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buon pomeriggio

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guardatelo credo sia divertente

Tempi duri per chi si è rotto sia il cuore che il cazzo

Ritorno agli anni ’20. Vigilantes & Crumiri. Mimmo Lombezzi

Max Petrus
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È altrettanto ovvio che con questa canzone De André suscitò anche reazioni negative, da chi non vede di buon occhio la presenza di questi “diversi” in Italia:

“E poi arrivano anche certe lettere…”. Fabrizio ne racconta una che viene da Verona, feroce con gli zingari e con lui che li canta nel disco: “Non è anonima, per fortuna. Risponderò. Spiegherò che gli zingari sono stati raccontati persino da Erodoto, che non hanno mai fatto guerre a nessuno, che la Mercedes taroccata è tutto quello che possiedono. Che sentono l’impulso primario al saccheggio, di cui parla Campbell, ma che non hanno mai rubato milioni alle banche. E aggiungerò che non ho mai visto una zingara battere il marciapiede, a differenza delle nostre donne. Dirò educatamente che non sono abituato a prendere le cose alla leggera e che se decido di parlare dei nomadi in una canzone, prima mi informo. Spero lo faccia anche il Signore che mi ha scritto. Si sono incattiviti i vecchi benpensanti dei miei primi dischi, ora che gli hanno toccato anche la tasca. Questo signore, ad esempio, ha allegato pure duemilalire per umiliarmi, per essere sicuro di ottenere risposta. Mi auguro che la prossima volta quelle duemilalire le metta nella mano di una zingara, senza storcerle il polso. Spesso si odiano le cose soltanto perché non le si conoscono”.

( Illustrazione Roby il pettirosso)

Simplicitè.

Adil Belakhdim, 37 anni, era un sindacalista. Era, perché oggi mentre si trovava ad uno sciopero davanti alla alla Lidl di Biandrate, è stato ucciso.

È stato ucciso perché un camionista ha forzato il blocco, investendolo e trascinandolo per decine di metri, provocandogli per altro una morte orribile.

Non sono casi isolati. Sono mesi che la situazione sta degenerando. In altri luoghi, scioperanti sono stati presi a mazzate da gente assoldata da non si sa bene chi. E oggi c’è morto un uomo per il diritto a scioperare.

Sono trent’anni che ce la menano con la storia del lavoro moderno, duttile, flessibile e “al passo con i tempi”. E con questa scusa hanno devastato i diritti. In nome della produttività e della “flessibilità” stanno avvenendo le peggiori abominazioni che si possano immaginare.

Il passo successivo sarà dire che anche scioperare non è giusto perché sennò si rischia di perdere competitività.

Aprire gli occhi sulla situazione, che sta davvero degenerando. Questo è quello che la classe politica deve fare.

Alla famiglia di Adil tutta la vicinanza possibile. Quello che è accaduto non può rimanere impunito.

Leonardo Cecchi

Le lobby sabotano le norme Ue su diritti umani e ambientali

Così le multinazionali frenano Bruxelles sui diritti umani e ambientali (editorialedomani.it)

il vecchio giornalismo

Volutamente manomesso. La perizia di oggi lo dice chiaro: il quadro elettrico del macchinario su cui lavorava Luana D’Orazio, l’operaia ventiduenne di Prato deceduta poco tempo fa, sarebbe stato manomesso per aumentare la produttività, velocizzando i tempi.

L’accusa porterà in tribunale la perizia a giorni.

Oltre il dolore, ancora vivo, per la perdita di una ragazza di soli ventidue anni, il tema, il grande tema di questo Paese rimane: il trattamento, dignitoso e sicuro, dei lavoratori italiani, che oggi manca. Negli anni ad essere stato smantellato non è stato infatti solo il diritto che tutela il lavoro stesso, ma anche quello che tutela la sicurezza del lavoratore.

In nome di produttività e velocità tante abominazioni sono state prodotte sulla sicurezza. Troppa leggerezza, troppa faciloneria. E in alcuni casi, va detto, troppa accondiscendenza verso alcuni gruppi di potere che premevano verso deregolamentazioni.

A pagare tutto questo sono i più fragili. Spesso sfruttati a paghe misere e a rischiare il collo in nome del profitto ci vanno i lavoratori. E una politica seria, ma seria davvero, questo dovrebbe capirlo, e porvi rimedio spazzando via gli orrori normativi fatti in questi anni.

Leonardo Cecchi

siamo stati un oceano

some things are better left unsaid

https://fb.gg/v/6aCo7kMhqg/

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È il senso della vita…il collante di una comunità.

“Il pagamento delle tasse è un dovere di solidarietà e permette a tutti di avere i diritti. Anche Mazzini diceva che i diritti sono una conseguenza dei doveri adempiuti. Questo è il senso dell’articolo 2 della Costituzione italiana. Il dovere garantisce l’uguaglianza. Bobbio disse che bisognava scrivere “l’età dei doveri”. E Rodotà scrisse che la solidarietà scardina la nuda logica del potere.“

Navarretta

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Come viene trattato il problema del lavoro nei servizi televisivi italiani.

Si prende a caso qualche imprenditore (riconducibili al centro destra) e si fa la domanda: trovate gli stagionali per le vostre attività?

Risposta: no perché vogliono lavorare in nero altrimenti perdono il RdC.

Poi si da la parola ad un gruppo di persone che cerca lavoro e gli si fa la domanda:

Come vi siete trovati a fare un lavoro stagionale?

Risposta: siamo andati da imprenditori che ci facevano lavorare a 2.50 €all’ora in nero senza nessun tipo di contratto oppure con contratto ma senza doverlo rispettare pena essere lasciato a casa.

Poi si interroga qualche politico appartenente a schieramenti contrapposti quindi si imbastisce il rimpallo delle responsabilità .

Ecco fatto un servizio televisivo che pretende di andare a fondo al problema lavoro e tutti contenti

Che pena.

messageinthecrystal:
“You may be in the middle of making a choice, but holding off on your final answer. This could be because you are still gathering information. It could also be that you can’t decide because you are trying to keep your emotions...

messaggio incrystal:

Potresti essere nel bel mezzo di una scelta, ma stai resistendo alla tua risposta finale. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che stai ancora raccogliendo informazioni. Potrebbe anche essere che non puoi decidere perché stai cercando di tenere le tue emozioni fuori di esso. Non negare come ti senti riguardo alla situazione, il tuo cuore sta andando magro in una certa direzione. (a Denver, Colorado)

https://www.instagram.com/p/CBiqvuBhEew/?igshid=1cxwpupx97rrx

DEPRESSIONE E LOTTA DI CLASSE
C’è un legame tra benessere economico e disturbi mentali, ma non è quello indicato da certa gente che scrive su Facebook: «In Congo nessuno ha la depressione».
Vi è mai capitato di leggere qualcosa del genere? A me sì, più di una volta, perché la fortuna non è dalla mia parte.
Non occorre chissà quale esegesi per svelare l’intento di chi enuncia questa presunta verità. Vuole dirci che la depressione non è una vera malattia ma un semplice capriccio da ricchi, perché in realtà non esiste, è un’invenzione della società opulenta, è come la normale tristezza, come la negatività che piomba addosso a chiunque e può essere neutralizzata con qualche massima motivazionale.
Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, riscopri le piccole cose e tutto passa.
Basta recitare con devozione il dialogo tra la volpe e il piccolo principe per scacciare i brutti pensieri.
Il negazionista della depressione vuole dirci che i poveri non soffrono di depressione, perché le preoccupazioni materiali distolgono le persone non abbienti dalle vacue malinconie di quelli che hanno troppo tempo per far correre i pensieri, mentre sorseggiano Champagne in un tristellato Michelin. Il negazionista è colui che dice: «Anch’io ci sono passato, ma ho trovato la forza per risollevarmi».
No, non ci sei passato. Confondi la depressione con la tristezza e aggravi la situazione trasformando il depresso in un fallito. Nel tuo schema bidimensonale il depresso lo è per colpa sua, perché si è fatto vincere dalla noia e non ha avuto la tua stessa forza.
Sono idee che mettono radici persino tra gente che lotta per i diritti, tra chi pensa che svilire la depressione e considerarla “roba da annoiati” sia la via maestra per distoglierci dalle inezie e indirizzarci verso la lotta di classe che veramente conta.
In realtà i negazionisti della depressione, senza rendersene conto, fanno addirittura il gioco dei nababbi che elargiscono compensi da fame.
Gli sfruttatori me li immagino mentre ti sussurrano all’orecchio: «Che fortuna, lasciatelo dire. Con tutte quelle preoccupazioni materiali che ti avvelenano l’esistenza, con tutti quei problemi di vitto e alloggio, sei al riparo dalla depressione. Guarda me: per un destino beffardo ho ereditato immense ricchezze e trascorro giornate oziose su un panfilo dotato di ogni agio. Nella mia infelice condizione, come puoi immaginare, sono un bersaglio facile. Il male oscuro è sempre in agguato. Per me non c’è più nulla da fare, ma tu puoi ancora salvarti. A proposito: ho preso provvedimenti nel tuo interesse. Ho fatto un ritocchino al rimborso spese pattuito. L’ho ridotto perché non voglio averti sulla coscienza. La depressione è una brutta bestia. Io ho le spalle larghe, ma tu non riusciresti a sopportarla, credimi. No, non ringraziarmi. Lo faccio per bontà d’animo. Ah, mi raccomando: non accettare sussidi e mettiti in gioco. Non si è mai troppo prudenti».
La verità è che la depressione non va confusa con la giornata no o con il momento di malinconia di chi dopo una buona cena ritrova il sorriso grazie a un film comico.
La depressione è una malattia serissima che non riguarda solo gli straricchi. Colpisce i proletari, i poveri, gli ultimi. E li colpisce con implacabile crudeltà, perché ho sentito dire che le prestazioni dello psichiatra e dello psicoterapeuta, per una curiosa circostanza, non sono alla portata da tutti. Ci sono pazienti appartenenti alla classe media che affrontano le terapie con grandi sacrifici, ma nella povertà questa opzione è improponibile. E la sanità pubblica è a dir poco carente, forse perché c’è la diffusa convinzione che la depressione e altri disturbi siano cose da non mettere in agenda.
Le persone senza soldi si ammalano di una depressione particolarmente insidiosa che resta invisibile, perché persino la diagnosi può essere una faccenda costosa. E quando una malattia non viene diagnosticata, alla fine è come se non esistesse.
È anche su questo terreno che si fa la lotta di classe: per garantire a tutti il diritto alla cura della mente, e non solo a chi si può permettere una terapia in uno studio privato. 

[L’Ideota]

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goodbearblind:
““Capitalismo: la psicopatica idea che alcune persone abbiano più diritto ad acqua, cibo ed un rifugio che altre.”
(Mosca Bianca)
.
.
#smashcapitalism #fuckcapitalism
https://www.instagram.com/p/CQNVhVdFCLv/?utm_medium=tumblr
”

goodbearblind:

“Capitalismo: la psicopatica idea che alcune persone abbiano più diritto ad acqua, cibo ed un rifugio che altre.”
(Mosca Bianca)
.
.
#smashcapitalism #fuckcapitalism
https://www.instagram.com/p/CQNVhVdFCLv/?utm_medium=tumblr

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IL KURDISTAN E’ CIRCONDATO!

Contro la guerra nel Kurdistan iracheno, contro il tradimento del PDK

(16 giugno 2021 dalla COMMISSIONE INTERNAZIONALISTA dell’Union Communiste Libertaire)

Il Kurdistan iracheno è ormai circondato. È circondato tanto dal suo nemico di sempre, la Turchia di Erdogan che lo attacca a nord, quanto da quelli che dovrebbero essere suoi amici, il PDK di Massoud Barzani, a sud.

Quest’ultimo, con una strategia evidentemente dettata da Ankara, ha appena vietato l’ingresso nel Paese a una delegazione europea, venuta a verificare le prove dei crimini di guerra turchi – bombardamenti con fosforo bianco, raccolti distrutti, foreste sradicate, corsi d’acqua deviati, creazione di cellule jihadiste pilotate da Erdogan e incaricate di mantenere una pressione costante sulle popolazioni e sulle forze di autodifesa curde del PKK, delle YPG (Yekîneyên Parastina Gel – Unità di Protezione Popolare) e delle YPJ (Yekîneyên Parastina Jin – Unità di Protezione delle Donne o Unità di Difesa delle Donne).

Non contento di vietare il proprio territorio agli osservatori europei, il PDK di Barzani, da giovedì 11 giugno, ha moltiplicato le accuse menzognere contro questa delegazione; accusandola di essere al soldo del PKK e colpevole di voler destabilizzare la regione.

Tra i jihadisti sostenuti dalla Turchia, le cosiddette “forze speciali” di Barzani, i falsi peshmerga che sono in realtà dei veri e propri mercenari al servizio dell’imperialismo turco e, infine, l’esercito turco penetrato per 50 km all’interno dei confini iracheni, sembra ormai chiaro come Erdogan voglia la fine dell’esperienza rivoluzionaria nel nord del Kurdistan iracheno, così come quella del Rojava. Il suo delirio della Grande Turchia passa attraverso la totale distruzione della resistenza curda.

Dei e delle militanti dell’UCL (Union Communiste Libertaire) facevano parte della delegazione di controllo a Erbil. Appena scese/i dall’aereo, sono state/i interrogate/i, poi rimandate/i a Parigi, così come decine di funzionarie/i, di parlamentari, di attiviste/i, di giornaliste/i appartenenti a più di 10 paesi. A questo numero vanno aggiunti 25 delegati pronti a partire da Düsseldorf, addirittura bloccati ancora prima di lasciare la Germania. L’ombra di Erdogan si estende fino a Berlino, Parigi, Bruxelles…

Mentre tutto questo sta avvenendo, bisogna dire che solo il 20% della popolazione del Kurdistan iracheno sostiene davvero Barzani. Corruzione, collaborazione sfacciata con la Turchia, dipendenti pubblici non pagati da mesi, agitazione e manifestazioni a Erbil, a Sulaymaniyah … il PDK comincia ad accusare pesantemente i contraccolpi della sua politica. Più a sud, Baghdad denuncia l’ingresso assolutamente illegale della Turchia nel suo territorio, equiparandolo senza alcun malinteso a una vera e propria invasione.

Straniere/i respinte/i, i comunicati tesi a criminalizzare e diffamare, il tentativo di soffocare la solidarietà internazionale, rendono evidente la collaborazione del PDK con l’invasore turco. Per questo bisogna rivedere completamente e riqualificare il modo in cui le posizioni del PKK, delle YPJ e YPG vengono percepite a livello internazionale per quella che realmente sono:

l’unico vero baluardo contro la rinascita di Daesh in tutta la regione e contro il brutale imperialismo di Erdogan.

Lungi dall’essere le organizzazioni terroristiche che gli occidentali si intestardiscono a mantenere nelle “liste nere” del Consiglio europeo, le YPJ, le YPG e il PKK sono le uniche forze che osano resistere all’orco turco, dall’interno della Turchia, alla Siria e all’Iraq.

Gli Europei hanno presto dimenticato che è stata la resistenza curda a Kobanê, Raqqa, Ifrân… e la sua vittoria finale sul califfato islamista a impedire un’ulteriore esplosione di sanguinosi attentati in Europa. Sarebbe ora che mostrassero la loro gratitudine:

• Sostenendo con ogni mezzo la resistenza curda nel nord dell’Iraq e nel Rojava.

• Denunciando l’illegalità delle rivendicazioni turche sulla regione, il collaborazionismo del PDK, la collusione dei paesi dell’UE.

• Facendo pressione perché degli osservatori possano verificare l’entità dei crimini di guerra turchi e riferire agli organismi giuridici internazionali l’illegalità della presenza turca in Iraq.

• Chiedendo con decisione che il PKK venga rimosso dall’elenco delle organizzazioni terroristiche.

Da parte nostra, militanti dell’UCL, sosteniamo pienamente la resistenza curda in Siria, in Iraq e in Turchia contro Erdogan e i suoi ausiliari jihadisti e contro il collaborazionismo di Barzani alleato di fatto all’invasore turco.

Rivoluzione sociale e libertaria, solidarietà internazionalista

I e le militanti dell’UCL, membri della delegazione, 13 giugno 2021

(mia traduzione imperfetta)

Claudio Taccioli

L’ovvio era così sovraffollato che ho preferito traslocare nell’assurdo

“Lei è Chiara, e per chi non lo ricordasse, il suo fidanzato l'ha massacrata di botte fino a sfondarle la testa.
Lei è Chiara oggi, e no, non è in stato vegetativo, come pensavano i medici, anzi scrive, capisce due lingue e risponde alle...

“Lei è Chiara, e per chi non lo ricordasse, il suo fidanzato l’ha massacrata di botte fino a sfondarle la testa.

Lei è Chiara oggi, e no, non è in stato vegetativo, come pensavano i medici, anzi scrive, capisce due lingue e risponde alle domande.

Chiara è viva, e se avesse la possibilità di stare in una struttura idonea per fare riabilitazione, magari un giorno, potrebbe tornare a casa.

Al suo carnefice in prigione è stata data la possibilità, di continuare a vivere, e perché Chiara che è la parte offesa non ha lo stesso diritto?

Chiara non è stata risarcita economicamente, almeno che venga risarcita con una terapia giusta e soprattutto, una struttura adeguata.

Spero che condividiate questo post della madre della ragazza, perché a Chiara è stato tolto tutto, eppure lei ha dimostrato che ha voglia di vivere, ridere e comunicare con le persone.

Chiara non ha picchiato, ucciso o altro eppure la stanno condannando all’ergastolo…. Per favore televisione, politici, medici, professionisti nella riabilitazione aiutatela.”

La madre di Chiara ❤️❤️❤️

(Filippo Rossi)

Altan
Claudio Croci

Claudio Croci

Vauro
Massimo Schiavo
Hanno fatto un disastro totale con Astrazeneca, sin da quando a metà marzo lo interruppero per tre giorni (generando il panico) per poi dire (Figliuolo) che “andava fatto a tutti, anche al primo che passava, pur di non buttarne via mezza dose”.
Poi...

Hanno fatto un disastro totale con Astrazeneca, sin da quando a metà marzo lo interruppero per tre giorni (generando il panico) per poi dire (Figliuolo) che “andava fatto a tutti, anche al primo che passava, pur di non buttarne via mezza dose”.

Poi hanno cambiato mille volte regole, raccomandazioni e limite di età. Poi hanno detto che Astrazeneca era meglio dei vaccini mRna, poi che era peggio. Poi che era per i più giovani, anzi no.
Poi che era per gli under 60, anzi per gli over 60.

Poi che le donne rischiavano, soprattutto se stavano prendendo la pillola. Poi no, “State tranquilli, è il più sicuro di tutti”.

Poi hanno detto che gli under 60 non lo possono fare a meno che i vaccinandi non se ne assumano i rischi.
Poi hanno detto che la seconda dose è meglio farla con Pfizer o Moderna, che addirittura mischiare i vaccini genera un effetto migliore. Ma un secondo dopo hanno detto che non è detto che sia così.

Si naviga spaventosamente a vista, cambiando idea 760 volte al giorno, con dietrofront e giravolte imbarazzanti di virologi, politici, giornalisti. Tutti. E nel frattempo chi ha fatto Astrazeneca (fidandosi di loro) si sta cagando addosso dalla paura.

Un disastro su tutta la linea. E menomale che Draghi e Figliuolo erano stati chiamati per dare un’accelerata e migliorare la campagna vaccinale.
Se Conte e Arcuri avessero fatto un centesimo di questa schifezza
a cielo aperto, sarebbero stati sgozzati in diretta televisiva. Invece, adesso, tutto o quasi tace.

Vergognatevi.

A. Scanzi

Anonimo
Jane Da Mosto 55 anni nata in Sudafrica, fondatrice dell'associazione “ We are here Venice, ferma le ‘città galleggianti ’ che solcano
le acque di Venezia.
Donna guerriera
con la sua piccola barchetta, sembra una dea uscita dalle acque, armata dal...

Jane Da Mosto 55 anni nata in Sudafrica, fondatrice dell’associazione “ We are here Venice, ferma le ‘città galleggianti ’ che solcano
le acque di Venezia.
Donna guerriera
con la sua piccola barchetta, sembra una dea uscita dalle acque, armata dal suo remo, capelli al vento, solca le onde, e si avvicina alla mostruosa nave crociera per fermarla.
Sono anni
che gli ambientalisti lottano per salvaguardare Venezia, città unica al mondo per la sua bellezza e la sua fragilità, Jane ha vissuto per anni a Venezia è molto arrabbiata, il ritorno dopo il Covid, delle città galleggianti, la fa arrabbiare.
La guerriera del mare:
“Sono arrabbiata perché non avrei mai voluto ritrovarmi di nuovo a manifestare dopo tutti questi anni di proteste. È passato troppo tempo da quando sono stati presi degli impegni indicati nel 2012 nel decreto Clini Passera e devo constatare il rifiuto della crocieristica di modellare il loro modo di operare non solo in un contesto come Venezia, ma in tutto il mondo”
Fiera
davanti al mostro del mare sembra una elfa
che brandisce la sua spada, il remo, i suoi capelli al vento, la fanno sembrare fiera e grande e racconta:
“Ho avuto la fortuna di vivere in un luogo meraviglioso come Venezia e vorrei che, a partire dai miei figli, anche le future generazioni possano godere della bellezza della laguna, un ecosistema fragilissimo che sta a noi difendere e valorizzare meglio e non distruggere”.
Si
non distruzione di Venezia e del mondo intero, non appartengono a questa generazione ma alle future e noi tutte e tutti abbiamo il dovere di salvaguardarne l’integrità.

Santina Sconza

Israele ha bombardato di nuovo la Striscia di Gaza
Nella notte tra martedì e mercoledì l’esercito di Israele ha bombardato alcuni edifici nella Striscia di Gaza in risposta al lancio di palloncini incendiari verso i territori israeliani da parte dei...

Israele ha bombardato di nuovo la Striscia di Gaza

Nella notte tra martedì e mercoledì l’esercito di Israele ha bombardato alcuni edifici nella Striscia di Gaza in risposta al lancio di palloncini incendiari verso i territori israeliani da parte dei gruppi armati della Striscia. Per ora non ci sono notizie di morti o feriti. È la prima volta che le due parti violano la tregua stipulata un mese fa dopo la breve guerra avvenuta a maggio.

L’attacco di oggi è il primo deciso dal nuovo governo guidato da Naftali Bennett, entrato in carica domenica dopo dodici anni di mandato di Benjamin Netanyahu. In un comunicato, l’esercito israeliano ha fatto sapere di aver «colpito edifici militari che appartenevano all’organizzazione terroristica Hamas, e che erano usati come basi e luoghi d’incontro per i terroristi di Hamas delle brigate di Khan Yunis e Gaza».

Il lancio di palloncini incendiari dalla Striscia di Gaza era a sua volta una risposta a una manifestazione nazionalista organizzata dalla destra israeliana martedì a Gerusalemme, per commemorare la conquista della città nel 1967 dopo la guerra dei Sei giorni. Da allora la parte est della città, che secondo gran parte della comunità internazionale spetta ai palestinesi, è occupata da Israele. La manifestazione sarebbe dovuta avvenire il mese scorso, ma era stata annullata perché si temeva potesse alimentare gli scontri.

Il governo di Netanyahu, in uno dei suoi ultimi atti, l’aveva riprogrammata per martedì, e il nuovo governo aveva confermato la decisione. La marcia si è svolta sotto un rigido controllo della polizia, ma ci sono comunque stati scontri con diversi feriti, e i toni sono stati molto duri. Dai manifestanti, tra le altre cose, sono stati cantati cori che inneggiavano alla morte delle persone di etnia araba.

Non ci sono conferme che sia stato Hamas a lanciare i palloncini incendiari, che in ogni caso sono uno strumento piuttosto usato dai gruppi armati palestinesi per provocare danni di notevole impatto senza dover usare i razzi. Si tratta di normali palloncini gonfiabili pieni di elio e annodati tra loro a gruppi, a cui viene legato un pezzo di stoffa impregnato di materiale infiammabile, a cui viene dato fuoco. I palloncini vengono fatti volare oltre il confine con Israele, dove provocano danni e incendi (la zona di confine con la Striscia è molto arida e piena di campi coltivati). Secondo quanto scritto dai giornali israeliani, i palloncini lanciati da martedì hanno provocato almeno 40 incendi nel sud di Israele.

Non è scontato che al lancio dei palloncini il governo israeliano risponda con bombardamenti: in passato il loro utilizzo e quello di aquiloni incendiari aveva provocato reazioni meno violente. Negli anni scorsi tuttavia Bennett era stato molto duro con il governo proprio per la sua scarsa reazione al lancio di palloncini, e aveva detto che «chiunque li lanci è un terrorista che sta cercando di assassinare degli israeliani, e deve essere colpito».

Il Post

Giulia Bettini

Giulia Bettini

Quale Saman è stata uccisa?
di Giuliana Sgrena
Quale Saman Abbas è stata uccisa? Quella giovane ragazza solare e piena di vita di cui solo diversi giorni dopo la scomparsa sono cominciate a circolare le foto o quella triste e sottomessa con il velo...

Quale Saman è stata uccisa?

di Giuliana Sgrena

Quale Saman Abbas è stata uccisa? Quella giovane ragazza solare e piena di vita di cui solo diversi giorni dopo la scomparsa sono cominciate a circolare le foto o quella triste e sottomessa con il velo nero? Sono due immagini quasi incomparabili e incompatibili ma sono l’esplicitazione concreta di come si possa annullare l’identità di una donna imponendo l’uso del velo e tutte le costrizioni religiose e tradizionali correlate. A Saman era stato impedito persino di studiare, come qualsiasi altra scelta di vita, infatti nella sua famiglia ha trovato la morte. Una morte annunciata, se aveva detto al suo fidanzato che la volevano uccidere.

Quale società può permettere di commettere un femminicidio senza intervenire? Saman, purtroppo non è la prima. Ma quante Saman, Hina, Sana dovranno morire affinché si squarci quel velo di ipocrisia che condanna donne come noi a vivere e morire in base a culture arcaiche riproposte nel nostro paese e tollerate da un relativismo culturale che non combatte interpretazioni integraliste delle religioni e culture tribali per il timore di infrangere codici di comportamenti falsamente considerati «politicamente corretti».

Saman Abbas è stata uccisa. Ormai poco importa come. La sua morte è un femminicidio, la nuova versione del delitto d’onore. Quale onore per una famiglia che uccide una figlia perché pretende la propria libertà che solo una società arcaica e patriarcale può ancora negare? Non stiamo parlando di Medioevo e di uno villaggio isolato dal mondo, ma dell’Italia del XXI secolo, dove non si riesce a far approvare una legge sullo ius soli che non risolverebbe tutti i problemi ma darebbe maggiori garanzie alle seconde generazioni di migranti. Parliamo dell’Italia dove non esiste un progetto di integrazione basato su diritti e doveri per chi viene a vivere nel nostro paese, un progetto interculturale che non annulli le diversità ma arricchisca il meticciato, dove i diritti universali vengano esaltati e non sacrificati in nome di una cultura altra.

Il femminicidio è una minaccia per tutte le donne che rivendicano i loro diritti e soprattutto la libertà di decidere sul proprio corpo, per questo dobbiamo essere unite nel rivendicare il diritto di essere protette.

Nel novembre del 1884, 13 nazioni europee si riunirono spudoratamente a Berlino per dividere il continente africano come avrebbero fatto degli scolari affamati (in gita scolastica) con una pizza.
La Gran Bretagna era rappresentata da Sir Edward Malet...

Nel novembre del 1884, 13 nazioni europee si riunirono spudoratamente a Berlino per dividere il continente africano come avrebbero fatto degli scolari affamati (in gita scolastica) con una pizza.

La Gran Bretagna era rappresentata da Sir Edward Malet (ambasciatore presso l’impero tedesco). Gli Stati Uniti, la superpotenza emergente ma riluttante, aveva un delegato: l’esploratore Henry Morton Stanley.

Nella totale indifferenza e senza un solo briciolo di coscienza o preoccupazione per la cultura o le famiglie del continente, la mappa fu ridisegnata e le terre rivendicate. Ciò che seguì fu la sistematica corsa verso la rovina dell’Africa.

La resistenza è stata accolta con la forza brutale della polvere da sparo. Il massacro di Herero è stato il primo genocidio del 20° secolo: decine di migliaia di uomini, donne e bambini sono stati uccisi, uccisi dalla fame e torturati dalle truppe tedesche mentre sconfiggevano le tribù “ribelli” nell’attuale Namibia. Decine di migliaia di donne e bambini indifesi sono stati costretti nel deserto del Kalahari, i loro pozzi sono stati avvelenati e le scorte di cibo bruciate.

In Uganda, la prima frode elettorale (a favore dell’Apollo Milton Obote) è stata ideata da Londra. Il governatore britannico, Sir Fredrick Crawford, uomo onesto fino in fondo, si è dimesso perché non era disposto a partecipare a questo gerrymandering.

Da allora questo è diventato il modello per la sopravvivenza del regime. Il Congo e molte altre nazioni africane non si sono mai riprese da questo trauma orchestrato nella residenza ufficiale di Bismarck in quel tetro fine settimana.

Con l’emergere di un’altra superpotenza prepotente, possa questa storia non essere persa per noi.

Soumaila Diawara

Era il 16 giugno 1976, diecimila bambini e adolescenti di Soweto decisero di scendere in piazza per protestare pacificamente contro la scarsa qualità della loro istruzione e contro l’Apartheid.?Negli scontri che seguirono per giorni la polizia aprì...

Era il 16 giugno 1976, diecimila bambini e adolescenti di Soweto decisero di scendere in piazza per protestare pacificamente contro la scarsa qualità della loro istruzione e contro l’Apartheid.?Negli scontri che seguirono per giorni la polizia aprì il fuoco, uccidendo centinaia di minori. La fotografia del corpo inerte del tredicenne Pieterson divenne simbolo della violenza perpetrata dalla polizia.

Per questo ogni anno dal 1991 l’Unione Africana ha deciso di celebrare la Giornata del Bambino Africano. Questa decisione è nata al fine di richiamare l’attenzione di tutti sulle difficili condizioni di vita dei bambini e dei ragazzi, che rappresentano la maggior parte della popolazione del continente nero, e per sensibilizzare le persone sul continuo bisogno di progressi nel campo dell’educazione.

Quest anno non sarà da meno. Il tema scelto, dalla Commissione Africana di esperti dei Diritti e del Benessere del Bambino, per le celebrazioni del 2012 è “I diritti dei bambini con disabilità. Il dovere di proteggere, rispettare, promuovere e realizzare”. Forte la volontà di richiamare l’attenzione su una categoria ancora troppo vulnerabile e messa da parte in Africa, sia da parte della comunità che dei governi: i minori diversamente abili.

In Kenya l’evento nazionale si terrà a Nairobi, nel distretto di Kasarani, presso la Tree Side Special School. Alla presenza del ministro Hon. Dr. Naomi Shaban, migliaia di persone, soprattutto bambini, celebreranno questo anniversario, ribadendo il loro impegno e la loro speranza in un futuro che dia corpo ai loro diritti e alle loro aspirazioni. Istituzioni scolastiche ed organizzazioni locali attive nel campo della disabilità riuniranno i propri beneficiari nel luogo dell’evento, per far sentire la propria voce di fronte alle autorità, al pubblico e ai media nazionali e internazionali.
In tutto il territorio del Kenya si svolgeranno eventi nei quali verranno messi al centro dell’attenzione i bambini, chiedendo più incisive misure e interventi sociali a loro favore

(…) La situazione in Kenya:
Il 50% della popolazione del Paese vive sotto la soglia di sussistenza. Il tasso di abbandono minorile è molto elevato. La povertà, le malattie e la scarsa disponibilità di risorse costringono migliaia di famiglie ad abbandonare i propri figli. Si stima che 8.6 milioni di bambini vivano in condizioni di assoluta povertà; 2.4 milioni sono orfani e di questi il 47% lo è a causa della morte dei genitori per AIDS. In Kenya gli orfani perdono il diritto di andare a scuola, sono soggetti a discriminazione e sfruttamento per il lavoro minorile, sono esposti al rischio di traffico dei minori e turismo sessuale. Migliaia di bambini senza famiglia finiscono in istituto: strutture sovraffollate con poche risorse per garantire una nuova speranza di vita.

Fonte: AiBi
(Ranfagni Roberto)

Patrick Zaki compie 30 anni: secondo compleanno rinchiuso in una cella in Egitto
Oggi Patrick Zaki compie 30 anni.; per la seconda volta, lo studente egiziano dell'Università Alma Mater di Bolognam, lo fa in carcere: da febbraio dello scorso anno...

Patrick Zaki compie 30 anni: secondo compleanno rinchiuso in una cella in Egitto

Oggi Patrick Zaki compie 30 anni.; per la seconda volta, lo studente egiziano dell’Università Alma Mater di Bolognam, lo fa in carcere: da febbraio dello scorso anno infatti è rinchiuso in una cella in Egitto senza processo,.
“Oggi Patrick Zaki compie 30 anni nel carcere di Tora, uno dei più crudeli al mondo. La sua colpa? Aver difeso i diritti umani. Fin dal primo giorno ci battiamo per lui e non ci fermeremo fino a quando non sarà liberato” ha scritto su Twitter Amnesty Italia.

globalist

Vauro
Europei 2021 | Tiri Mancini
Nella stucchevole melassa che straborda in questi giorni e ricopre sino a quasi soffocare l’Europeo di calcio, molte cose non sono poi così dolci e virtuose come si sta cercando di spacciare. Cominciamo dalla serata...

Europei 2021 | Tiri Mancini

Nella stucchevole melassa che straborda in questi giorni e ricopre sino a quasi soffocare l’Europeo di calcio, molte cose non sono poi così dolci e virtuose come si sta cercando di spacciare. Cominciamo dalla serata inaugurale di venerdì 11 giugno allo stadio Olimpico di Roma. Zoomiamo sulla tribuna centrale, dove siede il presidente Mattarella. Che giustamente, e doverosamente, assiste alla partita dell’Italia contro la Turchia indossando la mascherina. Dovrebbero farlo tutti i sedicimila spettatori, come richiesto formalmente dagli organizzatori. Però, sugli spalti, se ne fregano ampiamente. Ma ancor di più nella stessa tribuna centrale che dovrebbe dare il buon esempio: ho scattato una foto in cui si vede che l’unico a mantenere sempre la sua mascherina è Mattarella. L’immagine comunica arroganza: l’immunità di regime.

Un po’ come l’atteggiamento di Roberto Mancini. Per esempio, questo martedì 15 giugno vigilia dell’incontro (sempre a Roma, sempre all’Olimpico) tra Italia e Svizzera, mentre tutti i calciatori della nazionale azzurra scendono dal bus della squadra con la mascherina d’ordinanza (e di prevenzione, visto che i contagi continuano a colpire, vedi il caso della Spagna e della Svezia, per esempio), il nostro Ct è l’unico che non la porta. Non proprio un bell’esempio.

Mancini ha preso il Covid lo scorso novembre… e tuttavia, non scordo che il 22 ottobre aveva postato su Instagram una vignetta in cui era ritratto un ammalato, in una corsia d’ospedale, con l’infermiere (o il medico) che gli chiedeva: “Hai idea di come ti sei ammalato?”, e il poveraccio che rispondeva “guardando i tg”. Un brutto messaggio. Che ostinatamente Mancini perpetua. Poi c’è chi ha criticato il premier Conte perché aveva chiesto alla Ferragni e a Fedez di sensibilizzare i ragazzi sull’uso e la necessità di indossare le mascherine. Per fortuna, i suoi calciatori sono più responsabili. Il commissario tecnico, invece, anche a fine maggio, aveva continuato la sua campagna no mask: “Spero che le mascherine scompaiano al più presto”.

(…) Chiusa la parentesi tricolore, altri momenti piuttosto sconcertanti sono stati i fischi contro i giocatori che si sono inginocchiati prima del calcio d’inizio per solidarietà nei confronti del movimento Black Live Matter. Quelli di San Pietroburgo, prima di Belgio-Russia, sono stati poderosi. Meno vigorosi, ma abbastanza da farsi sentire in Mondovisione, pure i fischi allo stadio Wembley, dove i giocatori inglesi erano inginocchiati mentre gli avversari croati li guardavano infastiditi. I cronisti si affannano a spiegare che la stessa “divisione” avviene tra le gradinate, ma mi viene in mente che nell’amichevole tra Ungheria ed Irlanda, a Budapest, cui presenziava Viktor Orban (gran tifoso dell’Honved e della nazionale magiara), la gazzarra era stata a dir poco vergognosa e lo stesso Orban aveva esecrato il simbolico gesto degli irlandesi definendolo “provocatore”.

Proprio l’Europeo sta mettendo a nudo le fragilità di un’Europa che sui valori fondanti della democrazia e sulla lotta alle discriminazioni, mostra crepe, soprattutto nei Paesi dove la democrazia è in pericolo, dove la libertà di opinione è perseguita (vedi in Russia, vedi in Ungheria) e persino in Inghilterra c’è chi dichiara guerra al “take a knee”: il farneticante Nigel Farage (il leader della Brexit), per il quale “inginocchiarsi significa soltanto solidarizzare con una organizzazione marxista che vuole eliminare le forze politiche, vuole distruggere il capitalismo occidentale, cancellare il nostro modo di vivere e sostituirlo con un nuovo ordine comunista”.

In sostanza, si combatte l’impegno civile (peraltro sostenuto dalla Uefa con la campagna Respect) quando irrompe nel mondo dello sport. Per costoro, la politica è nemica dell’agonismo. Dimenticando che la politica è agonismo. E che dimostrarsi sensibili alle problematiche della vita quotidiana non rende i calciatori meno bravi di quello che sono. Quando Daniele Orsato, l’arbitro di Inghilterra-Croazia, si è inginocchiato, come i giocatori inglesi, ne ho ammirato il coraggio. E anche la FifPro, il sindacato mondiale dei calciatori, si è sentita in dovere di appoggiare questo gesto, proclamando in un comunicato “il pieno sostegno ai giocatori dell’Inghilterra contro razzismo e discriminazione, nel calcio e anche fuori, a Euro 2020”. I diritti umani e i valori della democrazia fanno paura se ad esprimerli davanti alle telecamere di tutto il mondo sono i campioni più popolari che hanno capito quanto sia doveroso rispettare il libero arbitrio. O meglio, la libertà. Dare un calcio al razzismo, alle discriminazioni, alla violenza.


Leonardo Coen

Cosa vuoi farci?
Siamo fatti così…
😢😢😢😢😢😢
Quando #RestiamoUmani?
(Salvini the Selfieman)

Cosa vuoi farci?
Siamo fatti così…
😢😢😢😢😢😢
Quando #RestiamoUmani?

(Salvini the Selfieman)

buon pomeriggio

colibri44love:
“Un uomo che non dispone di nessun tempo libero, che per tutta la sua vita, all'infuori delle pause puramente fisiche per dormire e per mangiare e così via, è preso dal suo lavoro, è meno di una bestia da soma. Egli non è che una...

colibri44love

Un uomo che non dispone di nessun tempo libero, che per tutta la sua vita, all’infuori delle pause puramente fisiche per dormire e per mangiare e così via, è preso dal suo lavoro, è meno di una bestia da soma. Egli non è che una macchina per la produzione di ricchezza per altri, è fisicamente spezzato e spiritualmente abbrutito. Eppure, tutta la storia dell’industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta l’umanità a questo livello della più profonda degradazione.

Karl Marx, Salario, prezzo e profitto

scrivoeavoltelanottedormo

Per seicento euro al mese potrei tenere compagnia al tuo gatto, qualche ora al giorno, qualche giorno alla settimana.

Massimo Ognibene

ilpianistasultetto

600 euro al mese per 12-15 ore al giorno di lavoro per 3 mesi. Quello che certi im-predatori hanno pagato fino ad oggi a romeni, pakistani, egiziani, bangladini vari per arricchire le loro tasche. Oggi che la pandemia ha allontanato questa manodopera stracciona, invece di voltar pagina, i miserabili ricominciano dalla prima pagina. Su queste cose loro sono sempre solidali, amano l’eguaglianza. Tutti uguali, senza distinzione di pelle e di razza. Tutti pezzenti ai loro occhi, tutti disperati che dovrebbero esser grati a chi tira loro briciole di pane. E quelli che reclamano brioche? Teste calde, sovversivi, nulla facenti che poltriscono sui divani. La feccia di questo mondo liberista.

Ma poi, il popolo cosa dice? Applaude questi Barabba contemporanei e mandano a morte i poveri cristi. Questo è.. @ilpianistasultettoFonte: scrivoeavoltelanottedormo

piazza S Spirito

piazza S Spirito

Reclutamento di esperti di intelligence per individuare dipendenti e politici “ostili” ad Amazon (anche da noi).

Percentuale di tasse pagate in Italia pari allo 0.15%.

Comportamenti vergognosi nei confronti di dipendenti, costretti ad avere ritmi vergognosi, chiamati a colloquio dai dirigenti quando si iscrivono al sindacato, passati al metal detector quando entrano nei magazzini per capire se hanno dispositivi per registrare.

Quanto fatto emergere da Report ieri sera su Amazon, in Italia ma anche nel mondo, è vergognoso e allarmante. Molto allarmante. Perché evidenzia l’esistenza di un colosso che, di fatto, fa come gli pare e piace. Che può permettersi, anche da noi, di fare ciò che per qualunque altra azienda comporterebbe forse l’irruzione dei carabinieri, per alcuni aspetti.

Non è questo il progresso che ci serve. Non è questo il modello di impresa né di “creazione del lavoro” che dobbiamo guardare con ammirazione e con l’intento di replicarlo. Anzi, questo è il modello da contrastare e da evitare come la peste. E solo a livello europeo può esser messo un freno a questa robaccia.

Grazie a Ranucci e a Report per questo servizio. Che aggiunge non poco ad un quadro impietoso che era già noto, ma che ora ha tutti gli elementi per farci aprire definitivamente gli occhi.

Leonardo Cecchi

IL FASCISMO, PROBLEMA SANITARIO

Il fascismo non è un problema politico – non soltanto.

È una malattia invalidante, autodistruttiva, del corpo sociale e della vita psichica individuale.

È, anzitutto, un problema sanitario, mi sento di dire.

La mistica della morte è caratteristica di questa invalidità. Il culto delle carogne è onnipervasivo, come l’odore di marcio che li accompagna ovunque.

Questa malattia succhia la vita, un secondo alla volta.

La tensione romantica, decerebrata e sciocca del loro ideale pestifero, è banale quanto la saliva generata in un cane da uno stimolo pavloviano.

La repressione sessuale, la castrazione rituale cui si sottopongono, li rende estremamente pericolosi: cancellando il succo della vita, in un atto di autolesionismo esistenziale, diventano veicolo di un contagio grave e dal decorso difficile.

Le società in cui si è affermato il fascismo, sono esplose di contraddizioni: è stato un semplice antidolorico dinanzi agli ictus del sistema. Anzi, il rimedio è stato peggiore della presunta malattia.

Nel fascismo, il borghese ha la sua occasione: si ribella, ipocritamente, senza ribellarsi… aspirante idealista, si nasconde, si infiltra, e accoltella alle spalle.

Si mette una tiara sul capo, ed ecco un nuovo duce, un nuovo führer… ma rimane quello che è sempre stato: un bottegaio che ha paura di perdere ció che ha rubato.

Il coro dei castrati inneggia al proprio capo: lui è il migliore, lui è l’Uomo, lui ha diritto a godere senza limiti.

I castrati gioiscono masochisticamente, fino alla propria morte, banale, in una battaglia decisa da altri.

Una grave patologia psichica.

Contagiosa.

Si chiama peste emozionale.

Umanità Nova

Wonderful Life

Si inizia a parlare di controlli incrociati su reddito e spesa. E – figurarsi – la Meloni fa le barricate e dice che indagare su un cittadino che, ad esempio, dichiara 20mila l’anno ma risulta spendere per 100mila “è un enorme passo indietro, che ci fa ripiombare negli anni della peggiore persecuzione fiscale”.

Persecuzione fiscale, dice. Perché indagare su chi vive alle spalle di lavoratori, partite iva e imprenditori onesti, che le tasse le pagano fino all’ultimo centesimo, sarebbe perseguitare qualcuno. Farsi girare un po’ le scatole scoprendo che in tanti girano con una Panda del 1634 che va a olio di balena, ma poi in garage hanno una bella Lamborghini con targa sammarinese, è evidentemente “un passo indietro”.

Cara Meloni, il Paese di passi indietro ne fa ogni giorno perché quelli che lei vuole proteggere le tasse non le pagano. E scaricano sulla gente onesta la sanità che li cura, la scuola dei loro figli e le strade su cui sfrecciano con le loro macchine di lusso.

Se iniziassero a pagarle, e se i politici come lei smettessero di proteggerli, questo Paese altro che passi avanti farebbe.

Leonardo Cecchi

no inspiration today, sorry

E’ bello svegliarsi e non farsi illusioni. Ci si sente liberi.

E’ un giorno nuovo: se devi fare qualcosa, mettici impegno; se non devi fare nulla, mettici stile.

web – Costa Rei

Con 492 voti a favore, il Parlamento Europeo ha approvato una vera svolta: tutto il territorio europeo è una “LGBTIQ Freedom Zone”.

Il voto contrario di Lega e Fratelli d’Italia alla risoluzione adottata con una maggioranza ampia, è una vergogna oltre ogni limite, che dimostra per l’ennesima volta il vero volto della compagine della destra e la loro idea di Europa e di diritti.

Purtroppo per Salvini e Meloni, però, questa Europa è più forte del loro odio. I diritti LGBTIQ+ sono diritti umani e, come tali, vanno rispettati e fatti rispettare. Abbiamo detto basta all’odio e alla discriminazione. Basta alla violenza quotidiana dettata dall’intolleranza. Basta all’omobitransfobia.

Brando Benifei

81 ben portati…auguri Francesco.

Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze.

Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell’emozione.

È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l’anima.

Fernando Pessoa

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