Extraordinary Art Of Parallel Universe – (Barbara DanielsArt)

(Fonte: youtube.com)

“Vedo che in rete e in tv la macchina spargiveleni disperatamente in cerca di correità, si occupa anche di me.
Alle elezioni del 2006 (quando il mio ruolo di segretario del Pd era ancora nella mente di Giove) ebbi un sostegno davvero largo di molti...

“Vedo che in rete e in tv la macchina spargiveleni disperatamente in cerca di correità, si occupa anche di me.

Alle elezioni del 2006 (quando il mio ruolo di segretario del Pd era ancora nella mente di Giove) ebbi un sostegno davvero largo di molti industriali oltre che di associazioni, di cittadini, di lavoratori. Nessuno che allora risultasse imputato di qualsivoglia reato. Tutto svolto, ovviamente, secondo legge e tutto verificato dalla giurisdizione.

Per capire meglio andrà ricordato che dal ‘96 al 2001 avevo fatto il ministro delle attività produttive e dei trasporti. Una rapida scorsa ai giornali dell’epoca può bastare per farsi un’opinione sulle riforme di quegli anni e sul giudizio che ne derivò nel mondo della produzione e del lavoro.

Era ben noto in quel mondo, inoltre, che nessuno aveva mai dovuto o potuto pagarmi un caffè né corrispondere a qualche mia richiesta impropria.

Se qualcuno della banda dei veleni vuole oggi mettere in dubbio la mia correttezza o la mia totale autonomia da qualsiasi condizionamento parli chiaro e non per allusioni e apponga cortesemente la firma. Imparerà a conoscermi meglio.

Pierluigi Bersani. Un’altra bella persona che, in quanto tale, dà fastidio ai soliti imbecilli. Un abbraccio, Pierluigi!

Andrea Scanzi

Omicidio di Malcom X: Muhammad A. Aziz e Khalil Islam scagionati dopo 56 anni!

Di Gianluca Cicinelli.

Muhammad A. Aziz e Khalil Islam hanno trascorso oltre 20 anni in una prigione degli Stati Uniti con l’accusa di omicidio. Oggi la procura distrettuale di Manhattan, al termine di un’indagine di Cyrus R. Vance Jr durata due anni, li scagionerà ufficialmente dall’accusa di essere stati il 21 febbraio 1965 tra i killer di Malcom X.

E’ uno dei più gravi errori giudiziari commessi negli Stati Uniti, soprattutto a causa del tentativo di mettere a tacere, dopo aver fatto poco o niente per evitare l’assassinio della voce più radicale della rivolta nera, il movimento dei diritti civili negli anni ’60.

Che i due uomini fossero innocenti era storia nota a tutti tranne alla giustizia a stelle e strisce. Adesso l’inchiesta ha accertato che i pubblici ministeri dell’epoca, l’Fbi e il Dipartimento di Polizia di New York avevano nascosto all’epoca del processo le prove decisive per accertare la loro innocenza.

Ma dobbiamo fare un passo indietro nel tempo e tornare a domenica 21 febbraio 1965. Malcom Little, conosciuto come Malcom X, attivista per l’emancipazione dei neri e per la promozione dell’Islam, dopo essere stato il portavoce della Nation of Islam ed esserne rimasto deluso aveva fondato l’Islamic Muslim Mosque e la Pan-African Organization of Afro-American Unity.

(…) Il 21 febbraio 1965, poco prima dell’inizio di un comizio all’Audubon Ballroom di Manhattan, un uomo esce dal pubblico e gli spara addosso con un fucile a canne mozze mentre altre due persone aprono il fuoco sul palco con pistole semiautomatiche.

Malcolm X muore poco dopo al Columbia Presbyterian Hospital con 21 ferite da arma da fuoco tra petto, spalle, braccia e gambe, più altre dieci ferite causate dal colpo di fucile iniziale. La folla si getta picchiandolo e bloccandolo a terra su Islam Talmadge Hayer, conosciuto come Thomas Hagan.

Successivamente dei testimoni identificheranno come suoi complici Norman 3X Butler e Thomas 15X Johnson appartenenti alla Nation of Islam, per l’appunto Muhammad A. Aziz e Khalil Islam come si chiamano oggi. Tutti e tre sono stati condannati all’ergastolo e hanno trascorso decenni in prigione per l’omicidio anche se il caso in tribunale era traballante fin dall’inizio.

Mujahid Abdul Halim fu l’unico dei tre a confessare l’omicidio, ma ha sempre detto e sostenuto che gli altri due uomini erano innocenti. 56 anni dopo l’omicidio l’inchiesta di Cyrus R. Vance Jr, restituendo loro l’onore, ma riapre inevitabilmente le polemiche e le ferite mai rimarginate della stagione dei diritti civili.

L’inchiesta infatti, pur scagionando i due, non appura come fu possibile non prevenire un delitto annunciato come quello contro Malcom X e come fu possibile l’errore giudiziario. Da sempre gli attivisti neri denunciano una congiura politica per mettere a tacere la voce della risposta radicale nera al pacifismo di Martin Luther King, che verrà anch’egli assassinato tre anni dopo.

Oggi come ieri il razzismo e le discriminazioni del sistema giudiziario statunitense sono al centro delle cronache e in ogni caso l’inchiesta che ha portato al riconoscimento dell’errore giudiziario ha incontrato numerosi ostacoli, come ha ammesso in un’intervista lo stesso procuratore Cyrus R. Vance Jr. (…)

Restano enormi buchi nella ricostruzione di quest’ultima indagine, soprattutto sui veri mandanti dell’omicidio di Malcom X, annidati nelle istituzioni più razziste e retrive degli Usa negli anni ’60. Edgar Hoover, per decenni a capo dell’Fbi, firmò personalmente per intercettare le comunicazioni telefoniche nella residenza dell’attivista musulmano, e il fascicolo dedicato a Malcom X dell’Fbi, 72 files e 10 mila pagine, è ancora oggi pieno di righe cancellate con il pennarello nero.

Hoover aveva paura che una figura carismatica come Malcom X potesse unificare ed elettrizzare il movimento nazionalista nero, soprattutto dopo il parziale riavvicinamento, poche settimane prima della morte, con Martin Luther King, temendo le conseguenze di un lavoro comune tra i due leader radicali neri.

Labottegadelbarbieri

Agenti Usa sparano ma sbagliano e uccidono bimba di 8 anni, per i pm non hanno colpa
Uccisa per errore dai poliziotti a soli 8 anni ma per la sua morte, secondo i pm, non possono essere incriminati gli agenti che hanno sbagliato bersaglio ma solo chi...

Agenti Usa sparano ma sbagliano e uccidono bimba di 8 anni, per i pm non hanno colpa

Uccisa per errore dai poliziotti a soli 8 anni ma per la sua morte, secondo i pm, non possono essere incriminati gli agenti che hanno sbagliato bersaglio ma solo chi ha avviato la sparatoria. È il nuovo caso che sta facendo discutere gli Stati Uniti dove gli unici incriminati per la morte della piccola Fanta Bility sono i due adolescenti di 16 e 18 anni che hanno fatto scattare l’intervento della polizia. I fatti risalgono al 27 agosto scorso quando gli agenti erano stati chiamati nei sobborghi di Philadelphia per una sparatoria in corso fuori dal campo sportivo locale, dove si stava disputando una partita di football tra giovani. Quando sono arrivati sul posto, i poliziotti hanno iniziato a sparare a loro volta verso un’auto che credevano erroneamente fosse la fonte degli spari ma al cui interno vi era invece la famiglia della bimba che è stata raggiunta da un proiettile ed è morta.

Ora, a quasi tre mesi dalla sparatoria mortale, l’ufficio del procuratore distrettuale ha riconosciuto che sono stati gli spari della polizia a colpire Fanta e tre altri passanti rimasti feriti ma hanno stabilito che gli unici responsabili sono i due ragazzi perché sono coloro che “hanno avviato gli eventi che hanno portato ala sparatoria mortale”. I due adolescenti infatti sono stati accusati di omicidio di primo grado mentre per i tre agenti coinvolti nella morte della bimba, figlia di immigrati africani, non c’è stato alcun provvedimento e possono continuare a lavorare normalmente. Una decisione che ha suscitato indignazione nella comunità e fatto infuriare la famiglia che teme che la polizia stia cercando di eludere la responsabilità. La famiglia Bility ha intentato anche una causa contro la città di Sharon Hill e il dipartimento di polizia locale. (…)

Antonio Palma

Lily Ebert, 97 anni, sopravvissuta ad Auschwitz. Da anni impegnata incessantemente nella diffusione della sua testimonianza di vita nelle scuole, causa Covid si ritrova a non poter più interloquire con i ragazzi.
“Perché non proviamo su Tik Tok?”, la...

Lily Ebert, 97 anni, sopravvissuta ad Auschwitz. Da anni impegnata incessantemente nella diffusione della sua testimonianza di vita nelle scuole, causa Covid si ritrova a non poter più interloquire con i ragazzi.

“Perché non proviamo su Tik Tok?”, la proposta del pronipote di 17 anni Dov Forman. Lily accetta con entusiasmo, da ultracentenaria coglie con curiosità questo consiglio e succede qualcosa di incredibile.

In poco tempo, diventa una star online, con un seguito di 1 milione e mezzo di followers, per di più giovani. Quel pubblico spesso denigrato per la pochezza dei contenuti che segue e crea, che ascolta con rispetto e ammirazione la storia di una persona che ha saputo trovare e custodire la forza di vivere in un lager.

Lei spiega cosa siano stati i lager, in cambio chiede ai ragazzi solamente di non arrendersi mai. A testimonianza che il mondo dei social non è fatto solo di cattiveria e di fake news, ma può essere un potente veicolo per trasferire conoscenza e aiutare i giovani a capire meglio il valore della vita e il rispetto per il prossimo.

I video diventano un successo al punto che vengono trascritti e diventano un libro, da lasciare in dono alle nuove generazioni.

Grazie Lily per questo splendido esempio di speranza e voglia di ripartire. Un bel messaggio che ti fa vedere un nuovo inizio in ogni cosa. E perché no, anche un nuovo modo di parlare ai giovani e di usare i social.

Gabriele Sepio

Moni Ovadia (ebreo italiano):
“Le principali istituzioni ebraiche del nostro paese perseguono con miope accanimento la trasformazione dell’ebraismo italiano organizzato in legazioni diplomatiche del governo di Bibi Netanyahu. I dirigenti delle nostre...

Moni Ovadia (ebreo italiano):

“Le principali istituzioni ebraiche del nostro paese perseguono con miope accanimento la trasformazione dell’ebraismo italiano organizzato in legazioni diplomatiche del governo di Bibi Netanyahu. I dirigenti delle nostre comunità probabilmente ricevono ordini precisi e li eseguono con zelo. Il primo “comandamento” da seguire è: il governo e l’esercito di Israele hanno sempre ragione. Il secondo è: gli israeliani sono sempre vittime anche se muoiono i palestinesi. Terzo, chi difende i diritti autentici del popolo palestinese è un agente di Hamas. Quarto, chi denuncia ingiustizie, sadismi, stillicidi perversi contro i civili palestinesi è un antisemita e cosi via.”

Saleh Zagloul

Mahatma Grandi
Eccezionale!!!
Un monaco tibetano è stato scoperto nelle montagne del Nepal. È considerato la persona più anziana del mondo con 201 anni. È in uno stato di trance o meditazione chiamato “takatet”. È stato trovato avvolto in una pelliccia e alcuni...

Eccezionale!!!
Un monaco tibetano è stato scoperto nelle montagne del Nepal. È considerato la persona più anziana del mondo con 201 anni. È in uno stato di trance o meditazione chiamato “takatet”. È stato trovato avvolto in una pelliccia e alcuni scienziati lo considerano una mummia, ma in realtà ha segni vitali.

Tra le sue cose, hanno trovato un foglio che diceva: “continua a credere a tutte le stronzate che leggi su Facebook, che andrai molto lontano”…

Stefano Berno

R. Burioni
Rolli
Chi sono i terroristi? Il movimento No Tav e i suoi aderenti, dichiara, confidando nell’impunità dei potenti, il direttore de “la Repubblica”, Maurizio Molinari. Tempo di organizzarsi e poi, da ieri, centinaia di valsusini corrono a comprare la marca...

Chi sono i terroristi? Il movimento No Tav e i suoi aderenti, dichiara, confidando nell’impunità dei potenti, il direttore de “la Repubblica”, Maurizio Molinari. Tempo di organizzarsi e poi, da ieri, centinaia di valsusini corrono a comprare la marca da 3,92 euro da apporre sull’atto di querela. Venerdì è il gran giorno: direttore, noi intanto ti quereliamo (e saremo centinaia)!

di Chiara Sasso

Direttore di “Repubblica”, noi intanto ti quereliamo!

Mercoledì 17 novembre. Un paese della Valle di Susa. Interno tabaccheria. Cliente: «Buongiorno una marca da bollo da 3,92 euro». Tabaccaia: «Incredibile, in questi giorni tutti vogliono sta marca». Sorriso. Discorso sospeso, complicità. La marca deve essere apposta su una querela.

Le istruzioni sono precise. Compilare il modulo predisposto motivando la propria appartenenza al movimento No Tav. Chi, a suo tempo, ha acquistato il metro quadrato di terra a Chiomonte per opporsi agli espropri nella zona del cantiere del Tav segni quello. Perché la querela possa andare avanti bisogna dimostrare di “appartenere” al movimento veramente e non solo a parole.

Per depositare la querela l’appuntamento è venerdì 19 novembre a Torino davanti al tribunale. Chi non può si presenti a Susa, caserma dei carabinieri. Tutti e tutte puntuali, alle 9.00. Bisognerà mettersi in coda. Con mascherina e distanziamento. Portiamo bandiere e fazzoletti al collo ma non facciamo caciara. Non è una manifestazione, è l’esercizio del diritto di cittadini di querelare chi li ha diffamati (…)

È per difendere questo patrimonio umano fatto di tante storie che si è deciso di non soprassedere e di querelare Maurizio Molinari, direttore de la Repubblica, il quale, il 10 ottobre, nella trasmissione televisiva “Mezz’ora in più” diretta da Lucia Annunziata ha sostenuto, di fronte a un Maurizio Landini chiuso in un pesante silenzio, che: «i No Tav sono un’organizzazione violenta, quanto resta del terrorismo italiano degli anni ’70. Aggrediscono sistematicamente le istituzioni, la polizia, anche i giornali, minacciano i giornalisti a Torino e la cosa forse più grave è che sono in gran parte italiani che si nutrono anche di volontari che arrivano da Grecia, Germania e a volte dalla Francia. Per un torinese No Tav significa sicuramente terrorista metropolitano; chiunque vive a Torino ha questa accezione». Concludendo, poi, con l’affermazione che «la cosa più grave nei confronti dei No Tav è che siccome si avvalgono di una motivazione ambientalista, quando questa motivazione viene legittimata, loro reclutano, con una dinamica che ci riporta davvero agli anni ’70» (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2021/10/15/e-allora-le-foibe-e-allora-i-no-tav/).

La segnalazione della tabaccaia che continua a vendere bolli di 3,92 euro fa intendere più di ogni altra cosa quanto i No Tav siano un movimento popolare difficile da archiviare.

(Volerelaluna.it)

Marco Saita

Dalle preghierine
alle ruspettine
dalle ruspettine
alle
mascherine
dalle mascherine
alle Ferrarine
la carriera di una
leghista ex
presidente della Camera.

complimentoni!

Caso Pivetti, sequestrati 4 milioni di euro all’ex presidente della Camera
L’indagine per riciclaggio e frode fiscale riguarda, in particolare, la compravendita di tre Ferrari Gran Turismo che sarebbero servite per riciclare i proventi di un’evasione fiscale: la Pivetti e altri 6 verso il rinvio a giudizio

Loredana Bettio

Satira n'eurodeficiente

Satira n’eurodeficiente

Trento, ergastolo per gli orsi M49 e M57: il solito scaricabarile all’italiana
Una sentenza storica, quella emessa dal Consiglio di Stato in merito alla detenzione dell’orso M57, uno dei due presenti al Casteller di Trento che ancora giacciono...

Trento, ergastolo per gli orsi M49 e M57: il solito scaricabarile all’italiana

Una sentenza storica, quella emessa dal Consiglio di Stato in merito alla detenzione dell’orso M57, uno dei due presenti al Casteller di Trento che ancora giacciono reclusi in gabbie di cemento, in condizioni davvero barbare. Una sentenza che evidenzia come i fatti che hanno determinato la cattura di questo orso siano, quantomeno, “sospetti”, poiché nella sentenza si rileva che l’orso era nel suo habitat naturale ed è stato disturbato dal giovane carabiniere con amica accompagnatrice, mentre era intento a rovistare in un bidone ai bordi del bosco, ovviamente non anti-orso, come la maggior parte di quelli esistenti all’epoca in Trentino.

Una sentenza storica, dicevo, perché per la prima volta il Consiglio di Stato ha accolto un ricorso delle associazioni OIPA e ENPA, che appunto rilevavano gravi mancanze della provincia di Trento, rappresentata dal presidente in carica, il leghista Maurizio Fugatti che continua a perseguire una politica non certo di sostenibilità ambientale per questi animali protetti.

Ma nella sentenza “storica” emessa dal Consiglio di Stato c’è nascosta una clausola molto pericolosa, che demanda ad ISPRA la decisione finale per poter liberare l’orso M57, seppure dichiarato in sentenza come ingiustamente imprigionato. Ebbene, viene incaricato l’organismo di controllo ISPRA di verificare se l’orso M57 sia pericoloso, vista la detenzione di oltre un anno, prima di poterne decretare la liberazione.

Ma vi pare che non possa essere incazzato un orso che solitamente percorre 40 chilometri al giorno e da oltre un anno è recluso in una gabbia? Ma a me pare proprio ovvio che veda l’uomo come suo persecutore, dato che lo tiene rinchiuso forzatamente e, non dimentichiamo, l’orso è un animale molto intelligente. Quindi si attende il parere ISPRA, che arriva il 18 novembre e, udite udite, toglie le castagne dal fuoco al presidente Fugatti, dichiarando la pericolosità permanente dell’orso M57! Pericoloso perché vede l’uomo come nemico!

E vorrei ben vedere, mi viene da dire.

Quindi ora che succederà? Che se da una parte la sentenza del Consiglio di Stato aveva aperto una porta alla possibilità di libertà di questo orso, dall’altra ISPRA l’ha richiusa, condannando lo stesso all’ergastolo, come il suo compagno di cella M49. Arriva quindi il parere di ISPRA che dà ancora ragione a Fugatti sentenziando così la reclusione permanente anche di questo orso.
Quell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che aveva evidenziato le criticità del Casteller, supportate anche da un rapporto tragico emesso dal CITES, è lo stesso istituto che ora decreta l’ergastolo anche per M57!

Da una parte una sentenza che aveva illuso tutti sulla possibilità di ridare libertà ad un orso che era stato, proprio appurato in sentenza, disturbato nel suo habitat; dall’altra una controaffermazione che ne determina la prigionia perenne. Il solito scaricabarile all’italiana, la solita prassi di svicolamento delle responsabilità da parte degli uomini nel farsi carico di una politica di convivenza e sostenibilità.

Ancora una volta l’uomo ha messo in risalto la sua crudeltà istituzionalizzata, perché radicata nel sistema che dovrebbe creare opportunità di rispetto della biodiversità; M57 potrebbe essere liberato e monitorato in un’area boschiva in alta quota, lontano dai centri abitati; conoscendo ciò che l’uomo gli sta facendo, sicuramente se ne starebbe ben lontano dagli umani, quegli umani che ancora una volta dimostrano davvero una crudeltà “bestiale”!

Marco Ianes

Altro primato negativo di Bolsonaro: la deforestazione in Amazzonia cresce del 22%
Un altro triste primato che si deve principalmente al fascista e nemico del pianeta Jair Bolsonaro: il ritmo della deforestazione nell’Amazzonia brasiliana è aumentato...

Altro primato negativo di Bolsonaro: la deforestazione in Amazzonia cresce del 22%

Un altro triste primato che si deve principalmente al fascista e nemico del pianeta Jair Bolsonaro: il ritmo della deforestazione nell’Amazzonia brasiliana è aumentato tra l’agosto 2020 e il luglio 2021 del 22 per cento rispetto all’anno precedente, con un primato negativo senza precedenti dal 2005: lo indicano dati dell’Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais (Inpe), un ente statale che si occupa anche di rilevazioni satellitari.

Secondo le stime, parte di un programma denominato Prodes, la superficie devastata dai disboscatori tra il 2020 e il 2021 è stata equivalente a 13.235 chilometri quadrati. Tra il 2005 e il 2006 era stata di 14.286 chilometri quadrati. (…)

Globalist

Sono contrari all'aborto, ma allo stesso tempo responsabili della morte di un bambino di un anno e mezzo che muore di freddo nei boschi al confine tra Polonia e Bielorussia.
(Diritti umani e Giustizia sociale)

Sono contrari all’aborto, ma allo stesso tempo responsabili della morte di un bambino di un anno e mezzo che muore di freddo nei boschi al confine tra Polonia e Bielorussia.

(Diritti umani e Giustizia sociale)

RIky Red

La guardia costiera libica (che l’Italia finanzia) ha minacciato la Sea Watch: “Vi sequestriamo”
La guardia costiera libica ha minacciato la Sea Watch 4. I militari libici hanno intimato alla nave umanitaria di allontanarsi (nonostante si trovasse in...

La guardia costiera libica (che l’Italia finanzia) ha minacciato la Sea Watch: “Vi sequestriamo”

La guardia costiera libica ha minacciato la Sea Watch 4. I militari libici hanno intimato alla nave umanitaria di allontanarsi (nonostante si trovasse in acque internazionali, a oltre quaranta miglia dalla Libia), affermando che altrimenti avrebbero portato tutti coloro che si trovavano a bordo in Libia. “E sapete come sono le regole in Libia”, si sente nelle registrazioni di bordo. Minacce e intimidazioni totalmente illegittime, da parte di un corpo militare che l’Italia continua a finanziare.

(…) Subito la risposta da parte della nave umanitaria: “Queste non sono acque territoriali libiche, siamo in acque internazionali. Sono a più di 40 miglia a nord dalle coste della Libia. E l’innocent passage è garantito dalla legge”. Per “innocent passage” si intende un concetto del diritto marittimo che consente alle navi di passare per acque arcipelagiche e territoriali di un altro Stato, soggette a restrizioni, in determinate condizioni. Condizioni regolate dall’articolo 19 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, per cui sostanzialmente non si pregiudichi la pace, l’ordine o la sicurezza dello Stato costiero.

I militari libici però, noncuranti della normativa, continuano a intimare all’equipaggio di cambiare rotta, minacciandoli: “Cambiate direzione e abbandonate la zona, altrimenti vi porteremo con noi in Libia. E sapete come funziona in Libia. È chiaro?”.

Annalisa Girardi

Guardate questa persona.
È afghana, è arrivata ieri sera a Trieste. Dopo due anni in Bosnia. Dopo trentacinque respingimenti. Trentacinque.
Il corpo devastato, i piedi in condizioni pietose che gli hanno poi dovuto fasciare. L'hanno curato su una...

Guardate questa persona.

È afghana, è arrivata ieri sera a Trieste. Dopo due anni in Bosnia. Dopo trentacinque respingimenti. Trentacinque.

Il corpo devastato, i piedi in condizioni pietose che gli hanno poi dovuto fasciare. L’hanno curato su una panchina perché non riusciva neanche ad alzarsi evidentemente.

Di immigrazione si può e si deve discutere, senza eccessi e senza ideologia. Ma di fronte a chi soffre e vive le pene dell’inferno, non può e non deve esserci divisione. Si aiuta, si salva e si cura sempre.

Leonardo Cecchi
Foto di Lorena Fornasir

“I genitori, gravemente feriti, non possono aiutarlo. Le organizzazioni umanitarie non hanno accesso alla zona e non riescono a soccorrerlo in tempo.
Così un bambino di un anno e mezzo muore di freddo, in una foresta ai confini tra Bielorussia e...

“I genitori, gravemente feriti, non possono aiutarlo. Le organizzazioni umanitarie non hanno accesso alla zona e non riescono a soccorrerlo in tempo.

Così un bambino di un anno e mezzo muore di freddo, in una foresta ai confini tra Bielorussia e Polonia, mentre altre migliaia di migranti, nel gelo dell’inverno che arriva, invece che essere accolti vengono scacciati, perfino aggrediti.

È possibile semplicemente sostenere, in una situazione come questa, in modo neutro, che “un bambino è morto”?

No, la verità, se direttamente vogliamo guardarla negli occhi, è che questo bambino è stato ucciso: dall’indifferenza, dell’egoismo, dalla speculazione politica sulla pelle dei migranti, da una assurda disumanità: e tutto questo alle porte dell’Europa.

Una vergogna.
Un’inaccettabile vergogna”

David Sassoli

(Nicola Oddati)

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“Guardate cosa è successo in Texas (Stati Uniti) sono rimasti senza luce. Stiamo parlando del Texas. E perché è successo? Perché hanno privatizzato tutto. È bastato che arrivasse il maltempo, si sono congelate le condutture di gas, il prezzo del gas è salito alle stelle e sono rimasti al buio. Un mio amico si trovava lì in quei giorni e mi ha detto: “non sai quanto ho sofferto, sono rimasto in hotel 7 giorni senza elettricità, al freddo, non arrivava nemmeno il cibo”.

E noi dovremmo scommettere su questi modelli neoliberisti?

Pensate, gli stati accanto al Texas avevano energia elettrica ma non esistevano le connessioni tra stati perché quando hanno privatizzato il servizio, le reti di trasmissione sono state eliminate.

Era ciò che volevano fare anche qui in Messico.

Quanto è costata questo questo black out elettrico ai cittadini del Texas?

Miliardi di dollari che hanno dovuto pagare con bollette doppie e triple, poiché le imprese private hanno scaricato sugli utenti i costi di riparazione e le perdite.

Quanto sono costati alle tasche dei cittadini del Messico i guasti del sistema elettrico? Zero, perché vengono riparati dai tecnici e dai lavoratori statali senza che abbiamo aumentato di un solo peso le bollette.

Noi siamo un esempio, poiché abbiamo già deciso di liberarci del modello fallito neoliberista che consiste solo nel beneficiare le imprese private a costo della sofferenza della maggioranza dei cittadini: che vadano a rubare da altre parti.

Nelle prossime ore incontrerò il presidente Biden ed il presidente del Canada, nel caso che dovessero toccare il tema, gli dirò: “presidente, è che non vogliono smettere di rubare. E ditemi voi cosa si fa in questi casi, mi trasformo in complice o rappresento con dignità il mio popolo?

Negli anni passati le società straniere ci vedevano come una terra di conquista e assumevano persino ex presidenti e funzionari statali messicani come dipendenti ripagandoli con stipendi milionari dei favori ricevuti durante il loro mandato.

Hanno fatto e disfatto a loro piacimento ma adesso è finita, andassero a rubare altrove.

Pensate sarà difficile per me dirlo al presidente Biden o al primo ministro Trudeau? Ebbene no, poiché difendere la riforma statale dell’elettricità fa parte delle mie funzioni di presidente federale ed è uno dei motivi per cui il popolo messicano mi ha scelto”, lo ha detto il presidente “socialista” Lopez Obrador durante la sua conferenza mattutina del 17 novembre, poche ore prima di partire per gli USA, dove incontrerà il suo omologo statunitense e canadese.

La riforma dell’elettricità proposta dal Governo Federale del Messico mira a garantire che la statale Commissione Federale di Elettricità abbia il 54% della produzione di elettricità nel paese e anche l’espropriazione del litio.

Il presidente Obrador, ha assicurato che se la questione della riforma energetica sarà affrontata durante il suo tour a Washington la difenderà insieme al suo progetto della “Quarta Trasformazione” del Messico, che promuove sin dall’inizio del suo mandato.

I video con il discorso del presidente Obrador nei seguenti link.

https://youtu.be/Fe3i7qCnqzA

https://youtu.be/xthBo7mXUuA

Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

(via joeroberts67)