la differenza la fa chi sa starti vicino anche da lontano

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il desidrio di raccontre le cose ad una sola persona. forse è questo l’amore?

 

 

 

 

corallorosso:

 

Gennarino, lo scugnizzo che cacciò i nazisti da Napoli

Il 27 Settembre 1943 cominciavano le quattro giornate di Napoli.
Quattro giorni di aspri combattimenti che si conclusero con la cacciata dei nazisti e la liberazione dal capoluogo partenopeo, che divenne così la prima importante città europea ad essere insorta con successo contro le truppe germaniche.

Uno dei protagonisti delle quattro giornate fu senza dubbio Gennaro Capuozzo, all’epoca dei fatti appena dodicenne. Orfano di padre lavorava come apprendista per mantenere la famiglia.

Al pari di molti altri napoletani dopo le violenze che caratterizzarono la breve ma feroce occupazione della città, decise di aderire all’insurrezione cominciata dopo il tentativo dei soldati tedeschi di deportare migliaia di napoletani nei campi di lavoro oltreconfine.

Gennaro insieme ad alcuni compagni fu protagonista di una delle azioni più audaci di quei giorni, l’assalto ad un convoglio tedesco scortato da un blindato e la cattura di diversi soldati nemici.

Il 29 settembre il ragazzo armato di bombe a mano e mitraglia combatté nella battaglia di Santa Teresa degli Scalzi, e proprio mentre lanciava una granata sui tedeschi fu dilaniato dall’esplosione di una bomba tirata dal nemico.

Morì sul colpo, diventando il più giovane caduto in combattimento durante le quattro giornate.

Il giorno seguente il colonnello Schöll abbandonò la città dopo aver negoziato la ritirata con i capi dell’insurrezione che in cambio della liberazione degli ostaggi lasciarono passare le colonne tedesche.

Napoli era libera.

(lefotochehannosegnatounepoca)

corallorosso:

 

Pedofilia nella Chiesa, i numeri dello scandalo

Ogni anno quasi 600 denunce all’attenzione del Vaticano. E 900 preti ridotti allo stato laicale in un decennio. Solo la Chiesa Usa spende 3 miliardi tra terapie e spese legali.

Francesco non ha lasciato spazio a dubbi: «La Chiesa è stata tardiva nell’affrontare il problema della pedofilia». E, ha aggiunto, «da parte mia non ci sarà mai una grazia per i protagonisti di questa vergogna». La piaga degli abusi sui minori all’interno del clero, d’altra parte, si è diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo e si è arrivati anche ad 800 denunce in un solo anno in Vaticano. Era il 2004, ma anche negli ultimi anni i casi sottoposti all’ex sant’Uffizio si aggirano intorno ai 600 l’anno.

LA CHIESA AMERICANA HA SBORSATO 3 MILIARDI. Ma enorme non è solo il numero dei casi e di Paesi coinvolti nello scandalo della pedofilia da parte di uomini di Chiesa. Gigantesche sono state anche le cifre già sborsate in alcune realtà per i reati commessi da ecclesiastici. La sola Chiesa degli Stati Uniti ha già pagato nell’ultimo decennio, quando le denunce sono venute alla luce e sono state coinvolte anche le Corti di Giustizia, quasi 3 miliardi di dollari, tra patteggiamenti, terapie e spese legali. In questo contesto emblematico è proprio il caso di Boston, raccontato nel film Il caso Spotlight che ha vinto l’Oscar.

IN AUSTRALIA SOTTO ACCUSA IL 7% DEI PRETI. L’attuale cardinale della cittadina americana, Sean Patrick O’ Malley, scelto da papa Francesco per presiedere la Commissione vaticana sulla pedofilia, dopo aver ‘ereditato’ la difficile situazione creata dal suo predecessore, Bernard Francis Law, decise di vendere il palazzo vescovile e scelse per sé una residenza ordinaria, proprio al fine di risarcire le vittime di pedofilia. Anche in Australia il caso ha assunto dimensioni drammatiche: il 7% dei preti cattolici australiani è accusato di aver commesso abusi sessuali su minori dal 1950 in poi. L’età media delle vittime, 10 anni e mezzo per le bambine e poco più di 11 anni e mezzo per i bambini. In tutto, fra il 1980 e il 2015, 4.444 persone hanno denunciato abusi di preti o religiosi di 93 entità della Chiesa australiana.

(lettera 43)

corallorosso:

 

La storia del comandante nazista ordinato vescovo

Nel mese di marzo 2016 abbiamo richiesto all’archivio della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana materiale inerente all’armadio della vergogna. … il giornalista dell’Espresso Franco Giustolisi denunciò l’esistenza di un armadio, rinvenuto nel 1994, in un locale di Palazzo Cesi-Gaddi a Roma. I locali del palazzo in Via Acquasparta erano la sede di vari organi di giustizia militare. All’interno dell’armadio furono rinvenuti 695 fascicoli d’inchiesta, ed un registro che conteneva 2274 notizie di reato relative a crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante l’occupazione nazista e fascista.

Tra questi un file è dedicato ad un comandante nazista divenuto prete ed infine vescovo. Tale personaggio non è mai stato giudicato per i crimini commessi.
Ripercorriamo la sua storia.
Siamo in Abruzzo, esattamente a Filetto di Camarda.
1944, fine di Maggio.
Il 7 giugno 1944 i partigiani escono dai boschi per sferrare un attacco a sorpresa ai tedeschi.
L’operazione non giunse al risultato sperato: i partigiani uccisero un soldato tedesco, ferendone un secondo. Due tedeschi rimasti incolumi all’assalto partigiano si diressero verso Paganica e Camarda per chiedere rinforzi. Poco tempo dopo il paese fu invaso dalle truppe tedesche, che appena giunte in paese freddarono un uomo di 64 anni – Antonio Palumbo. Il maresciallo, residente a Filetto di Camarda, disapprovò il gesto ma fu ucciso senza esitazione dal sottufficiale che aveva freddato in precedenza Antonio Palumbo. Nell’arco di poche ore furono uccisi un ragazzo di 17 anni, Mario Marcocci, ed un altro abitante di Filetto, Ferdinando Meco. La rappresaglia era iniziata insieme al rastrellamento di civili. I tedeschi divisero gli abitanti in due gruppi: da una parte i ragazzi sotto i 16 anni con le donne e gli uomini sopra i 60 anni, dall’altra tutti gli uomini compresi tra i 16 ed i 60 anni. La prospettiva era chiaramente quella della fucilazione per gli uomini. Il primo gruppo, con i bambini e gli anziani, fu trasferito a breve distanza dall’abitato di Filetto. Gli uomini furono portati verso la montagna: ad un certo punto i tedeschi iniziarono a sparare verso gli inermi cittadini. Nove rimasero uccisi, altri scapparono in diverse direzioni. Purtroppo gli scampati furono raggiunti e freddati dai soldati nazisti.
Abbandoniamo il dolorosissimo resoconto dei fatti per comprendere il personaggio a capo delle operazioni. L’ordine dell’esecuzione era stato dato dal capitano della 114° Divisione Cacciatori delle Alpi, Matthias Defregger, che dipendeva dal superiore Boelsen.
Non si accontentò di causare la morte.
Ordinò il saccheggio e la distruzione del paese.
L’azione ignobile di rappresaglia gli consentì di essere elevato al grado di Maggiore.
Scampato alla guerra, ai partigiani ed ai tribunali di giustizia, il nostro personaggio completò gli studi universitari in filosofia e teologia. Nel 1949 – 5 anni dopo aver ordinato di uccidere 17 persone – fu consacrato prete dal cardinale Faulhaber.
Nel 1961 partecipò ad un raduno della 114° Divisione Cacciatori delle Alpi, celebrando la Messa.
Un prete, che pochi anni prima aveva ordinato l’uccisione di 17 civili inermi, ha celebrato messa ad un raduno di ex nazisti.
Esistono parole che non scadano nell’offesa?
Da parte mia no.
Allucinante.
State comodi sulle vostre sedie o poltrone, non è ancora finita la vergogna.
Nel 1962 fu scelto per ricoprire la carica di vicario generale del cardinale Dopfner.
Nel 1968, esattamente il 14 settembre, il noto Paolo VI lo elevò a Vescovo.
Vescovo ausiliare di Monaco di Baviera, una piccola città della Germania.
Il suo motto episcopale?
Servo di tutti.
Sicuramente servo del nazismo.
Era noto per la devozione mariana.
Non aggiungo parole evitando di offendere i tanti amici e lettori cristiani che da sempre mi seguono.
Ha ucciso, si è fatto prete e lo hanno nominato vescovo.
Aggiungo solo l’ultima nota: nei giorni successivi l’eccidio di Filetto di Camarda la 114° Divisione Cacciatori delle Alpi, di cui Defregger faceva parte nelle vesti di maggiore e per cui nel 1961 al raduno celebrò la messa, si macchiò di ulteriori omicidi, tra cui il massacro di 40 persone a Gubbio.
A voi le conclusioni io non trovo parole, forse il mio senso di giustizia e la ricerca della verità stonano in tale situazione ed in questo paese chiamato Italia.
Non credo al perdono.

 

Fabio Casalini

10 OTTOBRE 1970 – Esce l’album “ATOM HEART MOTHER” dei PINK FLOYD

Atom Heart Mother è il 5° album del gruppo inglese Pink Floyd. È considerato un classico degli anni settanta. È uno dei primi album pubblicati da una major (EMI) a non recare il nome del gruppo in copertina. Massiccio fu il lavoro di mixaggio, opera di Peter Bown e Alan Parsons, allora giovane ma promettente assistente.

I legami tra i PINK FLOYD E L’ANTIFASCISMO :

1) “The Wall” (1979) è un album anti-dittature e in primis quelle nazifasciste.
2) Prima della guerra, il padre di Roger Waters era obiettore di coscienza e guidava un ambulanza a Londra. Era membro del Partito Comunista inglese !
3) Il padre di Roger Waters volontario durante la guerra per combattere il nazifascismo è stato ucciso in Italia dai nazifascisti il 18 febbraio 1944 poco dopo lo sbarco ad Anzio. È sepolto nel Cimitero Monumentale Inglese di Cassino
Posto sulla via per Sant’Angelo in Theodice, la via Casilina, ospita 4.265 caduti. Inaugurato il 31 agosto 1956 con l’intervento del generale Alexander e degli ambasciatori del Commonwealth. Accoglie le salme dei caduti fra il 1943 e il 1944 ed è il maggiore dei cimiteri militari britannici in Italia.
4) La mamma di Waters era un’attivista comunista come poche.
5) Per Waters e per Alan Parker in The Wall, il film il male assoluto è rappresentato da un leader fascista

(Italia Libera Civile e Laica = Italia Antifascista )

 

 

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meravigliosamente tu

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Il carretto passava e quell’uomo gridava…

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