il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia, è la lezione più importante che la storia ci insegna

(Source: comefosseantani, via decorsolento)

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chapter five il cuore oltre l’ostacolo

Giorgio caro, che dolore, che pena, che tormento. Se non ti conoscessi penserei a te come ad un insensibile rubacuori, uno di quegli uomini che calpestano il più nobile dei sentimenti, quello che ” move il sole e l’altre stelle” per dirla con Dante, mio bizzarro e fantasioso compagno di banco al liceo. Tu passi dal tu al lei al voi, cercando di aumentare la distanza fra noi. Ti capisco, sei confuso probabilmente intimorito,  spaventato dall’idea di far arrabbiare tua moglie, capace se serve di ridurti in polpette, e poi servirle per cena ai tuoi ospiti. Confessi di desiderarmi, ma non voglio credere, non voglio pensare, che tu abbia dimenticato il prezioso tempo vissuto insieme, i momenti avventurosi, come le discese di rafting in Amazzonia e le immersioni sotto la calotta artica o i momenti romantici, come la passeggiata mano nella mano che facemmo lo scorso Natale in Lapponia, attraverso la foresta imbiancata su quel ponte di vetro fatto costruire apposta per noi. Ricordi com’è stato bello ballare il valzer su quella chiatta petrolifera in mezzo all’oceano Indiano? Io, te, le stelle sopra di noi, gli squali sotto. Certo non è astato facile raggiungerla, l’elicottero ha avuto problemi e ci siamo lanciati col paracadute avvolti da un buio pesto. Ma dimmi come puoi aver scordato l’impazzito palpitare del tuo cuore? Era talmente forte che hai voluto chiamare il tuo medico di fiducia col mio telefono satellitare per tranquillizzarti. Giorgio, getta la maschera, prendi un po’ di fosforo e non fare il prezioso. tua rimembrante Paola

 

.Cara Paola, voglio essere galante ma non mi chieda troppo : niente voi e niente tu. Lei. Che la mia penna sia “che penna”, il solo a metterla in dubbio ogni tanto sono io(un lusso una vanità che posso permettermi). Mi dia pure del rubacuori. Lo sono stato prima che il professor Rigatti uno dei massimi urologi viventi, temo d’accordo con mia moglie, affondasse l’impietoso bisturi nella mia dongiovannesca possanza. Ma sia chiaro. io non ho mai calpestato sentimenti. Soprattutto femminili. Lei sarà stata anche compagna di banco di Dante, ma io lo sono stato di bisboccia di Ovidio. Ora lei squarcia ogni velo,  mi mette a nudo. (spettacolo tra i più incresciosi). e non mi resta, dopo aver tanto a lungo mentito, che confessarli, che è anche un modo per riviverli. Ricordo-oh come ricordo, le immersioni subacquee sotto la calotta artica(la mia ipertensione data da allora). Ricordo le passeggiate mano nella mano in Lapponia(da allora datano i miei reumatismi). Ricordo il valzer (inglese o viennese?)ballato su una chatta petrolifera, ma non posso dimenticare , galeotto un acrobatico passo, di essere caduto in mare fra le sue  braccia. Estasi divine, momenti di panica felicità. E una paura folle di annegare. Ricordo anche l’elicottero e il lancio con il paracadute, che si concluse con una frattura al ginocchio sinistro. Non mi chieda di gettare la maschera : non ne ho mai indossate. Piuttosto getterò il cuore oltre l’ostacolo. Purchè. al di là , ci sia lì, un ortopedico e un ambulanza.

 

Sometimes language is the animal, sometimes it’s the gun

Joaquin Phoenix & Emma Stone, “Irrational Man” (Woody Allen, 2015). (giffeteria)

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Filosofia dell’anima – Dell’esempio mirabile della famiglia e delle amiche di Martina, sulle orme del maestro Eco.

Screenshot dal corriere.it

martina

 

Questa bellissima storia l’ho appresa nella sua interezza in molti luoghi, anche sul sito dell’Ansa, ma neppure lì ho trovato il cognome di Martina, la studentessa morta il 12 giugno scorso, pochi giorni prima dell’esame di maturità, la cui tesi è poi stata discussa per lei dalle amiche del liceo Linguistico Manzoni di Latina. Peccato non avere trovato il suo cognome: mi sarebbe piaciuto inserirlo nel titolo di questo post, come mi piace fare, a volte, con le cose importanti da ricordare.

Ma in realtà questo post non è dedicato tanto a Martina, quanto alle sue amiche, alla sua famiglia, alla madre in particolare. Di questa signora ho letto cose mirabili sull’articolo di Fabrizio Caccia pubblicato dal Corriere online:« Mamma, pensi che io muoia? Così mi domandava (i.e. Martina) certe sere prima di addormentarsi. Da quando avevamo scoperto il male, lei dormiva sempre con me. Il papà lo avevamo fatto traslocare in cameretta. Io allora le rispondevo: Marty, ma chi lo sa, ognuno ha il suo percorso, magari muoio io prima di te. E lei scherzava: no, per carità, io non ci resto da sola con papà! Allora, per scacciare i brutti pensieri, tagliavo corto: sai che ti dico? Intanto godiamocela! E così in questi due anni siamo andati tutti insieme a New York, a Londra, a Dublino”.

Simili storie le ho apprezzate molto spesso tra le cronache anglosassoni e soprattutto americane. In America ci sono addirittura corsi per una educazione a una morte bella (uno forse l’ho pubblicato anche su Rosebud, si trattava di una lezione di una signora straordinaria, uno spirito brillantissimo). Difficile, molto più difficile è incontrare questa tipologia di storie in Italia, dove si nasce si vive si muore, appunto, temendo questo percorso quanto mai naturale del nostro destino. Un percorso che, come vogliono le menti più sagge, non si ferma certamente quando esaliamo l’ultimo respiro. Anche per questi motivi l’esempio di forza, quasi di giocondità, seppure nel dolore tremendo che debbono avere vissuto, della madre, del padre, dei fratelli, delle amiche, della scuola, di Martina, si fa esperienza da ammirare, didattica e persino filosofica, dato che tutte queste persone sono riuscite a vivere in prima persona uno degli insegnamenti più validi e di sostanza del grande maestro Umberto Eco: “Siate forti come i saggi dell’antica Grecia e guardate alla morte con occhio fermo e senza paura”.

La madre di Martina è andata anche oltre, come avrebbe raccontato il marito:  ”Mia moglie dice che comunque è serena, perché ha dato a Marty tutti i baci che voleva e le ha detto ti amo fino all’ultimo giorno. Anch’io ho fatto lo stesso”. Non ho difficoltà a dire che io ho quel vizio: l’abbracciare continuamente chi amo, dire “ti voglio bene”. Onestamente non so di preciso quando l’ho fatto mio, immagino negli anni, adesso non riuscirei a rinunciarci più. Abbraccio i miei, abbraccio qualunque Essere io consideri una qualità della mia anima. A volte mi raccomando: “Mai uscire senza dire ciao, arrivederci, potremmo non incontrarci più”. No, non è un controsenso rispetto al mio pensiero che un giorno ci si incontrerà di nuovo tutti in un altro piano di esistenza, è solo un modo per riempire d’affetto la distanza, la momentanea separazione.

Da questo punto di vista non importa neppure se Martina non riceverà il diploma dal Miur: nella vita ci sono “diplomi” altrettanto importanti, se non di più. E il suo Martina l’ha già avuto, non ci sono dubbi su questo. Grazie ad amiche e a una famiglia così straordinaria non potrebbe essere più felice, dovunque ella sia… credo, non troppo lontano, comunque.

Rina Brundu

quel calore che ti brucia in petto è odio mosso da amore…

nienteedispeciale: “Niente, era bellissima, dovevo metterlaa ”

Niente, era bellissima, dovevo metterlaaaaaaaaaaaaa

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Certa gente dovrebbe sempre scusarsi per il disturbo. Soprattutto per quello mentale

 

 

Un grande professore universitario docente di filosofia, come sua consuetudine ormai da 20 anni, arriva in aula e scrive alla lavagna.
COME O AMATO TE
NON O MAI AMATO !!!
Con una voce triste come non mai,
chiede ai suoi alunni.
Cosa ho scritto?
Tutti imbarazzati tacciono.
Dai, dice il prof è facile da leggere.
Una ragazza si alza e legge:
COME HO AMATO TE
NON HO MAI AMATO!!!
Bene,dice il profesore.
Ieri sera ho invitato a cena una donna che è stata capace di farmi sentire nel profondo del mio cuore queste parole.
Ci siamo frequentati per 2 mesi.
Le nostre anime hanno vibrato insieme, tutto era meraviglioso.
Ieri volevo chiederle di sposarmi.
L’ho portata a cena.
Tutto era favoloso.
Lei era favolosa.
Sentivo la mia voce strozzarsi in gola.
Ho tirato fuori il mio quaderno ,ne ho strappato un pezzetto e come si faceva da bambini le ho scritto:
COME O AMATO TE
NON O MAI AMATO !!!
Come un bambino,mi aspettavo di vedere sorgere un sorriso sulle sue meravigliose labbra.
Il suo viso si è spento.
Ha iniziato a piangere.
Si è scusata perchè non riusciva a trattenersi ed è andata via.
Incredulo, l’ho rincorsa .
Volevo, DOVEVO sapere perchè di quella reazione.
Alla fine mi ha risposto:
Tu sei un grande professore di filosofia.
Io una stimata professoressa di lettere.
Come puoi aver commesso quell’errore ?
Non riesco a crederci , NON RIESCO !!!
Avrei potuto spiegargli che lo avevo fatto consapevolmente solo per fingere di essere tornati bambini.
Per dimostrarle che l’amore che provo per lei è capace di trasportarmi a quando non sapevo distinguere una O da una HO.
Ma in quell’ attimo ho capito.
Amarsi non è essere perfetti.
Amarsi non è fare sempre la cosa giusta.
Lei cercava un amore perfetto.
Io non l’avrei mai resa felice.
Sono stato zitto.
RAGAZZI CERCATE DI NON AMARE LA FORMA
AMATE IL CONTENUTO!!!
A tutti con amore

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chapter 4 (pane amore e nostalgia)

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