quel che è certo è che i biglietti individuali costeranno 250 mila dollari; si dice che hanno già prenotato 700 cassintegrati, È presumibile che tra tagli di nastri e scampagnate, i costi per andare su Marte supereranno i 50 miliardi di dollari.

I fondi straordinari stanziati dall’Europa per l’Italia sono complessivamente di 200 miliardi di Euro, di cui 25 già versati. Il Bilancio dello Stato Italiano è di 37 miliardi; quello delle grandi città italiane è inferiore ei 5 miliardi di Euro.

Nel 2018 per la sanità pubblica hanno investito sul PIL; Stati Uniti 14,3%; Germania 9,5%; Francia 9,3%; Italia 8,8%; Gran Bretagna 7,5%, Negli ultimi 10 anni la sanità pubblica in Italia ha subito tagli per 37 miliardi di Euro.

Per la maggioranza della stampa italiana, quasi sempre al servizio dei padroni del vapore, i ricchi stanno onorando la scienza; i poveri con i comuni mortali, e malgrado i miseri investimenti pubblici, sono dei parassiti che sfruttano il sistema economico.

La Cina, che è il secondo paese che ha fatto atterrare un satellite su Marte, per la stampa è un pericolo per il mondo. (…)

Enrico Corti

La Camera Federale argentina ha confermato le condanne di due ex dirigenti della multinazionale automobilistica Ford per il rapimento e la tortura di 24 lavoratori durante l'ultima dittatura sostenuta dagli Stati Uniti.
I condannati, in collusione...

La Camera Federale argentina ha confermato le condanne di due ex dirigenti della multinazionale automobilistica Ford per il rapimento e la tortura di 24 lavoratori durante l’ultima dittatura sostenuta dagli Stati Uniti.
I condannati, in collusione con i militari, avevano allestito un centro di detenzione clandestino all’interno dello stabilimento situato a Buenos Aires. (…)

Il calendario segnava giovedì 25 marzo 1976: da un lato del tavolo sedevano i direttori della FORD, dall’altra i delegati sindacali, era il giorno dopo il colpo di stato che diede inizio all’ultima dittatura argentina.

Il responsabile delle relazioni industriali di Ford Motor Argentina, Guillermo Galarraga, comunicò con un tono tra lo scherzoso e il violento che, da quel momento, l’azienda avrebbe smesso di riconoscere l’attività sindacale dei suoi lavoratori.

“Puoi spiegarci perché la nostra attività sindacale è interrotta?”, chiese Juan Carlos Amoroso, uno dei delegati.

“Perché questa azienda diventa un obiettivo e una priorità militare”, disse il manager, senza ulteriori spiegazioni.

Quando gli operai si alzarono dalle sedie, l’imprenditore guardò il sindacalista e gli disse: “Porta i miei saluti a Camps (capo della polizia di Buenos Aires)”.

“Non so chi sia”, rispose l’operaio.

“Lo scoprirai”, ribatté l’uomo d’affari, provocando le risate degli altri manager.

Amoroso e altri 24 lavoratori dello stabilimento automobilistico Ford, situato nella provincia di Buenos Aires (ancora in funzione), lo “scoprirono” presto chi era Camps e gli altri capi militari.
Furono sequestrati – alcuni direttamente sul posto di lavoro, sulla catena di montaggio dell’azienda – trasferiti in un centro di detenzione clandestino allestito nel campo sportivo dello stesso stabilimento FORD, torturati e rinchiusi in diverse carceri della capitale argentina.

Il manager Galarraga che pronunciò quelle minacce è morto nel 2016 all’età di 92 anni. Riuscì a eludere la giustizia. Non così due dei suoi collaboratori, Pedro Müller, direttore di produzione e secondo nella scala gerarchica del consiglio di amministrazione di quegli anni; e Héctor Francisco Sibilla, capo della sicurezza dello stabilimento. Nel dicembre 2018, la Corte orale federale 1 di San Martín li ha condannati per quei crimini contro l’umanità.

“Stiamo parlando di una sentenza storica per l’Argentina e per il mondo.
È una pietra miliare perché si dimostra ciò di cui si è sempre parlato in ambito accademico e giornalistico: la complicità di alcuni gruppi economici con il terrorismo di Stato. E ciò è confermato in un processo equo dove sono state rispettate tutte le garanzie procedurali. Queste due persone sono state difese dai migliori studi legali”, spiega Tomás Ojea Quintana, l’avvocato che ha rappresentato le vittime.

(…) Müller è stato condannato a 12 anni di carcere, due in più di Sibilla, condannato a 10 anni di carcere, che, vista l’età dei colpevoli corrispondono a due ergastoli.

Condanne di questa natura – aggiunge l’avvocato – hanno un solo precedente al mondo: gli uomini d’affari nazisti seduti sul banco degli imputati durante i processi di Norimberga.
“Chi crede che questi siano fatti ormai passati sbaglia. Hanno a che fare più che mai con il futuro, con la necessità di avere aziende impegnate nei diritti umani quando fanno affari”, chiarisce. (…)

https://www.elsaltodiario.com/argentina/directivos-ford-condenados-lesa-humanidad-dictadura?fbclid=IwAR0xx8g3hK8ZIlLfmdPWQOCNXDo52sZ0TBd5P3G7JSHIWAb1m5asDYOv_ZA

(Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana)

Chi “esulta” per il voto del Senato sullo scioglimento di Forza Nuova non ha capito molto di quello che è successo nel pomeriggio. C’è poco o nulla da festeggiare.
Il Senato ha approvato sì l’ordine del giorno unitario presentato da Pd, Leu, Psi,...

Chi “esulta” per il voto del Senato sullo scioglimento di Forza Nuova non ha capito molto di quello che è successo nel pomeriggio. C’è poco o nulla da festeggiare.

Il Senato ha approvato sì l’ordine del giorno unitario presentato da Pd, Leu, Psi, M5s, Iv e gruppo delle Autonomie, ma il testo del centrosinistra chiede solo di “valutare le modalità per lo scioglimento” di Forza Nuova e di tutti i movimenti politici di chiara ispirazione fascista. Un testo enormemente blando rispetto ai proclami delle settimane scorse.

Non solo: è stata approvata anche la mozione “alternativa” benaltrista del centrodestra, che si impegna ancora più genericamente a “valutare le modalità per attuare ogni misura prevista dalla legge per contrastare tutte – nessuna esclusa – le realtà eversive che intendano perseguire il sovvertimento dei valori fondamentali dell’ordinamento costituzionale. Quest’ultima banalità fritta è stata votata pure dal senatore ed ex capogruppo del Pd Andrea Marcucci, in discontinuità dal resto del gruppo.

Non solo: la prima mozione, quella contro Forza Nuova e forze fasciste, non è stata votata da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega Nord. Le tre forze si sono astenute. Vi rendete conto?

Chi nasce incendiario muore pompiere. E chi nasce fascista resta fascista. Davvero: non c’è nulla su cui esultare.

Andrea Scanzi

lucillola
SCADENZE ELETTORALI…
Vauro

Hostess Alitalia si spogliano per protesta in Campidoglio

Davanti al Campidoglio, a Roma, nel silenzio più totale, le hostess di Alitalia si sono spogliate della loro divisa per protestare contro la condizione lavorativa di colleghi e colleghe in seguito all’acquisizione dell’ex compagnia aerea nazionale da parte di Ita Airways.

Elena Casanova aveva 49 anni e una figlia di 17.
Ieri sera, intorno alle 19, stava facendo rientro in auto nella sua casa di Castegnato (Brescia) quando si è trovata davanti il suo ex fidanzato con un martello in mano.
Elena non ha fatto in tempo a...

Elena Casanova aveva 49 anni e una figlia di 17.

Ieri sera, intorno alle 19, stava facendo rientro in auto nella sua casa di Castegnato (Brescia) quando si è trovata davanti il suo ex fidanzato con un martello in mano.

Elena non ha fatto in tempo a fuggire che l’uomo prima ha frantumato il finestrino anteriore, poi le ha preso la testa a martellate con ferocia inaudita, una, due, tre, quattro volte. Ma dopo il primo colpo Elena Casanova era già morta.

A un vicino accorso sulla scena che le ha chiesto “Cosa hai fatto?”, questo mostro ha risposto in dialetto bresciano con una lucidità e una freddezza agghiaccianti:

“L’ho ammazzata. Avevo detto che l’avrei fatto e l’ho fatto.”

Un altro femminicidio. Di terrificante brutalità.
Il copione, sempre lo stesso: un uomo che non si rassegnava alla fine di una relazione. E, per questo, a distanza di un anno, le ha tolto la vita, e tolto la madre a una ragazza di 17 anni.

Nelle stesse ore in cui denunciamo l’orrore indicibile delle donne afghane, ricordiamoci (con le debite proporzioni) anche di questa mattanza quasi quotidiana, a due passi da noi, nel silenzio assordante.

Che strazio senza fine.

Lorenzo Tosa

In mare, vicino a Malta
I migranti riposano sul ponte della nave di salvataggio Sea-Watch nella zona di ricerca e salvataggio maltese. Tra il 17 e il 18 ottobre, la nave ha salvato 412 migranti da sette diverse imbarcazioni in difficoltà
Fotografia:...

In mare, vicino a Malta
I migranti riposano sul ponte della nave di salvataggio Sea-Watch nella zona di ricerca e salvataggio maltese. Tra il 17 e il 18 ottobre, la nave ha salvato 412 migranti da sette diverse imbarcazioni in difficoltà

Fotografia: Valeria Mongelli